Georg Friedrich Händel

Radamisto

Opera

Libretto von Nicola Francesco Haym

Uraufführung: 08.05.1720, His Majesty’s Theater, London

To the King’s Most Excellent Majesty.

Sir, the Protection which Your Majesty has been graciously pleased to allow, both, to the Art of Musick in general, and to one of the lowest, tho‘ not the least dutiful of Your Majesty’s Servants, has emboldened me to present to Your Majesty, with all due Humility and Respect, this my first Essay to that Design. I have been still the more encouraged to this, by the particular Approbation Your Majesty has been pleased to give to the Musick of this Drama: Which, may I be permitted to say, I value not so much as it is the Judgement of a Great Monarch, as of One of a most refined Taste in the Art: My Endeavours to improve which, is the only Merit that can be pretended by me, except that of being with the utmost Humility,

Sir, Your Majesty’s most Devoted, most Obedient, and most Faithful Subject and Servant,

George-Frederic Händel.

Argomento.

Farasmane Re di Tracia ebbe due figli Radamisto e Polissena. Radamisto si maritò con Zenobia Principessa di nobil sangue, ma di maggior virtù. Polissena fu data in moglie a Tiridate Re d’Armenia, il quale di là a qualche tempo trasferitosi alla Corte del Suocero, in tempo che non v’era Radamisto, vide la Cognata, e se ne invaghì. Ritornato al suo Regno, non vedendo altra strada per sodisfare al suo ingiustissimo amore, mosse la guerra improvisamente a Farasmane, e gli tolse tutto il suo stato, fuor che la sua Capitale, dove Radamisto, e Zenobia s‘ erano rinserrati per difenderla; avendo prima di ciò in una battaglia fatto prigione Farasmane. Condusse seco nel campo la Moglie, per dubbio che nella sua lontananza non gli suscitasse qualche sollevazione. Renduta alla fine la Città, dalla quale fortunatamente con la fuga salvati s’erano Radamisto, e Zenobia, scoperti da‘ soldati nimici, Radamisto per dubbio che la Moglie non cadesse in mano del Tiranno, la ferisce, a ciò fare anche esortandolo l’istessa Moglie; e credendola morta, la gitta nel fiume; dal quale fu salvata da‘ soldati, che l’inseguivano, è condotta a Tiridate. Radamisto disperato per aver ucciso la Moglie, s‘ introduce nel di lui campo con animo d‘ amazzarlo. Trova quivi la Moglie viva, e prigiona; e dopo vari accidenti, gli riesce di ricuperar lei ed il Regno.
[Vedi Tacito negli Anali, Lib. xij. Cap. 51. Questo fatto seguì nell Anno xij. di Claudio Imperatore; l‘ Anno 53. dell‘ Era Christiana.

Interlocutori

Tiridate, Re d‘ Armenia, amante di Zenobia
Polissena, figlia di Farasmane, Re di Tracia, e Moglie di Tiridate
Tigrane, Prencipe di Ponto, amante di Polissena
Farasmane, Re di Tracia, Padre di Polissena, e Radamisto
Radamisto, suo Figlio
Zenobia, sua Moglie

La Scena si finge in Artanissa, Metropoli della Tracia.

Atto I.

Scena I.

Campo con Padiglioni e Veduta della Città, avanti la quale passa il fiume Arasse, sopra di cui è un ponte.

Polissena solo avanti il suo padiglione, che sede ad un tavolino; e poi Tigrane.

POLISSENA.
Sommi Dei!
Che scorgete i mali miei,
Proteggete un mesto cor.
TIGRANE.
Reina; infausto avviso
Con mio grave dolore oggi ti reco.
POLISSENA.
Principe, io sono avvezza alle sventure.
TIGRANE.
Tiridate è invaghito
Di Zenobia gentil, di Radamisto
Degnissima Consorte, ed oggi ha speme
Di farla sua nel già vicino assalto.
POLISSENA.
Oh sposo infido!
TIGRANE.
Reina, a che t‘ affliggi?
Lascia chi ti disprezza: Io più non posso
Celar quel fiero ardore,
Che m‘ accesero in seno i raggi tuoi.
POLISSENA.
Principe, e come, e donde,
Di me sì vil pensier ti nacque al core?
TIGRANE.
Ah mia Reina. –
POLISSENA.
Parti,
Senza parlar di così folli amori;
Si parli sol d‘ affanno, e sol di morte,
Di mie sventure, e di mia cruda sorte.
TIGRANE.
Vedrai dunque l‘ infido
Tradirti, disprezzarti.
Intanto in ogni evento
Del mio Valor dell‘ amor mio ti fida,
E nutri in quel bel seno
Per me se non amor, pietate almeno.

Parte Tigrane.

Scena II.

Polissena e Tiridate con Guardie.

POLISSENA.
Ecco l‘ infido sposo
TIRIDATE.
Sì: provi Radamisto oggi la morte.
La Città, gl‘ abitanti,
Sieno tutti distrutti,
Vecchi, Donne, Fanciulli, Altari, e Tempj.
Veng‘ ora Farasmane.
Amor nuovo pensiero
Spira nella mia mente.
POLISSENA.
Più resister non posso
Mio Rege, mio Signore,
Sire, Consorte amato.
TIRIDATE.
Parti o Donna.
POLISSENA.
Se tanto il nobil sangue.
Di Farasmane aborri;
Versa quel del mio sen, ch‘ è sangue suo.
TIRIDATE.
Non voglio il sangue tuo, ma solo io bramo,
Di vedermi ubbidito: Partiti omai.
POLISSENA.
Tu vuoi ch‘ io parta; io parto
Idolo del cor mio,
Ma senza core:
Partirò; ma nel partire
Il desio di rimirarti
Accresce il mio dolore.
Tu vuoi, etc.

Parte.

Scena III.

Farasmane incatenato fra Guardie, e Tiridate.

FARASMANE.
Il crudel‘ odio tuo, Figlio, è contento:
In tuo poter già tieni
La mia vita, il mio Regno.
Dimmi, contento sei?
Deh Lascia ora al mio Figlio, a Radamisto
L’infelice Città; Lascia ch‘ ei viva
Con l‘ afflitta sua Moglie.
TIRIDATE.
Ascolta, Farasmane: io viver voglio
A genio mio; ne chiamasi vittoria
Un‘ imperfetto acquisto.
Se la Città non rende;
Scopo dell‘ ira mia fia Radamisto.
FARASMANE.
Lascia almeno, ch’io prima
Lo vegga, seco parli, e il suo dovere,
Come Re, come Padre, io gli consigli.
TIRIDATE.
Facciasi: e teco vada
Il mio fedel Tigrane,
E a piè della Città spieghi le schiere:
Parli co’l figlio il Padre, e s’ei resiste;
Farasmane s‘ uccida
E poi le mura e gli abitanti atterri:
Ogni cosa sia orror lutto e cordoglio;
Più non tardar, cosi risolvo, e voglio.

Parte Farasmane.

Con la strage de‘ Nemici
Sono avvezzo a trionfar.
Son quei popoli felici,
Ch‘ io non degno d’espugnar.
Con la, etc.

Parte.

Scena IV.

Radamisto e Zenobia sortono della Città.

RADAMISTO.
Ove seguir mi vuoi, sposa infelice?
ZENOBIA.
Ove il destin ti chiama.
RADAMISTO.
Questi fieri apparati
Di sanguinosa guerra
Recheranno spavento al tuo bel core.
ZENOBIA.
Più mi fora spavento,
In si dubbio periglio, il non vederti.
RADAMISTO.
Sposa troppo fedele!
ZENOBIA.
Sposo troppo infelice!
Ma quel che più m‘ affligge;
Sposo Infelice sol per mia cagione.
RADAMISTO.
La tua somma virtù salda ogni danno.
ZENOBIA.
In tanto al primo assalto
Perderem la Cittade,
Sarem prigioni, e quel che più mi duole,
In poter d‘ un Tiranno.
RADAMISTO.
Cara sposa amato bene
Prendi spene:
Chè non sempre irato il Cielo
Volgerà lo sdegno in me;
Sgombra, oh Dio, dal nobil core
Il dolore,
Chè il vederti lagrimosa
Fa tremar lo spirto e il piè.
Cara sposa, etc.

Esce da una partè l‘ esercito di Tiridate guidato da Tigrane, e fra essi è Farasmane incatenato, le cui catene sono sostenute da due soldati; e dall‘ altra parte è Radamisto e Zenobia.

Scena V.

Radamisto, Zenobia, Farasmane, e Tigrane.

TIGRANE.
Ver le nemiche mura
Avanzate o Guerrieri, il vostro passo:
Nè senza mio commando,
Cosa alcuna tentate.
ZENOBIA.
[Che vorran queste genti?] RADAMISTO.
[Seco è l‘ afflitto padre, udiam che fia.] ZENOBIA.
[Turba speme e timor l‘ anima mia.] FARASMANE.
[Sostenete o gran Numi in tal periglio
La mia costanza, e la virtù del figlio.] TIGRANE.
Il Possente d‘ Armenia alto Monarca
Intima o Radamisto, e ti commanda,
Che la Città si renda; e a te promette
Libero uscirne; e se persisti; ei vuole
Ch‘ io dia l‘ ultimo assalto:
Ma pria, che in tua presenza.
Il Padre tuo s‘ uccida.
RADAMISTO.
A qual sorte funesta
Giunto mi veggo, o stelle!
Onor, Natura, Amor, che far degg‘ Io?
FARASMANE.
Figlio, sii forte; in questa
Tenzon, falsa pietà vil non ti renda.
RADAMISTO.
Ma s‘ io salvar ti posso,
Come nol deggio o Padre?
FARASMANE.
Salva il tu ‚onor, chè il viver mio non curo.

Un Soldato si pone in atto di vibrare un dardo per uccidere Farasmane.

TIGRANE.
Olà si sveni —
RADAMISTO.
Ah! ferma.
ZENOBIA.
Radamisto, che pensi.
Darmi forse al Tiranno?
Del Padre io già rimiro
L’inevitabil morte;
Ecco, un solo rimedio
A tanto mal propongo.
RADAMISTO.
E qual mai questo fia?
ZENOBIA.
La morte mia: deh‘ vieni io là t‘ aspetto
Ove dell‘ alta reggia
E il più racchiuso loco,
Mentre non vuò che a tuoi guerrieri avanti,
Usi un atto, mio sposo,
Che parer può crudes, quand‘ è pietoso.
Deh! fuggi un traditore
Lascia, mio Caro sposo
Un che del tuo riposo
E si tiranno.
Volgi quel tuo bel core
A chi si fida t’ama
A chi giovar ti brama
In tanto affanno.
Deh! etc.

Parte.

Scena VI.

Farasmane, Radamisto, e Tigrane.

FARASMANE.
Seguila o figlio.
RADAMISTO.
E tu?
FARASMANE.
Nulla pensar; vanne, ubbidisci, e muori.
RADAMISTO.
Ma tu morir dovrai?
FARASMANE.
Di mè nulla ti caglia;
TIGRANE.
[Generosa tenzon!] RADAMISTO.
Così m‘ imponi?
FARASMANE.
Son Padre e Re; così commando: parti.
RADAMISTO.
Numi, e’l soffrire voi?
TIGRANE.
L’indugio è vano.
Così commanda il vincitor sovrano.
RADAMISTO.
Perfido, di a quell‘ empio Tiranno
Che l’Alme grandi non anno timor:
Che viver forti e morir forti sanno
Il nobil Figlio, e il gran Genitor.
Perfido, etc.

Parte.

Scena VII.

Farasmane, e Tigrane.

FARASMANE.
Tigrane, omaí quel ferro
A me doni la morte.
TIGRANE.
Io te la vieto.
Ne core avea, che sofferir potesse
Con macchia del mio nome,
Sangue versar di così nobil Rege.
Alla sua tenda
Tosto condotto ei sia. Va, Farasmane.
FARASMANE.
Andiam: La forte acerba
Forse a peggior ventura, oggi mi serba.

Parte.

Scena VIII.

Tigrane.

TIGRANE.
Coraggio amici; all armi.
All assalto, Guerrieri.
E facile il Trofeo. Certa è la gloria.
All‘ assalto. Alle Stragi. Alla vittoria.

Scena IX.

POLISSENA sola.
Misero Radamisto
Infelice Zenobia, ecco già cade
Per man di Tiridate
Soggiogata Artanissa al Tracio Impero;
Ma la fe di Tigrane
Mi sa sperar che sarà salva almeno
La vita del Germano;
E questa speme sol m’appaga il seno.

Vieni pur amica spene
Le mie pene a consolar;
Lieti i giorni che verranno
Le faranno poi scordar.
Vieni, etc.

Parte.

Scena X.

Cortile dinanzi al Palazzo di Radamisto.

Tiridate con soldati.

TIRIDATE.
Già già vint‘ è il nemico,
E già trionfo del superbo Trace:
Or per farmi contento,
Resta che amor dia pace al mio tormento.

Tigrane, con Schiavi e Spoglie.

TIGRANE.
Sire, primo del ponte
Superai le difese; e sulle mura
Piantai le insegne Armene; e questi schiavi
Ne fan vittoriosa eterna fede.
TIRIDATE.
Ma non veggo Zenobia,
Radamisto non veggo.
TIGRANE.
Tui fra poco saranno, intanto chieggio
Per mio don Farasmane.
TIRIDATE.
Farasmane vivrà, pur ch’io rimiri
Radamisto, e Zenobia entro i miei ceppi.
TIRIDATE.
Vanne di loro in cerca e à me lireca
E se resister vonno;
Solo il fier Radamisto
Provi con la sua morte il mio furore.
Giovi per salvar l‘ altra
Il volto, il sesso. (Ah! quasi dissi amore.)

Vuol Partire.

Scena XI.

Polissena e detti.

POLISSENA.
Ferma: dove ti spinge un ira ingiusta?
TIRIDATE.
Alle morti, alle stragi, alle vittorie.
POLISSENA.
Stimi un vincer da Re; stimi tua gloria
Versar d’un tuo cognato,
Versar d’un tuo fratello,
Sangue tant‘ innocente?
TIRIDATE.
Principe, va: Donna tu resta e taci.

Parte.

Scena XII.

Polissena e Tigrane.

POLISSENA.
Quanto deggio, o Tigrane, al tuo bel core;
Tu mi salvasti il Padre: ah! generoso
Anche il fratel mi salva.
TIGRANE.
Reina ciò che feci
Ciò che farò, stimo dovere e sorte.
POLISSENA.
Più non tardar: di Radamisto in traccia
Ti chiama il suo periglio.
TIGRANE.
Affretti il piede
Con l’onor del tuo cenno, Amor‘ e Fede.

Parte.

Segni di crudeltà
Dal fiero sposo avrai:
Prove di Fedeltà
Dal fido Amante.

Chi sia più degno allor
Dell‘ Amor tuo saprai,
O l’Infedel crudel,
O il cor costante.
Segni, etc.
POLISSENA.
Pur troppo è ver; d’impuro foco è accesa
L‘ alma di Tridate;
Sino su gli occhi miei
Ne scoppiaro le vampe; e a me conviene
Simular l‘ onte, e tolerar le pene.

Dopo l’orride procelle
Pure aspetto un dì seren:

O a placar l’irate Stelle,
M’aprirò co’l ferro il sen.
Dopo, etc.

Parte.

Fine dell‘ Atto Primo.

Atto II.

Scena I.

Campagna, dove scorre il fiume Arasse.

Radamisto e Zenobia.

ZENOBIA.
Sposo vien meno il piè; manca la Lena:
In sì romita parte
Lascia posar le stanche membra afflitte.
RADAMISTO.
Dolce mio ben, quì siedi.
ZENOBIA.
Eccho ch‘ io poso.
RADAMISTO.
Io mirerò d’intorno
S‘ alcun pur sia fra questi luoghi ascoso.
ZENOBIA.
Quando mai spietata sorte
Fine avrà tanto penar —
RADAMISTO.
Oh crudo Ciel! già veggo
Colà sull‘ alto colle,
Gente che qui ci scopre.
ZENOBIA.
Ah! ch‘ è pur vero, oh, Dio!
Sposo che far dobbiamo?
RADAMISTO.
Non so –
ZENOBIA.
Perduta dunque, è nostra vita?
RADAMISTO.
Ecco già presso i miei nemici io veggo.
ZENOBIA.
Risoluta, la morte io voglio pria
Che in man gir del Tiranno.
Sveglia su Radamisto
Lo spirto generoso, e quì m‘ uccidi.
RADAMISTO.
Ah non sia mai.
ZENOBIA.
Che pensi?
RADAMISTO.
Sommi Numi del Cielo
Ispiratemi al cor presto consiglio,
Per cui salvi l’onor, non già la vita.
ZENOBIA.
Che più tardi? ecco il ferro.
RADAMISTO.
Ad un‘ atto sì fiero
Le potenze del cor, gli spirti, i sensi
E tutt‘ il sangue mio tremare io sento.
ZENOBIA.
Dunque Zenobia tua
Sarà preda a un Tiranno?
RADAMISTO.
Dura necessità, tu dammi ardire
Tu dammi forza. Ecco ti sveno. [Oh Dio!]

La ferisce leggermente: e gli cade il ferro.

ZENOBIA.
Eh, che sei vile. Io con più forte spirto
Trarrommi al rischio. Ah s’egli è ver che m’ami,
Se la memoria mia,
Se quest‘ ultime voci
Ti sono a cuor, se brami
Che fra l’ombre la giù trovi riposo;
Vendica la mia morte, e vivi o sposo.

Si getta nel fiume.

Scena II.

Radamisto, e poi Tigrane con soldati.

RADAMISTO.
Ahimè! fermati. Oh, Dio!
Ho perduto il mio bene;
Perdasi ancor la vita.
Ma pria ch‘ io cada estinto
Parte del vostro sangue offrasi, iniqui
A quell‘ ombra adorata.
TIGRANE.
Codardi addietro. Onde imparaste mai
Tanti assalire un solo!
RADAMISTO.
Generoso nemico, atto sì grande
Ha di me la vittoria. A te mi rendo.
TIGRANE.
A Polissena
La tua Real Germana,
Penso trarti nascoso.
RADAMISTO.
Il mio sembiante
Noto non è al Tiranno
[Colà potrò svenarlo.] TIGRANE.
Che pensi? in me d‘ inganno
Puoi forse —
RADAMISTO.
Nò, ti sieguo
Ov’il destin mi guida,
E Radamisto in tua virtù s‘ affida.

Parte Tigrane.

Ombra cara di mia sposa
Deh riposa
E lieta aspetta
La vendetta ch‘ io farò:

E poi tosto, ove tu stai
Mi vedrai
Venire a volo,
E fedel t‘ abbraccerò.
Ombra, etc.

Parte.

Scena III.

Zenobia condetta dalle guardie di Tigrane che l‘ hanno tratta fuori dal fiume ov ella s‘ era gittata.

ZENOBIA.
Oh senza esempio dispietata sorte,
Ancor non sazia de‘ tormenti miei,
Mi richiami da morte,
E vuoi ch‘ io veda ancora
Quel mostro d‘ empietà, prima ch‘ io mora.

Già che morir non posso;
Furie del cieco abisso
Accompagnatemi nel mio dolor

Meco voi siate unite,
E a tormentar venite.
L‘ empio Tiranno di questo cor.
Già che, etc.

Scena IV.

Parte del Giardino, con veduta del Palazzo Reale.

Tigrane e Tiridate.

TIGRANE.
Signor –
TIRIDATE.
E che mi rechi?
TIGRANE.
Zenobia è in tuo poter.
TIRIDATE.
Caro Tigrane,
Felicissimo giorno!
Dove la ritrovasti?
TIGRANE.
In riva dell‘ Arasse, i miei Soldati. —
TIRIDATE.
Ella fra l’onde!
TIGRANE.
E al braccio
Lievamente ferita.
TIRIDATE.
Oh Ciel qual‘ empio
Cotanto osò?
TIGRANE.
Fu Radamisto istesso.

Scena V.

Zenobia e Tiridate.

ZENOBIA.
Eccomi a te davante; ecco la spoglia
Del tuo fiero trionfo; ed ecco insieme
La tua maggior nemica.
TIRIDATE.
Zenobia, il mio trionfo
Le mie spoglie più care
Negli occhj tuoi le serbi.
ZENOBIA.
Negli occhj miei pianto sol vedi e lutto.
TIRIDATE.
Tu non perdesti ‚l Regno
Che ti rimane; e a quello
Unito dell Armenia è il vasto impero.
ZENOBIA.
Ove non è il mio sposo
Non son Regina, e più regnar non posso.
TIRIDATE.
[Inasprirla non voglio.] Il tuo bene, il mio Amore
Plù maturo consiglio a te daranno.
ZENOBIA.
In darno —
TIRIDATE.
Or più non t‘ odo;
Tempo ancor sia —
ZENOBIA.
Che crescerà il mio sdegno.
TIRIDATE.
D‘ offrirti a piedi e Tiridate e il Regno.

Sì che ti renderai
Quando il mio cor vedrai
Quanto ti sia fedel:

E forse il nobil dono
D’un sì sublime trono
Non ti vorrà crudel.
Sì che, etc.

Parte.

ZENOBIA.
Nulla già di speranza
Resta a gli affanni miei.
Ahi Radamisto! ahi Sposo!
La Lontananza tua, la tua memoria
Il non saper tua sorte,
Pena mi reca assai peggior di morte.

Ferite, uccidete, o Numi del Ciel
Quell‘ empio Tiranno,
Che forza a penare il misero cor;

Vendetta voi fate sul empio crudel,
Ma poi difendete
La giusta ragione dall‘ aspro rigor.
Ferite, etc.

Parte.

Scena VI.

Tigrane, e Radamisto in abito di Soldato, e poi Polissena.

TIGRANE.
Questo vago Giardin guida là dove
Di tua cara Germana
Son le stanze Reali; e mira appunto
Ella ver noi sen viene.

Entra Polissena.

Lieto annuncio Reina: Io Radamisto
Sott‘ abito mentito a te presento,
RADAMISTO.
Prencipe generoso.
POLISSENA.
Quanto ti deve il core, io dir non oso.
TIGRANE.
La forte, il Cielo, amor
Promettono al tuo cor
Gioia e contento:

Raffrena i tuoi sospir,
E vinto dal gioir
Fugga il tormento.
La forte, etc.

Parte.

Scena VII.

Radamisto, e Polissena.

POLISSENA.
Adorato German, quanto più lieta
Fra le mie braccia io ti terrei ristretto
Se il timor de‘ tuoi ceppi
Non mi tenesse in grave dubbio il core.
RADAMISTO.
Altro da te non Voglio,
Che tu mi guidi occulto
Ove giace il Tiranno.
POLISSENA.
O Stelle!
RADAMISTO.
E se non salvo
Tutti noi da quel mostro,
Tutta l’ira del Ciel sul crin mi piova.
POLISSENA.
Per te vedrai morirmi
Quand‘ il mio sposo insulti alla tua vita.
Ma se tu porti offesa a i giorni sui;
Voglio ancora spirar, morir per lui.
RADAMISTO.
Morir per un Tiranno
Per chi offende ugualmente
La Natura, e l‘ amore?
Per chi tien Farasmane in fra catene?
Per chi insulta il mio onore?
Per chi vuol la mia morte?
Temer per lui? tu amare
Un barbaro? un infame?
POLISSENA.
Così vuol la mia fede
Così la gloria mia da me rechiede.
RADAMISTO.
Vanne sorella ingrata,
Vanne, e rapisci a morte
Quel barbaro Consorte
Che te tradisce ancor;

Tu mi vedrai morire,
E ne saprà gioire
Quel tuo spietato cor.
Vanne sorella, etc.

Parte.

Scena VIII.

POLISSENA sola.
Tra il German, tra lo sposo
Che risolver degg‘ io?
Sì: oprerò quel che deggio, e il mio consiglio,
Sarà quello salvar, ch‘ è più in perigllo.

Che farà quest‘ alma mia
Nell‘ amar‘ e nel temer?
L‘ un pietosa mi vorria,
Mi vuol l‘ altro non crudel.
Che farà quest alma mia
Nell‘ amar‘ e nel temer?
Perirà, prima che dia
Qualche pace a suoi pensier.
Che, etc.

Scena IX.

Sala Reale.

Si portano due Sedie.

Tiridate, Zenobia, e poi Tigrane.

TIRIDATE.
Due seggi olà.
ZENOBIA.
Lascia ch‘ io viva in pace.
TIRIDATE.
Crudel, rendemi quella
Che mi togliesti.
ZENOBIA.
Al mio
Radamisto fedel lascia ch‘ io viva.
TIRIDATE.
Fedel! chi più di me? sediam quì o cara.

Mentre vanno per sedersi sopragiunge Tigrane.

TIGRANE.
Mio Re; Signora, è morto Radamisto.
TIRIDATE.
Che? Radamisto è morto?
ZENOBIA.
E morto il caro sposo?
TIGRANE.
Queste reali spoglie
Meglie a voi faran noto il suo destino.
ZENOBIA.
Che miro! il manto è questo:
Quello è il cimier: questa è la spada: ahi sposo!
TIGRANE.
Un servo a lui fedele
Gl‘ ultimi accenti suoi dolenti, accolse;
Egli a voi conterà tutto il successo.
ZENOBIA.
Nè posso ancor morire?
TIRIDATE.
Quì venga il servo. A tè si dee, Tigrane.
L‘ onor di mia vittoria, e il mio piacere.
TIRIDATE.
Chi serve all amistà, serve al dovere.

Parte.

Scena X.

Radamisto, Tiridate, e Zenobia.

RADAMISTO.
[All‘ innocente frode arrida il Cielo.] TIRIDATE.
Sei tu di Radamisto
Messaggio e servo?
RADAMISTO.
Ismeno io sono, o grande
Regnator dell‘ Armenia.
ZENOBIA.
[O Dei qual voce
Dal mio dolor mi scuote?] RADAMISTO.
Lungo tempo la gloria
Di palesar la fede ebbi al mio Prence,
Or bench‘ estinto sia;
Vivo ancor col suo cor, spiro il suo spirto.
TIRIDATE.
Servo fedel.
ZENOBIA.
[Sì ch‘ egli è desso: O sposo.] TIRIDATE.
Parla alla bella io qui t‘ osservo e sento.
RADAMISTO.
Eccoti, illustre Donna,
Il cor di Radamisto;
Egli al tuo piè si prostra
E per bocca d‘ Ismen così ti dice.
Cara adorata sposa
Se questa man vibrò crudele il ferro
Contro il casto tuo sen, se questo spirto
Fede non ebbe e ardire
Di seguirti nell‘ acque e morir teco;
Perdonami ten‘ priego.
ZENOBIA.
Sorgi mio fido, e parla;
Or che lo sposo è morto,

A Tiridate.

Signor, solo in Ismeno è il mio conforto.
RADAMISTO.
Con quel poco di vita
Che potea dargli amor, seguia dicendo
Sebben schiava tu sci
In man dei mio più fiero empio nemico;
Serbami l‘ amor tuo, la pura fede,
Odia sprezza un Tiranno
Mio perverso uccisore
E —
TIRIDATE.
Ferma, troppo audace
Il tuo labbro s‘ avanza.
RADAMISTO.
Ciò detto egli spirò.
ZENOBIA.
Spirò lo sposo?
Non posso, ohimè, più raffrenare il pianto.
TIRIDATE.
[E la sua morte ha di placarmi il vanto] ZENOBIA.
Empio perverso cor.

A Tiridate.

Caro fedele Ismen;

A Radamisto.

Saziati al mio dolor

A Tiridate.

Mira se al morto ben

A Radamisto.

So conservar la se
Nulla da me sperar.

A Tiridate.

Vedrai per l‘ Idol mio.

A Radamisto.

Lasciami lagrimar.

A Tiridate.

D‘ amore il bel desio

A Radamisto.

Solo serbarsi in me.
TIRIDATE.
Alscolta Ismen: già che il suo sposo è morto;
Amo Zenobia, ella mi sprezza e fugge:
Se tu la rendi mite al pianto mio,
Degno premio n‘ attendi:
Parto da te mio ben; ma pensa omai
Ch‘ un impuro amator, non fui giammai.

Parte.

Scena XI.

Zenobia e Radamisto.

ZENOBIA.
O dì per mè felice!
Quando mai più credea di rimirarti!
RADAMISTO.
Luce adorata; e quale
Qual‘ è il mio gran contento in rivederti?
ZENOBIA.
Temo per te: temo che alcun nemico,
Oh Dio, ti scopra, e vittima ti renda
Del furor del Tiranno.

Vuol far sortir di Scena Radamisto.

RADAMISTO.
Mai non vien meno all‘ innocenza il Cielo.
ZENOBIA.
In onta al nostro fato avverso e rio
Godi tu del mio amplesso.
RADAMISTO.
E tu del mio.

Zenobia e Radamisto Si abbracciano e poi ella lo spinge nella Scena.

ZENOBIA.
Parmi che giunta in Porto,
Io stringa il mio conforto,
E l‘ aura, il legno, e l‘ onda
Accrescano il contento:

Par che mi dica il Faro
Per te mi son placato
E par che amor risponda
Ogni dolor è spento.
Parmi, etc.

Fine dell‘ Atto Secondo.

Atto III.

Scena I.

Cortile intorno al Palazzo Reale.

Polissena, e poi Tigrane.

POLISSENA.
Troppo sofferse
Già questo mio petto
Numi del Cielo, in tanto dolor —
TIGRANE.
Reina; Tiridate
Rinunzia alle tue nozze;
Il ripudio t‘ invia, e ti commanda
Che dalla Regia, anzi che il dì tramonti
Frettolosa tu parta.
POLISSENA.
Io dal mio Sposo abbandonata? Io dunque
Vilipesa così? misero oggetto
Io di sì vil ripudio?
Ingrato Tiridate
Questo premio mi rendi?
A me un ripudio? a me un esiglio? oh Dio
Non giova adunque
Il mio sangue, il mio amor, la mia innocenza?
Ripudio indegno, barbara sentenza.
TIGRANE.
A tua difesa impegna
Il braccio mio, tutto il mio sangue, e credi
Che lieto il verserò per darti aita.
POLISSENA.
Prence, mio difensor, dammi soccorso
Ma avanti di partir mi si conceda
Parlare a Tiridate anche un momento.
TIGRANE.
E avrai cor di mirare un tuo nemico?
POLISSENA.
Chi sa? forse in mirarmi,
Fia che pietà mi renda, o almen m‘ uccida.
TIGRANE.
Oprerò quanto posso
Per consolarti in parte.
POLISSENA.
Ma non oprar ciò che oltraggiar la vita
Possa del mio Consorte
Che tal deggio nomarlo insino a morte.

Fatemi o Cieli almen
Veder l‘ amato ben,
Contenta poi soffrir
Potrò il mio fato;

Viva lo Sposo, e poi
Più lamentar di voi
Non mi vedrete no
Nel duro stato.
Fatemi, etc.

Parte.

Scena II.

TIGRANE solo.
Stanco di più soffrir Re si crudele
E tante alme Reali in tal periglio,
Alzo il pensiero ad una strana impresa;
Non è disegno mio, che a Tiridate
O la vita si tolga, o la Corona;
Gli si tolga la via d‘ esser più ingiusto:
E se il mio amor, non ha il suo fin bramato
Giusto almeno sarò, se sfortunato.

So ch‘ è vana la speranza,
Pur mi piace la Costanza
In amar sì gran Beltà,

Avrò pur qualche mercede
Se il servir della mia Fede,
Al caro amato Bene
Almeno piacerà.
So, etc.

Scena III.

Stanza Reale con Gabinetto.

Radamisto e Zenobia.

RADAMISTO.
Non temo, Idolo mio, del tuo bel core
Temo un iniquo amore,
E ‚l mio giusto timor vuol ch‘ al tuo fianco
Indiviso compagno ognor mi stia.
ZENOBIA.
Se l‘ empio ti ravvisa
Misera me.
RADAMISTO.
Chi può scoprirmi, o Cara?
ZENOBIA.
Meco almen Tiridate
Non ti vegga sovente.
RADAMISTO.
Colà m‘ asconderò. Per mio conforto,
Soffrimi testimon di tua costanza.
ZENOBIA.
Oh Dio! dell amor tuo gl’impeti io temo.
RADAMISTO.
No: sarà cauto anche un amore estremo.

Dolce bene di quest‘ alma,
No: giammai ti lascerò;

Del tuo core avrò la palma,
Del tuo amor trionferò.
Dolce, etc.

Parte.

Scena IV.

Tiridate e Zenobia.

TIRIDATE.
O della Tracia, o dell‘ Armenia e insieme
Del cor di Tiridate
Bellissima Regina.
Ecco Scettro, ecco Trono, ecco il Diadema,
Ecco, o volto amoroso;
Eccoti Tiridate amante e sposo.
ZENOBIA.
Qual demone, qual furia
Cotesto t‘ ispirò perverso iniquo
Scellerato disegno?
TIRIDATE.
Eh placa l‘ ire, e’il guardo
Fissa su le reali
A te promesse, a te dovute insegne.
ZENOBIA.
Insegne d’impietà, spoglie d‘ infamia
E v‘ odio e vi detesto;
E ree vi spargo al suolo e vi calpesto.
TIRIDATE.
Tanto ardir?
ZENOBIA.
Tanto eccesso?
TIRIDATE.
Non far che il Re all‘ amante in me prevaglia.
ZENOBIA.
Non veggo in Tiridate
Nè l‘ amante nè ‚l Re, veggo il Tiranno.
TIRIDATE.
E il Tiranno trionfi.

Va per afferrarla.

ZENOBIA.
Pria –
TIRIDATE.
Non è tempo.
ZENOBIA.
Oh Dio!
Sposo, fulmini! Ciel!

Scena V.

Radamisto con ferro allo mano, Polissena da una parte, Farasmane dall‘ altra.

RADAMISTO.
Teco son io.
E tu perfido, mori.

S‘ avventa a Tiridate con Ferro; ma vien trattenuto da Polissena.

POLISSENA.
Pria che giunger‘ a lui,
Passar convien per questo petto il ferro.
FARASMANE.
Perche, perchè impedire a Radamisto
Così giusta vendetta, indegna figlia?
TIRIDATE.
Che sento!
POLISSENA.
Ah Padre! ah Radamisto!
ah Sposo!
FARASMANE.
[Che dissi? ahime!] TIRIDATE.
Così tradito io sono?
Tu Radamisto sei?
RADAMISTO.
Sì Radamisto sono; e quì ne venni,
Solo per castigar l‘ infamie tue;
Solo per vendicar gli oltraggi miei.
ZENOBIA.
[Lo sposo mio voi preteggete o Dei.] TIRIDATE.
Olà: cada quest‘ empio, e al piè mi versi
L‘ anima indegna. Ei mora.
FARASMANE.
Figlio son teco.
TIRIDATE.
Indietro,
O mora seco Farasmane ancora.
RADAMISTO.
Padre che fai? tu il mio periglio accresci.
ZENOBIA.
Signor, se il pianto mio —
TIRIDATE.
Voglio il suo sangue.
RADAMISTO.
Vieni pur, d‘ empietà mostro crudele,
Aprimi ‚l petto, e saziati spietato
Del mio sangue onorato.
Insuperbisci pure
Alma vile insolente
Non avvezza a vittorie.
Abusa di tua sorte,
Eccoti ‚l petto ignudo,
L‘ opra è degna dite; co’l braccio vile,
Vieni a darmi la morte:
Essa per il cor mio non ha terrore:
Le sono andato mille volte incontro,
E l‘ ho vista per me piena d‘ onore.

Vile se mi dai vita,
Vile se mi dai morte,
Vedrai che l’Alma forte
Sempre ti sprezzerà:

Empio, non ai sì ardita
La destra senza gloria:
Compisci la vittoria
Con atto di viltà.
Vile, etc.

Parte.

POLISSENA.
Mio Re, mio Tiridate, ascolta; e vedi,
Chi ti bacia la destra; e chi ti prega;
Polissena son io, non dirò sposa,
Quella dirò che a te fu scudo, e quellà
Che a te salvò la vita;
Fratel ti chiedo, e Padre; e se vuoi sangue,
Prenditi il sangue mio.
TIRIDATE.
Donna non più. Ti diedi il padre, e ‚l padre
Ti dono ancor. Questo ti basti, parti.
POLISSENA.
Partirò sì; ma se il German trafiggi;
Allora in Polissena
Temi la tua nemica, e temi allora —
TIRIDATE.
Eh va; ubbidisci: e Radamisto mora.
POLISSENA.
Barbaro, partirò,
Ma sdegno poi verrà
Che amore cangerà
Tutto in fierezza;

E quando tornerò,
Punità si vedrà
La cieca Infedeltà
Che mi disprezza.
Barbaro, etc.

Parte.

Scena VI.

Tiridate, Farasmane, Radamisto, e Zenobia.

TIRIDATE.
Farasmane la segua.
FARASMANE.
M‘ è più caro morir col figlio mio.
RADAMISTO.
Lasciami morir solo, amato padre.
ZENOBIA.
Ma senza me non morirete; a queste
Vittime sì innocenti
Unisci me, che sono
Rea dello sdegno tuo, rea del tu‘ Amore.
TIRIDATE.
Orsù: vedi bontà; vedi clemenza;
Perdono a Radamisto,
Pur che tu sia mia sposa:
Là nel tempio maggior voi la guidate.
Zenobia o la tua mano,
O il capo di colui vuol Tiridate.
Alzo al volo di mia fama
La speranza che ho nel cor;
Se contenta fai mia brama
Sarà pago il mio rigor.
Alza, etc.

Parte.

Scena VII.

Zenobia, e Radamisto.

ZENOBIA.
Di Radamisto il capo?
Prendilo; e il mio pur prendi,
Spietatissimo Mostro.
RADAMISTO.
Oh fida! oh Cara!
Addio Zenobia.
Dividermi da te, più che da questa
Misera vita m‘ addolora.
ZENOBIA.
Addio.
RADAMISTO E ZENOBIA.
Ci unirem negl Elisi, Idolo mio.

Deggio dunque, oh Dio, lasciarti,
Dolce spene di quest‘ alma?
Ciel, pietà del mio dolor:

Come posso abbandonarti
Se del cor tu sei la calma,
E sei vita del mi‘ amor.
Deggio, etc.

Parte.

RADAMISTO.
Oh Dio, parte Zenobia, e senza lei
Resto qual navigante in ria procella
Senza la scorta di mia fida stella.

Qual nave smarrita
Tra Sirti e tempeste,
Ne Luce, ne Porto
Le toglie il timor.

Tal‘ io senz‘ aita
Fra doglie funeste
Non trovo conforto
Al misero cor.
Qual nave, etc.

Parte.

Scena VIII.

Tempio.

Tiridate e Farasmane.

TIRIDATE.
In questo tempio, in questo
Magnifico apparto
Zenobia sarà mia.
FARASMANE.
Pompe e grandezze
Non an poter sul generoso core.
TIRIDATE.
Mi sprezzerà? di Radamisto il sangue
Farà la mia vendetta e il suo spavento.

Scena IX.

Zenobia e detti.

ZENOBIA.
Spavento mio? tua infamia
Tuo rimorso sarà.
TIRIDATE.
Così t‘ abusi.
Di mia bontà? tal riedi?
ZENOBIA.
Riedo qual fui: nemica a Tiridate,
Consorte a Radamisto.
TIRIDATE.
E Radamisto mora.
ZENOBIA.
E morirà seco Zenobia ancora.

Scena X.

Radamisto, e detti, e poi Polissena.

RADAMISTO.
Morrà Zenobia ancor?
ZENOBIA.
Che! alla tua morte
Sopraviver potrei?
POLISSENA.
[Giungo anche a tempo.] TIRIDATE.
E torn
Femina temeraria?
POLISSENA.
Odi qual torna
La temeraria femina, e ne trema:
Stanchi de‘ tuoi misfatti
An preso l‘ armi i tuoi guerrieri; e seco
Sono Tigrane.
POLISSENA.
I cittadini aperte
An le porte à soldati.
TIRIDATE.
Oh Dei!
POLISSENA.
E quì d’intorno
Tutt‘ è già cinto il tempio.
ZENOBIA.
Respiro.
FARASMANE.
Ah! Polissena!
TIRIDATE.
Amici, all‘ Armi su, alla difesa

Fuggono le Guardie di Tiridate.

Dove fuggite? il vostro Re, felloni
S‘ abbandona così? son Tiridate
E su quel trono istesso
Che mi diede il valor, più che la forte,
Regnar saprò, saprò morir qual forte.

Scena XI.

Tigrane con soldati e popolo ed i sudetti.

TIGRANE.
Arrestatevi o fidi.
L‘ ire frenate amici.
TIRIDATE.
Ah, traditore Amico, empio Tigrane.
Che fate? su venite;
Già mi toglieste il trono eccovi il brando,
Toglietemi la vita.

Getta la spada a terra.

Signor quest‘ è il tuo Trono.

A Farasmane.

FARASMANE.
Già che à me tocca; o figlio
Fa tù de torti tuoi or la vendetta.
RADAMISTO.
Pronto ubbidisco o Padre.
Polissena perdona a Tiridate.
POLISSENA.
Più resister non posso.
TIRIDATE.
Oh qual virtude offesi!
Generosi Nemici,
Non merto un tal perdono,
Si l‘ error mio confesso,
Cara, confuso io sono
Tu mi rendi a me stesso.
RADAMISTO.
Regnerâ Tiridate e Polissena.
Nell‘ Armenia qual pria.
TIRIDATE.
Con l‘ opre tue tudi Regnar m‘ insegni
Tigrane e Radamisto, al sen vi stringo.
RADAMISTO.
E tu cara Zenobia.
ZENOBIA.
Amato Radamisto.
RADAMISTO E ZENOBIA.
Cessan gl‘ affanni omai, s’io ti racquisto.

O Scemami il diletto
O mi dilata il petto
Alato Dio d’Amor;

Trabocca in dolci stille
Per queste mie pupille
La gioja ch’ho nel Cor.
O Scemami, etc.
RADAMISTO.
Festeggi amai la reggia
In giorno sì beato.
ZENOBIA.
Dia fine a ogni martir benigno fato.
CORO.
Un dì più felice
Bramarsi non lice
Sperarsi non può.
PARTE DEL CORO.
La Stella
Più bela
In ciel lo segnò.
CORO.Un dì più felice, etc.
PARTE DEL CORO.
L’Aurora ridente
A Noi lo guidò.
CORO.
Un dì più felice, etc.
PARTE DEL CORO.
El il sole nascente
Di rai l’adornò.
CORO.
Un dì più felice, etc.
CORO.
Un dì più felice
Bramarsi non lice
Sperarsi non può.

Il Fine.