Wolfgang Amadeus Mozart

Idomeneo, re di Creta

Dramma per Musica

Libretto von Giovanni Battista Varesco

Uraufführung: 29.01.1781, Altes Residenztheater, München

Argumento.

Idomeneo Rè di Creta, uno dè più insignì Eroi, che diedero à Troja famosa l'ultimo sterminio, ritornando fastoso per Mare al Regno suo, fù non lungi dal Porto di Sidone sorpreso da sì fiera tempesta, che vinto dal timore, fece voto à Nettuno di sacrificargli il primo qualsisia Uomo, che sarà per incontrare al suo sbarco sul lido, qualora Egli ottenga per se, e per la sua Gente lo scampo dall' imminente naufragio. Idamante suo Figlio al mal fondato avviso del naufragio del caro suo Padre, corse inconsolabile al lido sperando forse di rilevarne colà migliori notizie, e fù per disavventura il primo, che incontrò il Genitore, che esaudito dal Dio dè Mari se n'andava solingo cercando la vittima à lui promefsa.
La lunga assenza d'Idomeneo dalla Patria, dove lasciò il Figlio ancor Bambino fece, che quì l'un l'altro non riconobbe se non dopo ben lungo ragionamento.
Era Idamante innamorato d'Ilia Prencipessa Figlia di Priamo Rè di Troja, la quale Egli con provide disposizioni salvò da una orribile burasca allorchè fù condotta Prigioniera in Creta, e da questa era teneramente riamato.
La Prencipessa Elettra Figlia d'Agamennone Rè d'Argo rifugiata in Creta per le funeste rivoluzioni della sua Patria, era innamorata d'Idamante, ma da lui non corrisposta.
I diversi affetti eccitati nel Padre, e nel Figlio dal loro scoprimento, l'amor Paterno d'Idomeneo, il suo dovere verso Nettuno, l'infelice situazione d'ldamante, che ignora il suo destino, il reciproco amore dè due Amanti amareggiato all'eccesso poichè Idomeneo fù costretto à svelare l'arcano, ed à sciogliere il crudel voto, la gelosia, e la disperazione d'Elettra, il tutto forma l'Azione del presente Drammatico Componimento. Il rimanente si ricava dalla Scena.
Si legga la Tragedia Francese, che il Poeta Italiano in qualche parte imitò, riducendo il tragico à lieto fine.

La Scena è in Sidone Capitale di Creta.
Mutazioni di Scene.

Nell' Atto Primo.

Galleria nel Palazzo Reale, Corrispondente a diversi Appartamenti destinati ad Ilia.
Spiagge del Mare ancora agitato, attorniate da dirupi. Rottami di Navi sul lido.

Nell' Atto Secondo.

Appartamenti Reali.
Il Porto di Sidone con Bastimenti lungo le Spiagge.

Nell' Atto Terzo.

Giardino Reale.
Gran piazza abbellita di Statue avanti al Palazzo, di cui si vede da un lato il Frontispicio.
Veduta esterriore del Magnifico tempio di Nettuno, con vastissimo Atrio che lo circonda, a traverso del quale si scoupre in lontauo la Spiaggia del Mare.

Le Decorazioni Sono d'Invenzione del Signor Lorenzo Quaglio, Cousigliere della Camera delle Finanze, Professore dell' Accademia delle belle Arti a Düsseldorf, e Architetto dè Teatri di S. A. S. E.

Personaggi


Idomeneo, Rè di Creta

Idamante, suo figlio

Ilia, Prencipessa trajana figlia di priamo

Elettra, Prencipessa figlia D'agamemnone rè D'argo

Arbace, Confidente del Rè

Gran Sacerdote di Nettuno

Comparse, e Cori Di Sacerdoti, Di Trojani Prigionieri, D' Uomini, e Donne Cretesi, Di Marinari Argivi

Li Balli sono d'Invenzione del Signor le Grand, Direttore di balli di S. A. S. E. Palatina Duca di Baviera.

Atto Primo.

Scena I.


Galleria nel Palazzo Reale, corrispondente a diversi Appartamenti Destinati ad Ilia.

ILIA sola.
Quando avran fine omai
L'aspre sventure mie? Ilia infelice
Di tempesta crudel misero avanzo,
Del Genitor, e dè Germani priva
Del barbaro Nemico
Misto col sangue il sangue
Vittime generose,
A qual sorte più rea
Ti riserbano i Numi? ....
Pur vendicaste Voi
Di Priamo, e di Troja i danni, e l'onte?
Perì la Flotta Achiva, e Idomeneo
Pasto forse sarà d'Orca vorace ......
Ma, che mi giova, ò Ciel! se al primo aspetto
Di quel prode Idamante,
Che all'onde mi rapì, l'odio deposi,
E pria fù schiavo il cor, che m'accorgessi
D'essere Prigioniera.
Ah qual contrasto, oh Dio! d'opposti affetti
Mi destate nel sen odio, ed amore!
Vendetta deggio à chi mi diè la vita,
Gratitudine à chi vita mi rende ....
O Ilia! ò Genitor! ò Prence! ò Sorte!
O vita sventurata! ò dolce morte!
Ma che? m'ama Idamante? ... ah nò; l'ingrato
Per Elettra sospira, e quella Elettra
Meschina Prencipessa esule d'Argo,
D'Oreste alle sciagure à queste arene
Fuggitiva, ramminga, è mia Rivale.
Quanti mi siete intorno
Carnefici spietati? ... orsù sbranate
Vendetta, gelosìa, odio, ed amore,
Sbranate si quest'infelice core!

Aria.

Patre, Germani. addio!
Voi foste, io vi perdei.
Grecia, cagion tu sei,
E un Greco adorerò?

D'ingrata al sangue mio
Sò, che la colpa avrei;
Ma quel sembiante, oh Dei!
Odiare ancor non sò.

Ecco, Idamante, ahimè!
Se'n vien. misero core
Tu palpiti, e paventi.
Deh cessato per poco ò miei tormenti!


Scena II.


Idamante, Ilia.

Seguito d'Idamante.

IDAMANTE al seguito.
Radunate i Trojani, ite, e la Corte
Sia pronta questo giorno à celebrar.
Di dolce Speme à un raggio

A Ilia.

Scema il mio duol. Minerva della Grecia
Protettrice involò al furor dell'onde
Il Padre mio. in mar di quì non lunge
Comparser le sue Navi. indaga Arbace
Il sito, che à noi toglie
L'augusto aspetto.
ILIA con ironia.
Non temer: difesa
Da Minerva è la Grecia, e tutta ormai
Scoppiò sovra i Trojan l'ira dè Numi.
IDAMANTE.
Del Fato dé, Trojan più non dolerti.
Farà il Figlio per lor quanto farebbe
Il Genitor, e ogn'altro
Vincitor generoso. Ecco: abbian fine,
Prencipessa, i lor guai:
Rendo lor libertade, e omai frà noi
Sol prigioniero fia, sol fia, che porte
Chi tua beltà legò care ritorte.
ILIA.
Signor, che ascolto? non saziaro ancora
D'implacabili Del l'odio, lo sdegno
D'Ilio le gloriose
Or diroccate mura, ah non più mura,
Ma vasto, e piano suol? à eterno piantoto
Dannate son le nostre egre pupille?
IDAMANTE.
Venere noi punì, di noi trionfa.
Quanto il mio Genitor, ahi rimembranza!
Soffrì dè flutti in sen? Agamemnone
Vittima in Argo al fin, à caro prezzo
Comprò què suoi trofei, e non contenta
Di tante stragi ancor la Dea nemica,
Che fè? il mio cor trafisse,
Ilia, cò tuoi bei lumi
Più possenti dè suoi,
E in me vendica adesso i danni tuoi.
ILIA.
Che dici?
IDAMANTE.
Si, di Citerea il Figlio
Incogniti tormenti
Stillommi in petto. A te pianto, e scompiglio
Marte portò, cercò vendetta Amore
In me dè mali tuoi, quei vaghi rai,
Què tuoi vezzi adoprò .... ma all'amor mio
D'ira, e rossor tu avvampi?
ILIA.
In questi accenti
Mal soffro un temerario ardir, deh pensa,
Pensa Idamante, oh Dio!
Il Padre tuo qual è, qual era il mio.
IDAMANTE.

Aria.

Non hò colpa, e mi condanni
Idol mio, perchè t'adoro.
Colpa è vostra, ò Dei tiranni,
E di pena afflitto io moro
D'un error, che mio non è.

Se tu il brami, al tuo impero
Aprirommi questo seno.
Nè tuoi lumi il leggo, è vero,
Ma me'l dica il labro almeno,
E non chiedo altra mercè.
ILIA vede condure i Prigionieri.
Ecco il misero Resto dè Trojani
Dal nemico furor salvi.
IDAMANTE.
Or quei ceppi
Io romperò, vuò consolarli adesso.
Ahi! perchè tanto far non sò à me stesso!

Da se.



Scena III.


Idamante, Ilia.

Trojani Prigionieri, Uomini, e Donne Cretesi.

IDAMANTE si levano a Prigionieri le catene, li quali dimostrano gratitudine.
... Scingete le catene, ed oggi il Mondo,
ò fedele Sidon suddita nostra,
Vegga que gloriosi
Popoli in dolce nodo avvinti, e stretti
Di perfetta amistà.
Elena amò la Grecia, e l'Asia, ed ora
Disarma, e riunisce ed Asia, e Grecia
Eroina novella,
Prencipessa più amabile, e più bella.

Coro.

TUTTI.
Godiam la pace.
Trionfi Amore:
Ora ogni core
Giubilerà.
DUE CRETESI.
Gracie à chi estinse
Face di Guerra:
Or si la Terra
Riposo avrà.
TUTTI.
Godiam la pace.
Trionfi Amore:
Ora ogni core
Giubilerà.
DUE TROJANI.
A voi dobbiamo
Pietosi Numi,
E à quei bei lumi
La libertà.
TUTTI.
Godiam la pace,
Trionfi Amore:
Ora ogni core
Giubilerà.


Scena IV.


Elettra, e detti.

ELETTRA agitata da gelosia.
Prence, Signor, tutta la Grecia oltraggi;
Tu proteggi il Nemico.
IDAMANTE.
Veder basti alla Grecia
Vinto il Nemico. opra di me più degna
A mirar s'apparecchi, ò Prencipessa:
Vegga il vintó felice.

Vede venire Arbace.



Scena V.


Arbace, e detti. Arbace è mesto.

IDAMANTE.
Arbace viene.

Timoroso.

Ma quel pianto che annunzia?
ARBACE.
Mio Signore,
Dè mali il più terribil ....
IDAMANTE ansioso.
Più nou vive
Il Genitor?
ARBACE.
Non vive: quel, che Marte
Far non Potè fin or, fece Nettuno
L'inesorabil Nume,
E degl'Eroi il più degno, ora il riseppi,
Presso à straniera sponda
Affogato morì.
IDAMANTE.
Ilia, dè viventi
Eccoti il più meschin, or si dal Cielo
Sodisfata sarai ... barbaro Fato! ....
Corrasi al lido ... ahimè! son disperato!

Parte.

ILIA.
Dell' Asia i danni ancora
Troppo risento, e pur d'un grand Eroe
Al nome, al caso, il cor parmi commossó,
E negargli i sospir ah nò non posso.

Parte sospirando.



Scena VI.

ELETTRA sola.
Estinto è Idomeneo? .. Tutto à miei danni
Tutto congiura il Ciel. Può à suo talento
Idamante disporre
D'un Impero, e del cor, e à me non resta
Ombra di speme? A mio dispetto, ahi lassa!
Vedrò, vedrà la Grecia à suo gran scorno
Una Schiava Trojana di quel Soglio,
E del talamo à parte ... In vano Elettra
Ami l'ingrato ... e soffre
Una Figlia d'un Rè, che hà Rè vassalli,
Che una vil Schiava aspiri al grand aquisto? ...
Oh sdegno! oh smanie! oh duol! ... più non resisto.

Aria.

Tutte nel cor vi sento
Furie del crudo Averno.
Lunge à sì gran tormento
Amor, mercè, pietà.

Chi mi rubò quel core,
Quel, che tradito hà il mio.
Provin dal mio furore
Vendetta, e crudeltà.

Parte.



Scena VII.


Spiagge del Mare ancora agitato attorniate da dirupi. Rottami di Navi sul lido.


Coro di Gente vicina à naufragare.

TUTTI forte.
Pietà Numi, pietà!
Ajuto ò giusti Numi!
A noi volgete i lumi .....
PARTE DEL CORO fremando.
Pietà Numi, pietà!
Il Ciel, il Mare, il Vento
Ci opprimon di spavento ....
ALTRA PARTE DEL CORO piano.
Pietà Numi, pietà!
In braccio à cruda morte
Ci spinge l'empia sorte ....
TUTTI pianissimo.
Pietà Numi, pietà!


Scena VIII.


Pantomima.

Nettuno comparisce Sul Mare. Fà cenno à Venti di ritirarsi alle loro speloncbe. Il Mare poco à poco si calma. Idomeneo, Vedendo il Dio del Mare, implora la sua potenza. Nettuno riguardandolo con occbio torvo, e minaccevole si tuffa nell'onde, e sparisce.



Scena IX.


Idomeneo con Seguito.

IDOMENEO al suo Seguito.
Eccoci salvi al fin. ò voi, di Marte,
E di Nettuno all'ire,
Alle vittorie, ai stenti
Fidi Seguaci miei,
Lasciatemi per poco
Quì solo respirar, e al Ciel natìo
Confidar il passato affanno mio.

Il Seguito si ritira, e Idomeneo solo s'inoltra sul lido, contemplando.

Tranquillo è il Mar, aura soave spira
Di dolce calma, e le cerulee sponde
Il biondo Dio indora. ovunque io miro,
Tutto di pace in sen riposa, e gode.
Io sol, io sol sù queste aride spiagge
D' affanno, e da disagio estenuato
Quella calma, ò Nettuno, in me non provo,
Che al tuo Regno impetrai.
In mezzo à flutti, e scogli
Dall'ira tua sedotto, à Te lo scampo
Dal naufragio chiedei, e in olocausto
Il primo dè Mortali, che quì intorno
Infelice s'aggiri, all'Are tue
Pien di terror promisi. All'empio voto
Eccomi in salvo si, ma non in pace ...
Ma son pur quelle, o Dio! le care mura,
Dove la prima intrassi aura vitale? ...
Lungi da sì gran tempo, ah con qual core
Ora vi rivedrò, se appena in seno
Da voi accolto, un misero innocente
Dovrò svenar! oh voto insano, atroce!
Giuramento crudel! ah qual dè Numi
Mi serba ancor in vita,
O qual di voi almen mi porge aita?

Aria.

Vedrommi intorno
L'ombra dolente,
Che notte, e giorno:
Sono innocente
M'accennerà.

Nel sen trafitto,
Nel corpo esangue
Il Mio delitto,
Lo sparso sangue
M'additerà.

Qual spavento,
Qual dolore!
Di tormento
Questo core
Quante volte morirà!

Vede un Uomo, che s'avvicina.

Cieli! che veggo? ecco, la sventurata
Vittima, ahimè! s'appressa ... oh qual dolore
Mostra quel ciglio! mi si gela il sangue,
Fremo d'orror .... E vi fia grata, ò Numi,
Leggittima vi sembra
Ostia umana innocente? ... e queste mani
Le ministre saran? ... mani esecrande!
Barbari, ingiusti Numi! Are nefande!


Scena X.


Idamante, Idomeneo, in disparte.

IDAMANTE.
Spiagge romite, e voi scoscese rupi
Testimoni al mio duol siate, e cortesi
Di questo vostro albergo
A un agitato cor .... quanto spiegate
Di mia sorte il rigor solinghi orrori! ...
Vedo frà quegl'avvanzi
Di fracassate navi sù quel lido
Sconosciuto Guerrier ... voglio ascoltarlo,
Vuò confortarlo, e voglio
In letizia cangiar quel suo cordoglio.

S'appressa, e parla à Idomeneo.

Sgombra ò Guerrier, qual tu ti sia, il timore;
Eccoti pronto à tuo soccorso quello,
Che in questo clima offrir te'l può
IDOMENEO da se.
(Più il guardo,
Più mi strugge il dolor) Dè giorni miei

A Idamante.

Il resto à te dovrò. tu quale avrai
Premio da me?
IDAMANTE.
Premio al mio cor sarà
L'esser pago d'averti
Sollevato; difeso: ahi troppo, Amico,
Dalle miserie mie instrutto io fui
A intenerirmi alle miserie altrui.
IDOMENEO da se.
(Qual voce, qual pietà il'mio sen trafigge!)
Misero tu? che dici? ti son conte

À Idamente.

Le tue sventure appien?
IDAMANTE.
Dell'amor mio,
Cieli! il più caro oggeto, di Cocito
L'onde varcò. Quel Rè si chiaro in armi,
Dè Nemici il flagel, della sua Corte
Quell'Idolo adorato,
Il terror, e l'amor dell'Universo,
Da iniqui Dei perseguitato, oppresso,
Or vedi tu, se giusto è il mio dolore,
Dalla furia dell'onde ....
IDOMENEO piange, e sospira.
O fiero caso!
IDAMANTE.
In quelli abissi spinto
Giace l'Eroe Idomeneo estinto.
Ma tu sospiri, e piangi?
T' è noto Idomeneo?
IDOMENEO.
Uom più di questo
Deplorabil non v' é, non v' è chi plachi
Il Fato suo austero.
IDAMANTE.
Che favelli?
Vive egli ancor?

Da se.

(oh Dei! torno à sperar)
Ah dimmi Amico, dimmi,
Dov' è? dove quel dolce aspetto
Vita mi renderà?
IDOMENEO.
Ma d'onde nasce
Questa, che per lui nutri
Tenerezza d'amor?
IDAMANTE.
Potessi almeno
A lui stesso gl'affetti miei spiegare!
Quelle famose imprese, onde la Grecia
A quell'augusto Nome
Riverente s'inchina,
Sproni furo al mio cor.
Là nè Campi Trojani,
Allor, ch'Egli cogliea lauri, e trofei,
Ah ch'io non potei, di morte à scherno,
Emulo, e Testimonio al suo valore
Seco trovarmi à parte al grand onore!
IDOMENEO.
Nobile ardir! oh vita
Degna, che il Ciel coroni
Di gloria, e splendor!

Da se.

(Pur quel sembiante
Non m' è tutto stranier, un non sò chè
Ravviso in quel ....)
IDAMANTE da se.
(Pensoso il mesto sguardo
In me egli fissa .. e pur à quella voce,
A quel ciglio, à quel gesto Uom mi rassembra
O in Corte, ò altrove à me noto, ed amico.)
IDOMENEO.
Tu mediti.
IDAMANTE.
Tu mi contempli, e taci.
IDOMENEO.
Perchè quel tuo parlar sì mi conturba?
IDAMANTE.
E qual mi sento anch'io
Turbamento nell'alma? ah ch'io non posso
Più il pianto ritener.

Piange.

IDOMENEO.
Ma dì: qual fonte
Sgorga quel pianto? e quel sì acerbo duol,
Che per Idomeneo tanto t'affligge ....
IDAMANTE con enfasi.
Ah, ch'egli è il Padre ....
IDOMENEO interrompendolo impaziente.
Oh Dio!
Parla: di chi è egli Padre?
IDAMANTE con voce fiacca.
È il Padre mio.
IDOMENEO da se.
Spietatissimi Dei!
IDAMANTE.
Meco compiangi
Del Padre mio il destin?
IDOMENEO dolente.
Ah Figlio! ....
IDAMANTE tutto giulivo.
Ah Padre! ...
Dove son io? ... oh qual trasporto! .. soffri,

Vuole abbracciarlo, il Padre si ritira turbato.

Genitor adorato, che al tuo senso ....
E che un amplesso ... ahimè! perchè ti sdegni?
Disperato mi fuggi? .. ah dove, ah dove?
IDOMENEO.
Non mi seguir, te 'l vieto:
Meglio per te saria il non avermi
Veduto or quì. paventa il rivedermi.

Parte in fretta.

IDAMANTE.
Oh qual gelido orror m'ingombra i sensi! ..
Lo vedo appena, il riconosco, e à miei
Teneri accenti in un balen s'invola.
Misero! in che l'offesi, e come mai
Quel sdegno io meritai, quelle minaccie? ...
Vuò seguirlo, e veder, oh sorte dura!
Qual mi sovrasti ancor più rea sventura.

Aria.

Il Padre adorato
Ritrovo, e lo perdo.
Mi fugge sdegnato
Fremendo d'orror.

Morire credei
Di gioja, e d'amore:
Or, barbari Dei!
M'uccide il dolor.

Parte addolorato.


Fine dell' Atto Primo.


Intermezzo.

Il Mare è tutto tranquillo. Sbarcano le Truppe Cretesi arrivate con Idomeneo. I Guerrieri cantano il seguente Coro in onore di Nettuno. Le Donne Cretesi accorrono ad abbracciare i Loro felicemente arrivati, e sfogano la vicendevole gioja con un Ballo generale, che termina col Coro.

Marcia Guerrieran durante lo sbarco.

Coro dè Guerrieri sbarcati.

TUTTI.
Nettuno s' onori,
Quel Nome risuoni,
Quel Nume s'adori
Sovrano del Mar.
PARTE DEL CORO.
Da lunge ei mira
Di Giove l'ira,
E in un baleno
Và all'Eghe in seno,
Da Regal Sede
Tosto provede,
Fà i generosi
Destrier squammosi
Ratto accoppiar.

Dall' onde fuore
Suonan sonore
Tritoni Araldi
Robusti, e baldi
Buccine intorno.
Già riede il giorno,
Che il gran Tridente
Il Mar furente
Seppe domar.
TUTTI.
Nettuno s' onori,
Quel Nome risuoni,
Quel Nume s' adori
Sovrano del Mar.
PARTE DEL CORO.
Sù conca d'oro
Regio decoro
Spira Nettuno.
Scherza Portuno
Ancor bambino
Col suo Delfino,
Con Anfitrite.
Or noi di Dite
Fè trionfar.

Nereide amabili,
Ninfe adorabili,
Che alla gran Dea
Con Galatea
Corteggio fate,
Deh ringraziate
Per noi quei Numi,
Che i nostri lumi
Fero asciugar.
TUTTI.
Nettuno s' onori,
Quel Nome risuoni,
Quel Nume s' adori
Sovrano del Mar.
Or suonin le Trombe,
Solenne Ecatombe
Andiam preparar.

Fine dell' Atto Primo, e dell' Intermezzo.


Atto Secondo.

Scena I.


Appartamenti Reali.

Idomeneo, Arbace.

IDOMENEO.
Siam soli. odimi Arbace, e il grand arcano
In sen racchiudi; assai
Per longo uso m'è nota
Tua fedeltà.
ARBACE.
Di fedelta il Vassallo
Merto no hà: virtù non è il dover.
Ecco la vita, il sangue ....
IDOMENEO.
Un sol consiglio
Or mi fà d'uopo. ascolta:
Tu sai quanto à Trojani
Fù il brando mio fatal,
A quell' Idra superba
Quanti capi troncò, allor che Nettuno
Di Samo in sù le cime
Di noi mosso à pietà da Giove oppressi
A noi volò, coraggio infuse, ed io
Di mia man Otriòneo, poi Asio,
Alcatoo, Enomao, ed Erimante,
E Festo uccisi, in petto Ettor piagai,
Deifobo sfidai.
ARBACE.
Tutto m'é noto.
IDOMENEO.
Gonfio di tante imprese
Al varco al fin m'attese il fier Nettuno ..
ARBACE.
E sò, che à danni tuoi
Ad Eolo unito, e à Giove
Il suo Regno sconvolse ....
IDOMENEO.
Sì, che m'estorse in voto
Umana vitima.
ARBACE.
Di chi?
IDOMENEO.
Del primo,
Che sulla spiaggia incauto à me s'appressi.
ARBACE.
Oh voto strano!
IDOMENEO.
E pure
L'accolse, e m'esaudì Nettuno, ed io
Accompierlo dovrò?
ARBACE.
Male s'usurpa
Un Rè, Suddito à Numi, il lor diritto
D'esiger, di punir, se al Loro esempio
Giusto non è, fedele à sue promesse.
IDOMENEO.
Intendo Arbace, intendo: il Ciel da me
Vuol fedeltà, vuole l'esempio il Mondo;
Ma tu la piaga mia più inasprisci.
ARBACE.
Medica man la piaga
Premendo salda: Il Ciel gradì il tuo voto,
Virtù dal Cielo attendi.
IDOMENEO sdegnoso.
Il voto è ingiusto.
ARBACE.
Perdona: à noi non lice
Chieder ragione ai Numi.
D'un Monarca la vita non rifletti
Quanto apprezzin li Dei? certo la tua
Un prezzo inestimabile costò.
IDOMENEO sospirando.
Ecco l'arcano.
ARBACE.
Or dimmi: Chi primo tu incontrasti?
IDOMENEO.
Inorridisci:
Il mio Figlio ....
ARBACE pPerdendosi d'animo.
Idamante! .. io vengo meno....

Raccoltosi.

Ti vide? .. il conoscesti?
IDOMENEO.
Mi vide, e à offrirmi ogni sollievo accorse,
Credendomi stranier, e il morto Padre
Piangendo. allungo ragionar l'un l'altro
Conobbe al fin, ahi conoscenzà....
ARBACE.
A lui!
Il suo destin svelasti?
IDOMENEO.
Nò, che da orror confuso io m'involai,
Disperato il lasciai.
ARBACE.
Povero Padre!
Idamante infelice!
IDOMENEO.
Dammi Arbace il consiglio,
Salvami per pietà, salvami il Figlio.
ARBACE pensa, poi risolve.
Trovisi in altro Clima altro soggiorno.
IDOMENEO.
Dura necessità! ... ma dove mai,
Dove ad occhio immortal potrà celarsi?
ARBACE.
Purchè al Popol si celi.
Per altra via intanto
Nettun si placherà, qualche altro Nume
Di lui cura n'avrà.
IDOMENEO.
Ben dici, è vero...

Vede venire Ilia.

Ilia s'apressa, ahimè! ...

Resta un poco pensoso e poi decide.

In Argo ei vada, e sul Paterno soglio
Rimetta Elettra ... or vanne à Lei, e al Figlio,
Fà, che sian pronti. il tutto
Sollecito disponi.
Custodisci l'arcano. à te mi fido.
A te dovranno, ò caro, ò fido Arbace,
La vita il Figlio, e il Genitor la pace.
ARBACE.

Aria.

Se il tuo duol, se il mio disio
Se'n volassero del pari,
A ubbidirti qual son io,
Saria il duol pronto à fuggir.

Quali al Trono sian Compagni,
Chi l'ambisce or veda, e impari:
Stia lontan, ò non si lagni
Se non trova che martir.

Parte.



Scena II.


Idomeneo, Ilia.

ILIA.
Se mai pomposo apparse
Su l'Achivo Orizzonte il Dio di Delo,
Eccolo in questo giorno, ò Sire, in cui
L'augusta tua presenza i tuoi diletti
Sudditi torna in vita, ed lor pupille,
Che ti piansero estinto, ou rasserena.
IDOMENEO.
Prencipessa gentil, il bel sereno
Anche alle tue pupille omai ritorni.
Il lungo duol dilegua.
ILIA.
Jo piansi, è vero,
E in vano l'are tue,
O glavca Dea bagnai:
Ecuba Genitrice, ah tu lo sai!
Piansi in veder l'antico
Priamo Genitor dell'armi sotto
Al grave incarco, al suo partir, al tristo
Avviso di sua morte, e piansi poi
Al vedere nel Tempio il ferro, il fuoco,
La patria distrutta, e me rapita
In questa acerba età,
Frà Nemici, e tempeste, Prigioniera
Sotto un Polo stranier....
IDOMENEO.
Assai soffristi ...
Ma ogni trista memoria or si sbandisca.
ILIA.
Poichè il tuo amabil Figlio
Libertà mi donò, di grazie, e onori
Mi ricolmò, tutta dè tuoi la gioja
In me raccolta io sento. eccomi, accetta
L'omaggio, ed in tributo
Il mio, non più infelice,
Ma avventurato cor
Al Figlio, al Genitor grato, e divoto.
Signor, se umile è il don, sincero è il voto.
IDOMENEO.
Idamante mio Figlio,
Allor, che libertà ti diè, non fù
Che interprete felice
Del paterno voler. S'ei mi prevenne,
Quanto ei fece à tuò prò, tutto io confermo.
Di me, dè miei tesòri
Ilia, disponi, e mia cura sarà
Dartene chiare prove
Dell' amicizia mia.
ILIA.
Son certa, e un dubio in me colpa saria.
Propizie Stelle! qual benigno influsso
La sorte mia cangiò? dove temei
Strazio, e morte incontrar, lieta rinasco.
Colgo dove credei avverso il tutto
Delle amare mie pene il dolce frutto.

Aria.

Se il Padre perdei,
La Patria, il riposo,

 Idomeneo.

Tu Padre mi sei,
Soggiorno amoroso
È Creta per me.

Or più non rammento
Le angoscie, gl'affanni.
Or gioja, e contento.
Compenso à miei danni
Il Cielo mi diè.

Parte.



Scena III.

IDOMENEO solo.
Qual mi conturba i sensi
Equivoca favella? .. nè suoi casi
Qual mostra à un tratto intempestiva gioja
La Frigia Prencipessa? .. e quei, ch'esprime
Teneri sentimenti per il Prence,
Sarebber force ... ahimè ...
Sentimenti d'amor, gioja di speme? ...
Non m'inganno. reciproco è l'amore.
Troppo, Idamante, à scior quelle ritorte
Sollecito tu fosti ... ecco il delitto,
Che in te punisce il Ciel ... Si, si, à Nettuno
Il Figlio, il Padre, ed Ilia,
Trè vittime saran sù l'Ara istessa
Da egual dolor afflitte,
Una dal ferro, e due dal duol trafitte.

Aria.

Fuor del Mar hò un Mare in seno,
Che del primo è più funesto,
E Nettuno ancora in questo
Mai non cessa minacciar.

Fiero Nume! dimmi almeno:
Se al naufragio è si vicino
Il mio cor, qual rio destine
Or gli vieta il naufragar?
Frettelosa, e giuliva
Elettra vien. s'ascolti.


Scena IV.


Idomeneo, Elettra.

ELETTRA.
Sire, da Arbace intesi
Quanto la tua Clemenza
S'interessa per me. già all'infinito
Giunser le grazie tue, l'obbligo mio.
Or, tua mercè, verdeggia in me la speme
Di vedere ben tosto
Depresso dè Ribelli il folle orgoglio.
E come à tanto amore
Corrisponder potrò?
IDOMENEO.
Di tua difesa
Hà l'impegno Idamante, à lui m'en vado,
Farò, che adempia or'or l'intento mio,
Il suo dover, e appaghi il tuo disio.

Parte.



Scena V.

ELETTRA sola.
Chi mai del mio provò piacer più dolce?
parto, e l'unico Oggeto,
Che amo, et adoro, oh Dei!
Meco se'n vien? ah troppo
Troppo angusto è il mio cor à tanta gioja!
Lunge dalla Rivale
Farò ben io con vezzi, e con lusinghe,
Che quel fuoco, che pria
Spegnere non potei,
A quei lumi s'estingua, e avvampi ai miei.

Aria.

Idol mio! se ritroso
Altra Amante à me ti rendi,
Non m'offende
Rigoroso,
Più m'alletta austero Amor.

Scaccierà vicino ardore
Dal tuo sen l'ardor lontano:
Più la mano
Può d'Amore,
S'è vicin l'amante cor.

S'ode da lontano armoniosa Marcia.

Odo da lunge armonioso suono,
Che all' imbarco mi chiama. orsù si vada.

Parte infietta.


Si sente sempre più vicina la Marcia à misura, che si muta la Scena.



Scena VI.


Porto di Sidone con Bastimenti lungo le spiagge.

Elettra, Truppa d'Argivi, di Cretesi, e dè Marinari.

ELETTRA.
Ecco, lo Stuolo Argivo impaziente
Alle navi m'attende.
Sidonie sponde! ò voi
Per me di pianto, e duol, d'Amor nemico
Crudo ricetto, or, che Astro più clemente
A voi mi toglie, io vi perdono, e in pace
Al lieto partir mio
Al fin vi lascio, e dò l'estremo addio!

Coro.

TUTTI.
Placido è il Mar, andiamo;
Tutto ci rassicura.
Felice avrem ventura,
Sù sù, partiamo or'or.
ELETTRA.
Soavi Zeffiri
Soli spirate,
Del freddo Borea
L'ira calmate,
D'aura piacevole
Cortesi siate,
Se da voi spargesi
Per tutto amor.
TUTTI.
Placido è il Mar, andiamo;
Tutto ci rassicura.
Felice avrem ventura,
Sù sù, partiamo or'or.
ELETTRA.
Speranza amabile!
Nel cor amante
Tu sei quel fomite,
Onde costante
Amor ravvivasi,
Nè può sue piante
Altrove volgere
Lungi dal cor.
TUTTI.
Placido è il Mar, andiamo;
Tutto ci rassicura.
Felice avrem ventura,
Sù sù, partiamo or'or.
ELETTRA.
Fiore gratissimo
È la speranza.
Che frutto portaci
Con la costanza
D'Amor propizio.
Si, dolce Stanza
Nel cor degl'Uomini
Conservi ognor.
TUTTI.
Placido è il Mar, andiamo;
Tutto ci rassicura.
Felice avrem ventura,
Sù sù, partiamo or'or.


Scena VII.


Idomeneo, Idamante, Elettra. Seguito del Rè.

IDOMENEO.
Vattene, Prence.
IDAMANTE.
Oh Ciel!
IDOMENEO.
Troppo t'arresti.
Parti, e non dubbia Fama
Di mille Eroiche imprese il tuo ritorno
Prevenga. Di regnare
Se l'arte apprender vuoi, oraincomincia
A renderti dè miseri il sostegno,
Del Padre, e di te stesso ognor più degno.

Terzetto.

IDAMANTE.
Pria di partir, oh Dio!
Soffri, che un bacio lmprima
Sù la Paterna man.
ELETTRA.
Soffri, che un grato addio
Sul labro il cor esprima:
Addio degno Sovran!
IDOMENEO à Elettra.
Vanne, sarai felice,
Figlio! tua sorte è questa.
IDOMENEO, ELETTRA, IDAMANTE.
Seconda i voti ò Ciel!
ELETTRA.
Quanto sperar mi lice!
IDAMANTE.
Vado,

Da se.

(e il mio cor quì resta)
IDOMENEO, ELETTRA, IDAMANTE.
Addio!
IDOMENEO, IDAMANTE ogn'uno da se.
Destin crudel!
IDAMANTE da se.
O Ilia!
IDOMENEO da se.
O Figlio!
IDAMANTE.
O Padre! oh partenza!
ELETTRA.
O Dei! che sara?
TUTTI.
Deh cessi il scompiglio;
Del Ciel la Clemenza
Sua man porgerà.

Vanno verso le navi.


Mentre vanno ad imbarcarsi sorge improvisa tempesta. Il Popolo canta il seguente

CORO.
Qual nuovo terrore!
Qual rauco mugito!
De' Numi il furore
Hà il Mare infierito.
Nettuno, mercè!

Incalza la tempesta, il Mare si gonfia, Il Cielo tuona, e lampeggia, e i frequenti fulmini incendiano le navi. Un Mostro formidabile s'appresenta fuori dell' onde. Il Popolo canta il seguente

CORO.
Qual odio, qual ira
Nettuno ci mostra!
Se il Cielo s'adira,
Qual colpa è la nostra?
Il Reo qual è?
IDOMENEO.
Eccoti in me, barbaro Nume! il reo,
Jo solo errai, me sol punisci, e cada
Sopra di me il tuo sdegno. la mia morte
Ti sazi al fin; ma s'altra aver pretendi
Vittima al fallo mio, una innocente
Darti io non posso, e se pur tu la vuoi,
Ingiusto sei, pretenderla non puoi.

La Tempesta continua. I Cretesi spaventati fuggono, e nel seguente Coro col canto, e con Pantomime esprimono il loro terrore, ciò che tutto forma un' Azione analoga, e cbiude l' Atto col solito Divertimento.

CORO.
Corriamo, fuggiamo
Quel mostro spietato.
Ah preda già siamo!
Chi, perfido Fato!
Più crudo è di te?

Fine dell' Atto secondo.


Atto Terzo.

Scena I.


Giardino Reale.

ILIA sola.
Solitudini amiche, aure amorose,
Piante fiorite, e fiori vaghi! udite
D'una infelice Amante
I lamenti, che à voi lassa confido.
Quanto il tacer presso al mio Vincitore,
Quanto il finger ti costa afflitto core!

Aria.

Zeffiretti lusinghieri,
Deh volate al mio Tesoro,
E gli dite, ch'io l'adoro,
Che mi serbi il cor fedel.

E voi Piante, e Fior sinceri,
Che ora inaffia il pianto amaro.
Dite à lui, che amor più raro
Mai vedeste sotto al Ciel.

Ei stesso vien ... oh Dei! ... mi spiego, ò tacio?
Resto? ... parto? ... ò m'ascondo? ..
Ah risolver non posso, ah mi confondo!

Scena II.


Ilia, Idamante.

IDAMANTE.
Prencipessa, à tuoi sguardi
Se offrirmi ardisco ancor, più non mi guida
Un temerario affetto. altro or non cerco,
Che appagarti, e morir.
ILIA.
Morir? tu, Prence?
IDAMANTE.
Più teco io resto, più di te m'accendo,
E s'aggrava mia colpa, à che il castigo
Più à lungo differir?
ILIA.
Ma qual cagione
Morte à cercar t'induce?
IDAMANTE.
Il Genitore
Pien di smania, e furore
Torvo mi guarda, e fugge,
E il motivo mi cela.
Da tue catene avvinto, il tuo rigore
A nuovi guai m'espone. Un fiero Mostro
Fà dapertutto orrida strage. or questo
À combatter si vada,
E vincerlo si tenti,
O finisca la morte i miei tormenti.
ILIA.
Calma, o Prence, un trasporto si funesto;
Rammenta, che tu sei d'un grand Impero
L'unica speme.
IDAMANTE.
Privo del tuo amore,
Privo, Ilia, di te, nulla mi cale.
ILIA.
Misera me! ... deh serba i giorni tuoi.
IDAMANTE.
Il mio Fato crudel seguir degg'io.
ILIA.
Vivi. Ilia te'l chiede.
IDAMANTE.
Oh Dei! che ascolto?
Prencipessa adorata! ...
ILIA.
Il cor turbato
A te mal custodì
La debolezza mia;
Pur troppo amore, e tema
Indivisi hò nel sen.
IDAMANTE.
Odo? ò sol quel, che brama
Finge l'udito, ò pure il grand ardore
M'agita i sensi, e il cor lusinga oppresso
Un dolce sogno?
ILIA.
Ah! perchè pria non arsi,
Che scoprir la mia fiamma? mille io sento
Rimorsi all'alma. il sacro mio dovere,
La mia gloria, la Patria, il sangue
Dè miei ancor fumante, ah quanto al core
Rimproverano il mio ribelle amore! ..
Ma al fin, che fò? già che in periglio estremo
Ti vedo, ò caro, e trarti sola io posso,
Odimi, io te'l ridico:
T'amo, t'adoro, e se morir tu vuoi,
Pria, che m'uccida il duol morir non puoi.

Duetto.

IDAMANTE.
S'io non moro à questi accenti.
Non è ver, che Amor uccida,
Che la gioja opprima un cor.
ILIA.
Non più duol, non più lamenti;
Jo ti son costante, e fida,
Tu sei il solo mio Tesor.
IDAMANTE.
Tu sarai ...
ILIA.
Qual tu mi vuoi.
IDAMANTE.
La mia Sposa ...
ILIA.
Il Sposo mio
Sarai tu?
IDAMANTE, ILIA.
Lo dica Amor.
Ah! il gioir sorpassa in noi
Il sofferto affanno rio,
Tutto vince il nostro ardor!


Scena III.


Idomeneo, Elettra, e detti.

IDOMENEO da se.
Cieli! che vedo?
ILIA à Idamante.
Ah siam scoperti, ò caro.
IDAMANTE à Ilia.
Non temer, Idol mio.
ELETTRA da se.
Ecco l'ingrato.
IDOMENEO da se.
Jo ben m'apposi al ver. ah crudo Fato!
IDAMANTE.
Signor, già più non oso
Padre chiamarti, à un Suddito infelice
Deh questa almen concedi
Unica Grazia.
IDOMENEO.
Parla.
ELETTRA da se.
Che dirà?
IDAMANTE.
In che t'offesi mai? perchè mi fuggi,
M'odi, e aborrisci?
ILIA da se.
Io tremo.
ELETTRA da se.
Io te'l direi.
IDOMENEO.
Figlio, contro di me Nettuno irato
Gelommi il cor, ogni tua tenerezza
L'affanno mio raddoppia, il tuo dolore
Tutto sul cor mi piomba, e rimirarti
Senza ribrezzo, e orror non posso.
ILIA da se.
Oh Dio!
IDAMANTE.
Forse per colpa mia Nenun sdegnossi;
Ma la colpa qual è?
IDOMENEO.
Ah placarlo potessi
Senza di te!
ELETTRA da se.
Potessi i torti miei
Or vendicar!
IDOMENEO à Idamante.
Parti, te lo comando,
Fuggi il paterno lido, e cerca altrove
Sicuro asillo.
ILIA à Elettra.
Ahimè! ...
Pietosa Prencipessa, ah mi conforta!
ELETTRA.
Ch'io ti conforti? e come?

Da se.

(ancor m'insulta
L'indegna.)
IDAMANTE.
Dunque io me n'andrò ... ma dove? ...
O Ilia! .. ò Genitor!
ILIA risoluta.
O seguirti, ò morir, mio Ben, vogl'io.
IDAMANTE.
Deh resta, ò cara, e vivi in pace ... Addio!

Quartetto.

IDAMANTE.
Andrò rammingo, e solo
Morte cercando altrove
Fin che la incontrerò.
ILIA.
M'avrai Compagna al duolo,
Dove sarai, e dove
Tu moja, io morirò.
IDAMANTE.
Ah nò ...
IDOMENEO.
Nettun spietato!
Chi per pietà m'uccide?
ELETTRA da se.
Quando vendetta avrò?
IDAMANTE, ILIA à Idomeneo.
Serena il ciglio irato.
IDOMENEO, IDAMANTE, ILIA.
Ah il cor mi si divide!
IDOMENEO, IDAMANTE, ILIA, ELETTRA.
Soffrir più non si può,
Peggio è di morte
Sì gran dolore:
Più fiera sorte,
Pena maggiore
Nissun provò.

Idamante parte addolorato.



Scena IV.


Arbace, Idomeneo, Ilia, Elettra.

ARBACE.
Sire, alla Reggia tua immensa turba
Di Popolo affollato ad alta voce
Parlarti chiede.
ILIA da se.
A qualche nuovo affanno
Preparati mio cor.
IDOMENEO da se.
Perduto è il Figlio.
ARBACE.
Del Dio dè Mari il sommo Sacerdote
La guida.
IDOMENEO da se.
Ahi troppo disperato è il caso! ...
Intesi, Arbace.
ELETTRA.
Qual nuovo disastro!
ILIA.
Il Popol sollevato? ....
IDOMENEO.
Or vado ad ascoltarla.

Parte confuso.

ELETTRA.
Ti Seguirò.

Parte.

ILIA.
Voglio seguirti anch'io.

Parte.



Scena V.

ARBACE solo.
Sventurata Sidon! in te quai miro
Di morte, stragi, e orror lugubri aspetti?
Ah Sidon più non sei,
Sei la Città del Pianto, e questa Reggia
Quella del Duol! .. Dunque è per noi dal Cielo
Sbandita ogni pieta? ...
Chi sà? io spero ancora.
Che qualche Nume amico
Si plachi à tanto sangue; un Nume solo
Basta tutti à piegar; alla Clemenza
Il rigor cederà .... ma ancor non scorgo
Qual ci miri pietoso .... Ah sordo è il Cielo!
Ah Creta tutta io vedo
Einir sua gloria sotto alte rovine!
Nò, sue miserie pria non avran, fine.

Aria.

Se là sù nè Fati è scritto,
Creta, ò Dei, s'è rea, or cada,
Paghi il fio del suo delitto;
Ma salvate il Prence, il Rè.

Deh d'un sol vi plachi il sangue!
Ecco il mio, se il mio v'aggrada,
E il bel Regno, che già langue,
Giusti Dei! abbia mercè.


Scena VI.


Gran Piazza abbellita di Statue avanti al Palazzo, di cui si vede da un lato il Frontispicio.

Ariva Idomeneo Acompagniato d'Arbace, e del seguito Reale; Il Re scortato d'Arbace si siede sopra il trono destinato alle pubbliche Udienze; Gran Sacerdote, e quantità di Popolo.

GRAN SACERDOTE.
Volgi intorno lo sguardo, ò Sire, e vedi
Qual strage orrenda nel tuo nobil Regno
Fà il crudo Mostro. ah mira
Allagate di sangue
Quelle pubbliche vie, ad ogni passo
Vedrai chi geme, e l'alma
Gonfio d'atro velen dal corpo esala.
Mille, e mille in quell'ampio, e sozzo ventre
Pria sepolti, che morti
Perire io stesso vidi.
Sempre di sangue lorde
Son Quelle fauci, e son sempre più ingorde.
Da Te solo dipende
Il ripiego, da morte trar tu puoi
Il Resto del tuo Popolo, ch'esclama
Sbigottito, e da te l'ajuto implora,
E indugi ancor? .. Al Tempio Sire, al Tempio.
Qual è, dov'è la vittima? ... à Nettuno
Rendi quello, ch'è suo ....
IDOMENEO.
Non più. Sacro Ministro,
E voi Popoli, udite:
La vittima è Idamante, e or'or vedrete,
Oh Numi! con qual ciglio?
Svenar il Genitor il proprio Figlio.

Parte turbato.


Coro.

POPOLO.
ò voto tremendo!
Spettacolo orrendo!
Già regna la morte,
D'Abisso le porte
Spalanca crudel.
GRAN SACERDOTE.
ò Cielo clemente!
Il Figlio è innocente,
Il voto è inumano;
Arresta la mano
Del Padre fedel!
POPOLO.
ò voto tremendo!
Spettacolo orrendo!
Già regna la morte.
D'Abisso le porte
Spalanca crudel.

Partono tutti dolenti.



Scena VII.


Veduta esterriore del magnifico tempio di Nettuno con vastissimo atrio che le circonda, a traverso del quale si schuopre in lontano Spiaggia di Mare.

L'atrio e le gallerie. del tempio sono ripiene d'unna moltitudine di Popolo, li Sacerdoti preparono le cose appartenenti al Sagrifizio. Ariva Idomeneo acompagniato di numeroso e fastoso seguito.

IDOMENEO.
Accogli, ò Rè del Mar, i nostri voti,
Placa lo sdegno tuo, il tuo rigor!
SACERDOTI.
Accogli, ó Rè del mar, i nostri voti,
Placa lo sdegno tuo, il tuo rigor!
IDOMENEO.
Tornino à lor spelonche gl'Euri, i Noti,
Torni zeffiro al mar, cessi il furor!
Il pentimento, e il cor dè tuoi divoti
Accetta, e à noi concedi il tuo favor.
IDOMENEO E SACERDOTI.
Accogli, ò Rè del Mar, i nostri voti,
Placa lo sdegno tuo, il tuo rigor!
CORO entro le Scene.
Stupenda vittoria!
Eterna è tua gloria.
Trionfa ò Signor.
IDOMENEO.
Qual tisuona quì intorno
Applauso di vittoria?


Scena VIII.


Arbace frettoloso, e detti.

ARBACE.
Sire, il Prence,
Idamante l'Eroe, di morte in traccia
Disperato correndo
Il trionfo trovò. sù l'empio Mostro
Scagliossi furibondo, il vinse, e uccise:
Eccoci salvi al sin.
IDOMENEO.
Ahimè! Nettuno
Di nuovo sdegno acceso
Sarà contro di noi .... or'or, Arbace,
Con tuo dolor vedrai,
Che Idamante trovò quel, che cercava,
E di morte egli stesso
Il trionfo sarà.
ARBACE vede condurre Idamante.
Che vedo? oh Numi!


Scena IX.


Idamante in veste bianca con ghirlanda di fiori in capo, circondato da Guardie, e da Sacerdoti. Moltitudine di mesto Popolo, e suddetti.

IDAMANTE.
Padre, mio caro Padre, ah dolce nome!
Eccomi à piedi tuoi. In questo estremo
Periodo fatal, sù quella destra,
Che il varco al sangue tuo nelle mie vene
Aprir dovrà, gl'ultimi baci accetta.
Ora comprendo, che il tuo turbamento
Sdegno non era già, ma amor paterno.
ò mille volte, e mille
Fortunato Idamante,
Se chi vita ti diè vita ti toglie,
E togliendola à te la rende al Cielo,
E dal Cielo la sua in cambio impetra,
Ed impetra costante à suoi la pace,
E dè Numi l'amor sacro, e verace!
IDOMENEO.
ò Figlio, ò caro Figlio! ...
Perdona: il crudo uffizio
In me scelta non è, pena è del Fato.
Barbaro, iniquo Fato! ... ah nò, non posso
Contro un Figlio innocente
Alzar l'aspra bipenne ... da ogni fibra
Già se'n fuggon le forze, e gl'occhi miei
Torbida notte ingombra ... oh Figlio! ...
IDAMANTE languente, poi risoluto.
Oh Padre! ...
Ah non t'arresti inutile pietá,
Nè vana ti lusinghi
Tenerezza d'amor. deh vibra un colpo,
Che ambi tolga d'affanno.
IDOMENEO.
Ah, che natura
Me'l contrasta, e ripugna.
IDAMANTE.
Ceda natura al suo Autor: di Giove
Questo è l'alto voler.
Rammenta il tuo dover. Se un Figlio perdi,
Cento avrai Numi amici. Figli tuoi
I tuoi Popoli sono .....
Ma se in mia vece brami
Chi t'ubbidisca, ed ami,
Chi ti sia accanto, e di tue cure il peso
Teco ne porti, .... Ilia ti raccomando ...
Deh un Figlio tu esaudisci,
Che moribondo supplica, e consiglia:
S'ella Sposa non m'è, deh siati Figlia.

Aria.

Nò, la morte io non pavento,
Se alla Patria, al Genitore
Frutta, ò Numi, il vostro amore,
E di pace il bel seren.

Agl' Elisi andrò contento,
E riposo avrà quest'alma,
Se in lasciare la mia salma
Vita, e pace avrà il mio Ben.
Ma, che più tardi? eccomi pronto, adempi
Il sacrifizio, il voto.
IDOMENEO.
Oh qual mi sento
In ogni vena insolito vigor? ...
Or risoluto son .... l'ultimo amplesso
Ricevi ....., e mori.
IDAMANTE.
O Padre!
IDOMENEO.
Oh Figlio!
IDOMENEO E IDAMANTE.
Oh Dio!
IDAMANTE da se.
(Oh Ilia, ahimè .....)

 Idomeneo.

Vivi felice
IDOMENEO E IDAMANTE.
Addio!

Nell'atto di ferire sopraviene Ilia, ed impedisce il colpo.



Scena X.


Ilia frettolosa, Elettra, e detti.

ILIA corre à ritenere il braccio d'Idomeneo.
Ferma, ò Sire, che fai?
IDOMENEO.
La vittima io sveno,
Che promisi à Nettun.
IDAMANTE.
Ilia, t'accheta.
GRAN SACERDOTE à Ilia.
Deh non turbar il sacrifizio.!
ILIA.
In vano
Quella Scure altro petto
Tenta ferir. eccoti, Sire, il mio,
La vittima io son.
ELETTRA da se.
Oh Qual contrasto!
ILIA à Idomeneo.
Idamante è innocente, è Figlio tuo,
E del Regno è la speme.
Tiranni i Dei non son. fallaci siete
Interpreti voi tutti
Del Divino voler. vuol sgombra il Cielo
Dè Nemici la Grecia, e non dè Figli.
Benchè innocente anch'io, benchè ora Amica,
Di Priamo son Figlia, e Frigia io naqui,
Per natura nemica al Greco Nome.
Orsù mi svena ...
IDAMANTE.
Ah troppo,
Ilia, sei generosa;
Vittima sì preziosa il Genitore
Non promise à Nettun, me scelse il Fato.
La Frigia in te ancor vive:
Chi sà à qual fine il Ciel ti serba in vita,
E della Grecia in sen?
ILIA.
In van m'alletti.
IDAMANTE.
In van morir presumi.
IDOMENEO.
Ah ch'io son fuor di me. Soccorso, ò Numi!
ARBACE.
Oh Ciel! che fia? ... mi scoppia il cor ...
ELETTRA da se.
In petto
Quai moti ardenti io sento
Di rabbia, e di furor!
GRAN SACERDOTE.
Sire, risolvi omai.
ILIA.
Eccomi all'Ara.
IDOMENEO.
Ma quella tu non sei ....
ILIA.
Sempre più grata è à Dei
Vittima volontaria.
IDAMANTE.
Idolo mio!
Deh dammi del tuo amor l'ultimo pegno.
ILIA.
Ecco il mio sangue.
IDAMANTE.
Ah nò la gloria in pace
Lasciami di morire
Per la mia Patria.
ILIA.
A me s'aspetta.
IDAMANTE.
Oh Dio!
ILIA.
Gratitudine è in me.
IDAMANTE.
In ne è dover;
ILIA.
Ma ti dispensa Amore.

Corre all' Ara; vuole inginocchiarsi, Idamanté la ritiene.

Nettun! eccoti il cambio.
IDAMANTE.
ò vivi, e parti,
ò insiem noi moriremo.
ILIA.
Nò, sola io vuò varcar il guado estremo.
A te, sacro Ministro ....

S' inginocchia avanti al Gran Sacerdote.


Nell'atte stesso, che Ilia s'inginocchìa, s'ode un gran strepito sotterraneo. Il Simolacro di Nettuno si scuore, Il Gran Sacerdote si trova avanti l'Ara in estasi. Tutti rimangono attoniti, ed lmmobili per lo spavento. Una voce profonda, pronunzia la seguente Sentenza del Cielo.

Hà vinto Amore ....
A Idomeneo perdona
Il gran trascorso il Ciel, .... ma non al Rè,
A cui mancar non lice à sue promesse ....
Cessi esser Rè ... lo sia Idamante, .... ed Ilia
A lui sia Sposa, e fia pago Nettuno,
Contento il Ciel, premiata l'innocenza.
La pace renderà di Creta al Regno.
Stabilito nel Ciel nodo sì degno.
IDOMENEO.
Oh Ciel pietoso!
IDAMANTE.
Ilia ...
ILIA.
Idamante, udisti?
ARBACE.
Oh gioja! oh Amor! oh Numi!
ELETTRA.
Oh smania! oh Furie!
Oh disperata Elettra!
Addio amor, addio speme! ah il cor nel seno
Già m'ardono l'Eumenide spietate.
Misera! à che m'arresto?
Sarò in queste contrade
Della gioja, e trionfi
Spettatrice dolente?
Vedrò Idamante alla Rivale in braccio,
E dall'uno, e dall'altra
Mostrarmi à dito? ah nò, il Germano Oreste
Nè cupi abissi io vuò seguir. Ombra infelice!
Lo spirto mio accogli, or'or compagna
M'avrai là nell' Inferno
A sempiterni guai, al pianto eterno.

Aria.

D'Oreste, d'Ajace
Hò in seno i tormenti.
D'Aletto la face
Già morte mi dà.

Squarciatemi il core
Ceraste, serpenti,
ò un ferro il dolore
In me finirà.

Parte infuriata.



Scena ultima.


Idomeneo, Idamante, Ilia, Arbace. Seguito d'Idomeneo, d'Idamante, e d'llia, Popolo.

IDOMENEO.
Popoli, à voi l'ultima lege impone
Idomeneo, qual Rè. Pace v'annunzio,
Compiuto è il Sacrifizio, e sciolto il voto.
Nettuno, e tutti i Numi à questo Regno
Amici son. Resta, che al cenno loro
Idomeneo ora ubbidisca. oh quanto,
ò sommi Dei, quanto m'è grato il cenno!
Eccovi un altro Rè, un altro Me stesso.
A Idamante mio Figlio, al caro Figlio
Cedo il Soglio di Creta, e tutto insieme
Il Sovrano poter. i suoi comandi
Rispettate, eseguite ubbidienti,
Come i miei eseguiste, e rispettaste;
Onde grato io vi son: questa è la Legge.
Eccovi la Real Sposa. mirate
In questa bella Coppia un don del Cielo
Serba à voi. Quanto or sperar vi lice!
Oh Creta fortunata; oh me felice!

Aria.

Sazio è il Destino al fine,
Mostrami lieto aspetto.
Spirto novello il petto
Vien mi à rinvigorir.

Tal Serpe in frà le spine
Lascia le antiche spoglie,
E vinte l'aspre doglie
Torna à ringiovenir.

Siegue l'Incoronazione d'Idamante, che s'eseguisce in Pantomima, ed il Coro, che si canta durante l'Incoronazione, ed il Ballo.

CORO.
Scenda Amor, scenda Imeneo,
E Giunone ai Regi Sposi.
D'alma Pace omai li posi
La Dea pronuba nel sen.

Mentre al Rè dà Giove il scettro,
Ed il Manto il Dio di Delo,
La corona tutto il Cielo
Die sue Stelle, ond'è ripien,

Imeneo col piè leggiadro
Meni il Ballo, Amor secondi.
Tutti siam lieti, e giocondi,
Tutti siam contenti appien.

Poi d'accordo i due Compagni
Con lor faci ai Sposi, al Regno
Di perpetua pace in regno
Immortalino il seren.

Scenda Amor, scenda Imeneo,
E Giunone ai Regi Sposi.
D'alma Pace omai li posi
La Dea pronuba nel sen.

Fine del Dramma.

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