• [italian] 04
    Conferenza Episcopale Italiana
    (CEI)
  • Genesi Esodo Levitico Numeri


    Genesi

    101In principio Dio creò il cielo e la terra.
    102Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
    103Dio disse: Sia la luce!. E la luce fu.
    104Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
    105e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
    106Dio disse: Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque.
    107Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.
    108Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
    109Dio disse: Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto. E così avvenne.
    110Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.
    111E Dio disse: La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie. E così avvenne:
    112la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.
    113E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
    114Dio disse: Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni
    115e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra. E così avvenne:
    116Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle.
    117Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra
    118e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona.
    119E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
    120Dio disse: Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo.
    121Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.
    122Dio li benedisse: Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra.
    123E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
    124Dio disse: La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie. E così avvenne:
    125Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.
    126E Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.
    127Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.
    128Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra.
    129Poi Dio disse: Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.
    130A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde. E così avvenne.
    131Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
    201Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.
    202Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro.
    203Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.
    204Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati. Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo,
    205nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata - perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo
    206e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -;
    207allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
    208Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato.
    209Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male.
    210Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi.
    211Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, dove c'è l'oro
    212e l'oro di quella terra è fine; qui c'è anche la resina odorosa e la pietra d'ònice.
    213Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d'Etiopia.
    214Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto fiume è l'Eufrate.
    215Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
    216Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino,
    217ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti.
    218Poi il Signore Dio disse: Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile.
    219Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.
    220Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.
    221Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto.
    222Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.
    223Allora l'uomo disse: Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta.
    224Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.
    225Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.
    301Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: E' vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?.
    302Rispose la donna al serpente: Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,
    303ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete.
    304Ma il serpente disse alla donna: Non morirete affatto!
    305Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male.
    306Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.
    307Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
    308Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.
    309Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: Dove sei?.
    310Rispose: Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto.
    311Riprese: Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?.
    312Rispose l'uomo: La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato.
    313Il Signore Dio disse alla donna: Che hai fatto?. Rispose la donna: Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato.
    314Allora il Signore Dio disse al serpente: Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.
    315Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stripe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno.
    316Alla donna disse: Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà.
    317All'uomo disse: Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.
    318Spine e cardi produrrà per te e mangerai l'erba campestre.
    319Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finchè tornerai alla terra, perchè da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!.
    320L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.
    321Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì.
    322Il Signore Dio disse allora: Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!.
    323Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.
    324Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.
    401Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: Ho acquistato un uomo dal Signore.
    402Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.
    403Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore;
    404anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta,
    405ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.
    406Il Signore disse allora a Caino: Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto?
    407Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo.
    408Caino disse al fratello Abele: Andiamo in campagna!. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.
    409Allora il Signore disse a Caino: Dov'è Abele, tuo fratello?. Egli rispose: Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?.
    410Riprese: Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!
    411Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello.
    412Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra.
    413Disse Caino al Signore: Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono?
    414Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere.
    415Ma il Signore gli disse: Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!. Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato.
    416Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.
    417Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio.
    418A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech.
    419Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l'altra chiamata Zilla.
    420Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame.
    421Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.
    422Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama.
    423Lamech disse alle mogli: Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamech, porgete l'orecchio al mio dire: Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido.
    424Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette.
    425Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. Perché - disse - Dio mi ha concesso un'altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l'ha ucciso.
    426Anche a Set nacque un figlio, che egli chiamò Enos. Allora si cominciò ad invocare il nome del Signore.
    501Questo è il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio;
    502maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando furono creati.
    503Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Set.
    504Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie.
    505L'intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.
    506Set aveva centocinque anni quando generò Enos;
    507dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e generò figli e figlie.
    508L'intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi morì.
    509Enos aveva novanta anni quando generò Kenan;
    510Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni e generò figli e figlie.
    511L'intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi morì.
    512Kenan aveva settanta anni quando generò Maalaleèl;
    513Kenan dopo aver generato Maalaleèl visse ancora ottocentoquaranta anni e generò figli e figlie.
    514L'intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi morì.
    515Maalaleèl aveva sessantacinque anni quando generò Iared;
    516Maalaleèl dopo aver generato Iared, visse ancora ottocentrenta anni e generò figli e figlie.
    517L'intera vita di Maalaleèl fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì.
    518Iared aveva centosessantadue anni quando generò Enoch;
    519Iared, dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie.
    520L'intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi morì.
    521Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme.
    522Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie.
    523L'intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni.
    524Poi Enoch cammino con Dio e non fu più perché Dio l'aveva preso.
    525Matusalemme aveva centottantasette anni quando generò Lamech;
    526Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora settecentottantadue anni e generò figli e figlie.
    527L'intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi morì.
    528Lamech aveva centottantadue anni quando generò un figlio
    529e lo chiamò Noè, dicendo: Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto.
    530Lamech, dopo aver generato Noè, visse ancora cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie.
    531L'intera vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni; poi morì.
    532Noè aveva cinquecento anni quando generò Sem, Cam e Iafet.
    601Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie,
    602i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.
    603Allora il Signore disse: Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni.
    604C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi.
    605Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male.
    606E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.
    607Il Singore disse: Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d'averli fatti.
    608Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.
    609Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio.
    610Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet.
    611Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza.
    612Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra.
    613Allora Dio disse a Noè: E' venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra.
    614Fatti un'arca di legno di cipresso; dividerai l'arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori.
    615Ecco come devi farla: l'arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza.
    616Farai nell'arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell'arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.
    617Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà.
    618Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell'arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.
    619Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina.
    620Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d'ognuna verranno con te, per essere conservati in vita.
    621Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro.
    622Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.
    701Il Signore disse a Noè: Entra nell'arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione.
    702D'ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina.
    703Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra.
    704Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto.
    705Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.
    706Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra.
    707Noè entrò nell'arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.
    708Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo
    709entrarono a due a due con Noè nell'arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.
    710Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra;
    711nell'anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono.
    712Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.
    713In quello stesso giorno entrò nell'arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli:
    714essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati.
    715Vennero dunque a Noè nell'arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita.
    716Quelli che venivano, maschio e femmina d'ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.
    717Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l'arca che si innalzò sulla terra.
    718Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l'arca galleggiava sulle acque.
    719Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo.
    720Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto.
    721Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini.
    722Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta morì.
    723Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell'arca.
    724Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.
    801Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell'arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono.
    802Le fonti dell'abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo;
    803le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni.
    804Nel settimo mese, il diciasette del mese, l'arca si posò sui monti dell'Ararat.
    805Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.
    806Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell'arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate.
    807Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra.
    808Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo;
    809ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell'arca, perché c'era ancora l'acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell'arca.
    810Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca
    811e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.
    812Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.
    813L'anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell'arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.
    814Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.
    815Dio ordinò a Noè:
    816Esci dall'arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te.
    817Tutti gli animali d'ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa.
    818Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli.
    819Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall'arca.
    820Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull'altare.
    821Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.
    822Finché durerà la terra, seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno.
    901Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.
    902Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.
    903Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come gia le verdi erbe.
    904Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.
    905Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello.
    906Chi sparge il sangue dell'uomo dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo.
    907E voi, siate fecondi e moltiplicatevi, siate numerosi sulla terra e dominatela.
    908Dio disse a Noè e ai sui figli con lui:
    909Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza coni vostri discendenti dopo di voi;
    910con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca.
    911Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra.
    912Dio disse: Questo è il segno dell'alleanza, che io pongo tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con voi per le generazioni eterne.
    913Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell'alleanza tra me e la terra.
    914Quando radunerò le nubi sulla terra e apparirà l'arco sulle nubi
    915ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e tra ogni essere che vive in ogni carne e noi ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne.
    916L'arco sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra.
    917Disse Dio a Noè: Questo è il segno dell'alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra.
    918I figli di Noè che uscirono dall'arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il padre di Canaan.
    919Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra.
    920Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna.
    921Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all'interno della sua tenda.
    922Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori.
    923Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.
    924Quando Noè si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore;
    925allora disse: Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli!.
    926Disse poi: Benedetto il Signore, Dio di Sem, Canaan sia suo schiavo!
    927Dio dilati Iafet e questi dimori nelle tende di Sem, Canaan sia suo schiavo!.
    928Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni.
    929L'intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì.
    1001Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio.
    1002I figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras.
    1003I figli di Gomer: Askenaz, Rifat e Togarma.
    1004I figli di Iavan: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di Rodi.
    1005Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni.
    1006I figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Canaan.
    1007I figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raama e Sàbteca. I figli di Raama: Saba e Dedan.
    1008Ora Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla terra.
    1009Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perciò si dice: Come Nimrod, valente cacciatore davanti al Signore.
    1010L'inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne, nel paese di Sennaar.
    1011Da quella terra si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobot-Ir e Càlach
    1012e Resen tra Ninive e Càlach; quella è la grande città.
    1013Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch,
    1014Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei.
    1015Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet
    1016e il Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo,
    1017l'Eveo, l'Archita e il Sineo,
    1018l'Arvadita, il Semarita e l'Amatita. In seguito si dispersero le famiglie dei Cananei.
    1019Il confine dei Cananei andava da Sidone in direzione di Gerar fino a Gaza, poi in direzione di Sòdoma, Gomorra, Adma e Zeboim, fino a Lesa.
    1020Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori e nei loro popoli.
    1021Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di Jafet, nacque una dicendenza.
    1022I figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsad, Lud e Aram.
    1023I figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas.
    1024Arpacsad generò Selach e Selach generò Eber.
    1025A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi fu divisa la terra, e il fratello si chiamò Joktan.
    1026Joktan generò Almodad, Selef, Ascarmavet, Jerach,
    1027Adòcam, Uzal, Dikla,
    1028Obal, Abimaèl, Saba,
    1029Ofir, Avìla e Ibab. Tutti questi furono i figli di Joktan;
    1030la loro sede era sulle montagne dell'oriente, da Mesa in direzione di Sefar.
    1031Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro lingue, territori, secondo i loro popoli.
    1032Queste furono le famiglie dei figli di Noè secondo le loro generazioni, nei loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra dopo il diluvio.
    1101Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.
    1102Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.
    1103Si dissero l'un l'altro: Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento.
    1104Poi dissero: Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra.
    1105Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo.
    1106Il Signore disse: Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.
    1107Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro.
    1108Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi essarono di costruire la città.
    1109Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
    1110Questa è la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando generò Arpacsad, due anni dopo il diluvio;
    1111Sem, dopo aver generato Arpacsad, visse cinquecento anni e generò figli e figlie.
    1112Arpacsad aveva trentacinque anni quando generò Selach;
    1113Arpacsad, dopo aver generato Selach, visse quattrocentotrè anni e generò figli e figlie.
    1114Selach aveva trent'anni quando generò Eber;
    1115Selach, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotrè anni e generò figli e figlie.
    1116Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg;
    1117Eber, dopo aver generato Peleg, visse quattrocentotrenta anni e generò figli e figlie.
    1118Peleg aveva trent'anni quando generò Reu;
    1119Peleg, dopo aver generato Reu, visse duecentonove anni e generò figli e figlie.
    1120Reu aveva trentadue anni quando generò Serug;
    1121Reu, dopo aver generato Serug, visse duecentosette anni e generò figli e figlie.
    1122Serug aveva trent'anni quando generò Nacor;
    1123Serug, dopo aver generato Nacor, visse duecento anni e generò figli e figlie.
    1124Nacor aveva ventinove anni quando generò Terach;
    1125Nacor, dopo aver generato Terach, visse centodiciannove anni e generò figli e figlie.
    1126Terach aveva settant'anni quando generò Abram, Nacor e Aran.
    1127Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran generò Lot.
    1128Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei.
    1129Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di Nacor Milca, ch'era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca.
    1130Sarai era sterile e non aveva figli.
    1131Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.
    1132L'età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in Carran.
    1201Il Signore disse ad Abram: Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò.
    1202Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione.
    1203Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra.
    1204Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran.
    1205Abram dunque prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso il paese di Canaan. Arrivarono al paese di Canaan
    1206e Abram attraversò il paese fino alla località di Sichem, presso la Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei.
    1207Il Signore apparve ad Abram e gli disse: Alla tua discendenza io darò questo paese. Allora Abram costruì in quel posto un altare al Signore che gli era apparso.
    1208Di là passò sulle montagne a oriente di Betel e piantò la tenda, avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente. Lì costruì un altare al Signore e invocò il nome del Signore.
    1209Poi Abram levò la tenda per accamparsi nel Negheb.
    1210Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per soggiornarvi, perché la carestia gravava sul paese.
    1211Ma, quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarai: Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente.
    1212Quando gli Egiziani ti vedranno, penseranno: Costei è sua moglie, e mi uccideranno, mentre lasceranno te in vita.
    1213Dì dunque che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per causa tua e io viva per riguardo a te.
    1214Appunto quando Abram arrivò in Egitto, gli Egiziani videro che la donna era molto avvenente.
    1215La osservarono gli ufficiali del faraone e ne fecero le lodi al faraone; così la donna fu presa e condotta nella casa del faraone.
    1216Per riguardo a lei, egli trattò bene Abram, che ricevette greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli.
    1217Ma il Signore colpì il faraone e la sua casa con grandi piaghe, per il fatto di Sarai, moglie di Abram.
    1218Allora il faraone convocò Abram e gli disse: Che mi hai fatto? Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie?
    1219Perché hai detto: E' mia sorella, così che io me la sono presa in moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vàttene!.
    1220Poi il faraone lo affidò ad alcuni uomini che lo accompagnarono fuori della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi.
    1301Dall'Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi; Lot era con lui.
    1302Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.
    1303Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si portò fino a Betel, fino al luogo dove era stata gia prima la sua tenda, tra Betel e Ai,
    1304al luogo dell'altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò il nome del Signore.
    1305Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende.
    1306Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme.
    1307Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot, mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese.
    1308Abram disse a Lot: Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli.
    1309Non sta forse davanti a te tutto il paese? Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io antra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra.
    1310Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte - prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra -; era come il giardino del Signore, come il paese d'Egitto, fino ai pressi di Zoar.
    1311Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l'uno dall'altro:
    1312Abram si stabilì nel paese di Canaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma.
    1313Ora gli uomini di Sòdoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore.
    1314Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente.
    1315Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre.
    1316Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.
    1317Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò a te.
    1318Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.
    1401Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di Chedorlaomer re dell'Elam e di Tideal re di Goim,
    1402costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cioè Zoar.
    1403Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar Morto.
    1404Per dodici anni essi erano stati sottomessi a Chedorlaomer, ma il tredicesimo anno si erano ribellati.
    1405Nell'anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che erano con lui e sconfissero i Refaim ad Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli Emim a Save-Kiriataim
    1406e gli Hurriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che è presso il deserto.
    1407Poi mutarono direzione e vennero a En-Mispat, cioè Kades, e devastarono tutto il territorio degli Amaleciti e anche degli Amorrei che abitavano in Azazon-Tamar.
    1408Allora il re di Sòdoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di Zeboim e il re di Bela, cioè Zoar, uscirono e si schierarono a battaglia nella valle di Siddim contro di esso,
    1409e cioè contro Chedorlaomer re dell'Elam, Tideal re di Goim, Amrafel re di Sennaar e Arioch re di Ellasar: quattro re contro cinque.
    1410Ora la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; mentre il re di Sòdoma e il re di Gomorra si davano alla fuga, alcuni caddero nei pozzi e gli altri fuggirono sulle montagne.
    1411Gli invasori presero tutti i beni di Sodoma e Gomorra e tutti i loro viveri e se ne andarono.
    1412Andandosene catturarono anche Lot, figlio del fratello di Abram, e i suoi beni: egli risiedeva appunto in Sòdoma.
    1413Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l'Ebreo che si trovava alle Querce di Mamre l'Amorreo, fratello di Escol e fratello di Aner i quali erano alleati di Abram.
    1414Quando Abram seppe che il suo parente era stato preso prigioniero, organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa, in numero di trecentodiciotto, e si diede all'inseguimento fino a Dan.
    1415Piombò sopra di essi di notte, lui con i suoi servi, li sconfisse e proseguì l'inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco.
    1416Ricuperò così tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi beni, con le donne e il popolo.
    1417Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re.
    1418Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo
    1419e benedisse Abram con queste parole: Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra,
    1420e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici. Abram gli diede la decima di tutto.
    1421Poi il re di Sòdoma disse ad Abram: Dammi le persone; i beni prendili per te.
    1422Ma Abram disse al re di Sòdoma: Alzo la mano davanti al Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della terra:
    1423né un filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò che è tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram.
    1424Per me niente, se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a ciò che spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e Mamre, essi stessi si prendano la loro parte.
    1501Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione: Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande.
    1502Rispose Abram: Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco.
    1503Soggiunse Abram: Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede.
    1504Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede.
    1505Poi lo condusse fuori e gli disse: Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle e soggiunse: Tale sarà la tua discendenza.
    1506Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
    1507E gli disse: Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese.
    1508Rispose: Signore mio Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?.
    1509Gli disse: Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione.
    1510Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all'altra; non divise però gli uccelli.
    1511Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li scacciava.
    1512Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco un oscuro terrore lo assalì.
    1513Allora il Signore disse ad Abram: Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni.
    1514Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo, essi usciranno con grandi ricchezze.
    1515Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai sepolto dopo una vecchiaia felice.
    1516Alla quarta generazione torneranno qui, perché l'iniquità degli Amorrei non ha ancora raggiunto il colmo.
    1517Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi.
    1518In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram: Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d'Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate;
    1519il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti,
    1520gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim,
    1521gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei.
    1601Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar,
    1602Sarai disse ad Abram: Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli. Abram ascoltò la voce di Sarai.
    1603Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nel paese di Canaan, Sarai, moglie di Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava e la diede in moglie ad Abram, suo marito.
    1604Egli si unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei.
    1605Allora Sarai disse ad Abram: L'offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho dato in braccio la mia schiava, ma da quando si è accorta d'essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!.
    1606Abram disse a Sarai: Ecco, la tua schiava è in tuo potere: falle ciò che ti pare. Sarai allora la maltrattò tanto che quella si allontanò.
    1607La trovò l'angelo del Signore presso una sorgente d'acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur,
    1608e le disse: Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?. Rispose: Vado lontano dalla mia padrona Sarai.
    1609Le disse l'angelo del Signore: Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa.
    1610Le disse ancora l'angelo del Signore: Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine.
    1611Soggiunse poi l'angelo del Signore: Ecco, sei incinta: partorirai un figlio e lo chiamarai Ismaele, perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione.
    1612Egli sarà come un ònagro; la sua mano sarà contro tutti e la mano di tutti contro di lui e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli.
    1613Agar chiamò il Signore, che le aveva parlato: Tu sei il Dio della visione, perché diceva: Qui dunque sono riuscita ancora a vedere, dopo la mia visione?.
    1614Per questo il pozzo si chiamò Pozzo di Lacai-Roi; è appunto quello che si trova tra Kades e Bered.
    1615Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito.
    1616Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.
    1701Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse: Io sono Dio onnipotente: cammina davanti a me e sii integro.
    1702Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò numeroso molto, molto.
    1703Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui:
    1704Eccomi: la mia alleanza è con te e sarai padre di una moltitudine di popoli.
    1705Non ti chiamerai più Abram ma ti chiamerai Abraham perché padre di una moltitudine di popoli ti renderò.
    1706E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re.
    1707Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te.
    1708Darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero, tutto il paese di Canaan in possesso perenne; sarò il vostro Dio.
    1709Disse Dio ad Abramo: Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione.
    1710Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio.
    1711Vi lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà il segno dell'alleanza tra me e voi.
    1712Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra di voi ogni maschio di generazione in generazione, tanto quello nato in casa come quello comperato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe.
    1713Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comperato con denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come alleanza perenne.
    1714Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza.
    1715Dio aggiunse ad Abramo: Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara.
    1716Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei.
    1717Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all'età di novanta anni potrà partorire?.
    1718Abramo disse a Dio: Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!.
    1719E Dio disse: No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui.
    1720Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli genererà e di lui farò una grande nazione.
    1721Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l'anno venturo.
    1722Dio terminò così di parlare con lui e, salendo in alto, lasciò Abramo.
    1723Allora Abramo prese Ismaele suo figlio e tutti i nati nella sua casa e tutti quelli comperati con il suo denaro, tutti i maschi appartenenti al personale della casa di Abramo, e circoncise la carne del loro membro in quello stesso giorno, come Dio gli aveva detto.
    1724Ora Abramo aveva novantanove anni, quando si fece circoncidere la carne del membro.
    1725Ismaele suo figlio aveva tredici anni quando gli fu circoncisa la carne del membro.
    1726In quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele suo figlio.
    1727E tutti gli uomini della sua casa, i nati in casa e i comperati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui.
    1801Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno.
    1802Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra,
    1803dicendo: Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.
    1804Si vada a prendere un pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero.
    1805Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo. Quelli dissero: Fà pure come hai detto.
    1806Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce.
    1807All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo.
    1808Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr'egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono.
    1809Poi gli dissero: Dov'è Sara, tua moglie?. Rispose: E' là nella tenda.
    1810Il Signore riprese: Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio. Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della tenda ed era dietro di lui.
    1811Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne.
    1812Allora Sara rise dentro di sé e disse: Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!.
    1813Ma il Signore disse ad Abramo: Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia?
    1814C'è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio.
    1815Allora Sara negò: Non ho riso!, perché aveva paura; ma quegli disse: Sì, hai proprio riso.
    1816Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sòdoma dall'alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli.
    1817Il Signore diceva: Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare,
    1818mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra?
    1819Infatti io l'ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore realizzi per Abramo quanto gli ha promesso.
    1820Disse allora il Signore: Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave.
    1821Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!.
    1822Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore.
    1823Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: Davvero sterminerai il giusto con l'empio?
    1824Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?
    1825Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?.
    1826Rispose il Signore: Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città.
    1827Abramo riprese e disse: Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere...
    1828Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?. Rispose: Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque.
    1829Abramo riprese ancora a parlargli e disse: Forse là se ne troveranno quaranta. Rispose: Non lo farò, per riguardo a quei quaranta.
    1830Riprese: Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta. Rispose: Non lo farò, se ve ne troverò trenta.
    1831Riprese: Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti. Rispose: Non la distruggerò per riguardo a quei venti.
    1832Riprese: Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci. Rispose: Non la distruggerò per riguardo a quei dieci.
    1833Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.
    1901I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.
    1902E disse: Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada. Quelli risposero: No, passeremo la notte sulla piazza.
    1903Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono.
    1904Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo.
    1905Chiamarono Lot e gli dissero: Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!.
    1906Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé,
    1907disse: No, fratelli miei, non fate del male!
    1908Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all'ombra del mio tetto.
    1909Ma quelli risposero: Tirati via! Quest'individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!. E spingendosi violentemente contro quell'uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta.
    1910Allora dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente;
    1911quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta.
    1912Quegli uomini dissero allora a Lot: Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo.
    1913Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli.
    1914Lot uscì a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue figlie, e disse: Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il Signore sta per distruggere la città!. Ma parve ai suoi generi che egli volesse scherzare.
    1915Quando apparve l'alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della città.
    1916Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città.
    1917Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!.
    1918Ma Lot gli disse: No, mio Signore!
    1919Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia.
    1920Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù - non è una piccola cosa? - e così la mia vita sarà salva.
    1921Gli rispose: Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato.
    1922Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia arrivato. Perciò quella città si chiamò Zoar.
    1923Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar,
    1924quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore.
    1925Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo.
    1926Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.
    1927Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al Signore;
    1928contemplò dall'alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
    1929Così, quando Dio distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.
    1930Poi Lot partì da Zoar e andò ad abitare sulla montagna, insieme con le due figlie, perché temeva di restare in Zoar, e si stabilì in una caverna con le sue due figlie.
    1931Ora la maggiore disse alla più piccola: Il nostro padre è veccho e non c'è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l'uso di tutta la terra.
    1932Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre.
    1933Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò a coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò.
    1934All'indomani la maggiore disse alla più piccola: Ecco, ieri io mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa notte e và tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una discendenza da nostro padre.
    1935Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre e la più piccola andò a coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò.
    1936Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre.
    1937La maggiore partorì un figlio e lo chiamò Moab. Costui è il padre dei Moabiti che esistono fino ad oggi.
    1938Anche la più piccola partorì un figlio e lo chiamò Figlio del mio popolo. Costui è il padre degli Ammoniti che esistono fino ad oggi.
    2001Abramo levò le tende di là, dirigendosi nel Negheb, e si stabilì tra Kades e Sur; poi soggiornò come straniero a Gerar.
    2002Siccome Abramo aveva detto della moglie Sara: E' mia sorella, Abimèlech, re di Gerar, mandò a prendere Sara.
    2003Ma Dio venne da Abimèlech di notte, in sogno, e gli disse: Ecco stai per morire a causa della donna che tu hai presa; essa appartiene a suo marito.
    2004Abimèlech, che non si era ancora accostato a lei, disse: Mio Signore, vuoi far morire anche la gente innocente?
    2005Non mi ha forse detto: E' mia sorella? E anche lei ha detto: E' mio fratello. Con retta coscienza e mani innocenti ho fatto questo.
    2006Gli rispose Dio nel sogno: Anch'io so che con retta coscienza hai fatto questo e ti ho anche impedito di peccare contro di me: perciò non ho permesso che tu la toccassi.
    2007Ora restituisci la donna di quest'uomo: egli è un profeta: preghi egli per te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che sarai degno di morte con tutti i tuoi.
    2008Allora Abimèlech si alzò di mattina presto e chiamò tutti i suoi servi, ai quali riferì tutte queste cose, e quegli uomini si impaurirono molto.
    2009Poi Abimèlech chiamò Abramo e gli disse: Che ci hai fatto? E che colpa ho commesso contro di te, perché tu abbia esposto me e il mio regno ad un peccato tanto grande? Tu hai fatto a mio riguardo azioni che non si fanno.
    2010Poi Abimèlech disse ad Abramo: A che miravi agendo in tal modo?.
    2011Rispose Abramo: Io mi sono detto: certo non vi sarà timor di Dio in questo luogo e mi uccideranno a causa di mia moglie.
    2012Inoltre essa è veramente mia sorella, figlia di mio padre, ma non figlia di mia madre, ed è divenuta mia moglie.
    2013Allora, quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla casa di mio padre, io le dissi: Questo è il favore che tu mi farai: in ogni luogo dove noi arriveremo dirai di me: è mio fratello.
    2014Allora Abimèlech prese greggi e armenti, schiavi e schiave, li diede ad Abramo e gli restituì la moglie Sara.
    2015Inoltre Abimèlech disse: Ecco davanti a te il mio territorio: và ad abitare dove ti piace!.
    2016A Sara disse: Ecco, ho dato mille pezzi d'argento a tuo fratello: sarà per te come un risarcimento di fronte a quanti sono con te. Così tu sei in tutto riabilitata.
    2017Abramo pregò Dio e Dio guarì Abimèlech, sua moglie e le sue serve, sì che poterono ancora partorire.
    2018Perché il Signore aveva reso sterili tutte le donne della casa di Abimèlech, per il fatto di Sara, moglie di Abramo.
    2101Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso.
    2102Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato.
    2103Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.
    2104Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato.
    2105Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco.
    2106Allora Sara disse: Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di me!.
    2107Poi disse: Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!.
    2108Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Isacco fu svezzato.
    2109Ma Sara vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco.
    2110Disse allora ad Abramo: Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco.
    2111La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio.
    2112Ma Dio disse ad Abramo: Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe.
    2113Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole.
    2114Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea.
    2115Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio
    2116e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perché diceva: Non voglio veder morire il fanciullo!. Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse.
    2117Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova.
    2118Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione.
    2119Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a riempire l'otre e fece bere il fanciullo.
    2120E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d'arco.
    2121Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese d'Egitto.
    2122In quel tempo Abimèlech con Picol, capo del suo esercito, disse ad Abramo: Dio è con te in quanto fai.
    2123Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né i miei figli né i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te, così tu agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero.
    2124Rispose Abramo: Io lo giuro.
    2125Ma Abramo rimproverò Abimèlech a causa di un pozzo d'acqua, che i servi di Abimèlech avevano usurpato.
    2126Abimèlech disse: Io non so chi abbia fatto questa cosa: né tu me ne hai informato, né io ne ho sentito parlare se non oggi.
    2127Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell'armento, li diede ad Abimèlech: tra loro due conclusero un'alleanza.
    2128Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge.
    2129Abimèlech disse ad Abramo: Che significano quelle sette agnelle che hai messe in disparte?.
    2130Rispose: Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano, perché ciò mi valga di testimonianza che io ho scavato questo pozzo.
    2131Per questo quel luogo si chiamò Bersabea, perché là fecero giuramento tutti e due.
    2132E dopo che ebbero concluso l'alleanza a Bersabea, Abimèlech si alzò con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei Filistei.
    2133Abramo piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome del Signore, Dio dell'eternità.
    2134E fu forestiero nel paese dei Filistei per molto tempo.
    2201Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: Abramo, Abramo!. Rispose: Eccomi!.
    2202Riprese: Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò.
    2203Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato.
    2204Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo.
    2205Allora Abramo disse ai suoi servi: Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi.
    2206Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme.
    2207Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: Padre mio!. Rispose: Eccomi, figlio mio. Riprese: Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?.
    2208Abramo rispose: Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!. Proseguirono tutt'e due insieme;
    2209così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna.
    2210Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.
    2211Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: Abramo, Abramo!. Rispose: Eccomi!.
    2212L'angelo disse: Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio.
    2213Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
    2214Abramo chiamò quel luogo: Il Signore provvede, perciò oggi si dice: Sul monte il Signore provvede.
    2215Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta
    2216e disse: Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio,
    2217io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici.
    2218Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce.
    2219Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.
    2220Dopo queste cose, ad Abramo fu portata questa notizia: Ecco Milca ha partorito figli a Nacor tuo fratello:
    2221Uz, il primogenito, e suo fratello Buz e Kamuèl il padre di Aram
    2222e Chesed, Azo, Pildas, Idlaf e Betuèl;
    2223Betuèl generò Rebecca: questi otto figli partorì Milca a Nacor, fratello di Abramo.
    2224Anche la sua concubina, chiamata Reuma, partorì figli: Tebach, Gacam, Tacas e Maaca.
    2301Gli anni della vita di Sara furono centoventisette: questi furono gli anni della vita di Sara.
    2302Sara morì a Kiriat-Arba, cioè Ebron, nel paese di Canaan, e Abramo venne a fare il lamento per Sara e a piangerla.
    2303Poi Abramo si staccò dal cadavere di lei e parlò agli Hittiti:
    2304Io sono forestiero e di passaggio in mezzo a voi. Datemi la proprietà di un sepolcro in mezzo a voi, perché io possa portar via la salma e seppellirla.
    2305Allora gli Hittiti risposero:
    2306Ascolta noi, piuttosto, signore: tu sei un principe di Dio in mezzo a noi: seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri. Nessuno di noi ti proibirà di seppellire la tua defunta nel suo sepolcro.
    2307Abramo si alzò, si prostrò davanti alla gente del paese, davanti agli Hittiti e parlò loro:
    2308Se è secondo il vostro desiderio che io porti via il mio morto e lo seppellisca, ascoltatemi e insistete per me presso Efron, figlio di Zocar,
    2309perché mi dia la sua caverna di Macpela, che è all'estremità del suo campo. Me la ceda per il suo prezzo intero come proprietà sepolcrale in mezzo a voi.
    2310Ora Efron stava seduto in mezzo agli Hittiti. Efron l'Hittita rispose ad Abramo, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, quanti entravano per la porta della sua città, e disse:
    2311Ascolta me, piuttosto, mio signore: ti cedo il campo con la caverna che vi si trova, in presenza dei figli del mio popolo te la cedo: seppellisci il tuo morto.
    2312Allora Abramo si prostrò a lui alla presenza della gente del paese.
    2313Parlò ad Efron, mentre lo ascoltava la gente del paese, e disse: Se solo mi volessi ascoltare: io ti do il prezzo del campo. Accettalo da me, così io seppellirò là il mio morto.
    2314Efron rispose ad Abramo:
    2315Ascolta me piuttosto, mio signore: un terreno del valore di quattrocento sicli d'argento che cosa è mai tra me e te? Seppellisci dunque il tuo morto.
    2316Abramo accettò le richieste di Efron e Abramo pesò ad Efron il prezzo che questi aveva detto, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, cioè quattrocento sicli d'argento, nella moneta corrente sul mercato.
    2317Così il campo di Efron che si trovava in Macpela, di fronte a Mamre, il campo e la caverna che vi si trovava e tutti gli alberi che erano dentro il campo e intorno al suo limite,
    2318passarono in proprietà ad Abramo, alla presenza degli Hittiti, di quanti entravano nella porta della città.
    2319Dopo, Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella caverna del campo di Macpela di fronte a Mamre, cioè Ebron, nel paese di Canaan.
    2320Il campo e la caverna che vi si trovava passarono dagli Hittiti ad Abramo in proprietà sepolcrale.
    2401Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva benedetto in ogni cosa.
    2402Allora Abramo disse al suo servo, il più anziano della sua casa, che aveva potere su tutti i suoi beni: Metti la mano sotto la mia coscia
    2403e ti farò giurare per il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito,
    2404ma che andrai al mio paese, nella mia patria, a scegliere una moglie per mio figlio Isacco.
    2405Gli disse il servo: Se la donna non mi vuol seguire in questo paese, dovrò forse ricondurre tuo figlio al paese da cui tu sei uscito?.
    2406Gli rispose Abramo: Guardati dal ricondurre là mio figlio!
    2407Il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla casa di mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi ha giurato: Alla tua discendenza darò questo paese, egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, perché tu possa prendere di là una moglie per il mio figlio.
    2408Se la donna non vorrà seguirti, allora sarai libero dal giuramento a me fatto; ma non devi ricondurre là il mio figlio.
    2409Allora il servo mise la mano sotto la coscia di Abramo, suo padrone, e gli prestò giuramento riguardo a questa cosa.
    2410Il servo prese dieci cammelli del suo padrone e, portando ogni sorta di cose preziose del suo padrone, si mise in viaggio e andò nel Paese dei due fiumi, alla città di Nacor.
    2411Fece inginocchiare i cammelli fuori della città, presso il pozzo d'acqua, nell'ora della sera, quando le donne escono ad attingere.
    2412E disse: Signore, Dio del mio padrone Abramo, concedimi un felice incontro quest'oggi e usa benevolenza verso il mio padrone Abramo!
    2413Ecco, io sto presso la fonte dell'acqua, mentre le fanciulle della città escono per attingere acqua.
    2414Ebbene, la ragazza alla quale dirò: Abbassa l'anfora e lasciami bere, e che risponderà: Bevi, anche ai tuoi cammelli darò da bere, sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco; da questo riconoscerò che tu hai usato benevolenza al mio padrone.
    2415Non aveva ancora finito di parlare, quand'ecco Rebecca, che era nata a Betuèl figlio di Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo, usciva con l'anfora sulla spalla.
    2416La giovinetta era molto bella d'aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito. Essa scese alla sorgente, riempì l'anfora e risalì.
    2417Il servo allora le corse incontro e disse: Fammi bere un pò d'acqua dalla tua anfora.
    2418Rispose: Bevi, mio signore. In fretta calò l'anfora sul braccio e lo fece bere.
    2419Come ebbe finito di dargli da bere, disse: Anche per i tuoi cammelli ne attingerò, finché finiranno di bere.
    2420In fretta vuotò l'anfora nell'abbeveratoio, corse di nuovo ad attingere al pozzo e attinse per tutti i cammelli di lui.
    2421Intanto quell'uomo la contemplava in silenzio, in attesa di sapere se il Signore avesse o no concesso buon esito al suo viaggio.
    2422Quando i cammelli ebbero finito di bere, quell'uomo prese un pendente d'oro del peso di mezzo siclo e glielo pose alle narici e le pose sulle braccia due braccialetti del peso di dieci sicli d'oro.
    2423E disse: Di chi sei figlia? Dimmelo. C'è posto per noi in casa di tuo padre, per passarvi la notte?.
    2424Gli rispose: Io sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca partorì a Nacor.
    2425E soggiunse: C'è paglia e foraggio in quantità da noi e anche posto per passare la notte.
    2426Quell'uomo si inginocchiò e si prostrò al Signore
    2427e disse: Sia benedetto il Signore, Dio del mio padrone Abramo, che non ha cessato di usare benevolenza e fedeltà verso il mio padrone. Quanto a me, il Signore mi ha guidato sulla via fino alla casa dei fratelli del mio padrone.
    2428La giovinetta corse ad annunziare alla casa di sua madre tutte queste cose.
    2429Ora Rebecca aveva un fratello chiamato Làbano e Làbano corse fuori da quell'uomo al pozzo.
    2430Egli infatti, visti il pendente e i braccialetti alle braccia della sorella e udite queste parole di Rebecca, sua sorella: Così mi ha parlato quell'uomo, venne da costui che ancora stava presso i cammelli vicino al pozzo.
    2431Gli disse: Vieni, benedetto dal Signore! Perché te ne stai fuori, mentre io ho preparato la casa e un posto per i cammelli?.
    2432Allora l'uomo entrò in casa e quegli tolse il basto ai cammelli, fornì paglia e foraggio ai cammelli e acqua per lavare i piedi a lui e ai suoi uomini.
    2433Quindi gli fu posto davanti da mangiare, ma egli disse; Non mangerò, finché non avrò detto quello che devo dire. Gli risposero: Dì pure.
    2434E disse: Io sono un servo di Abramo.
    2435Il Signore ha benedetto molto il mio padrone, che è diventato potente: gli ha concesso greggi e armenti, argento e oro, schiavi e schiave, cammelli e asini.
    2436Sara, la moglie del mio padrone, gli ha partorito un figlio, quando ormai era vecchio, al quale egli ha dato tutti i suoi beni.
    2437E il mio padrone mi ha fatto giurare: Non devi prendere per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito,
    2438ma andrai alla casa di mio padre, alla mia famiglia, a prendere una moglie per mio figlio.
    2439Io dissi al mio padrone: Forse la donna non mi seguirà.
    2440Mi rispose: Il Signore, alla cui presenza io cammino, manderà con te il suo angelo e darà felice esito al tuo viaggio, così che tu possa prendere una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di mio padre.
    2441Solo quando sarai andato alla mia famiglia, sarai esente dalla mia maledizione; se non volessero cedertela, sarai esente dalla mia maledizione.
    2442Così oggi sono arrivato alla fonte e ho detto: Signore, Dio del mio padrone Abramo, se stai per dar buon esito al viaggio che sto compiendo,
    2443ecco, io sto presso la fonte d'acqua; ebbene, la giovane che uscirà ad attingere, alla quale io dirò: Fammi bere un pò d'acqua dalla tua anfora,
    2444e mi risponderà: Bevi tu; anche per i tuoi cammelli attingerò, quella sarà la moglie che il Signore ha destinata al figlio del mio padrone.
    2445Io non avevo ancora finito di pensare, quand'ecco Rebecca uscire con l'anfora sulla spalla; scese alla fonte, attinse; io allora le dissi: Fammi bere.
    2446Subito essa calò l'anfora e disse: Bevi; anche ai tuoi cammelli darò da bere. Così io bevvi ed essa diede da bere anche ai cammelli.
    2447E io la interrogai: Di chi sei figlia? Rispose: Sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca ha partorito a Nacor. Allora le posi il pendente alle narici e i braccialetti alle braccia.
    2448Poi mi inginocchiai e mi prostrai al Signore e benedissi il Signore, Dio del mio padrone Abramo, il quale mi aveva guidato per la via giusta a prendere per suo figlio la figlia del fratello del mio padrone.
    2449Ora, se intendete usare benevolenza e lealtà verso il mio padrone, fatemelo sapere; se no, fatemelo sapere ugualmente, perché io mi rivolga altrove.
    2450Allora Làbano e Betuèl risposero: Dal Signore la cosa procede, non possiamo dirti nulla.
    2451Ecco Rebecca davanti a te: prendila e và e sia la moglie del figlio del tuo padrone, come ha parlato il Signore.
    2452Quando il servo di Abramo udì le loro parole, si prostrò a terra davanti al Signore.
    2453Poi il servo tirò fuori oggetti d'argento e oggetti d'oro e vesti e li diede a Rebecca; doni preziosi diede anche al fratello e alla madre di lei.
    2454Poi mangiarono e bevvero lui e i suoi uomini e passarono la notte. Quando si alzarono alla mattina, egli disse: Lasciatemi andare dal mio padrone.
    2455Ma il fratello e la madre di lei dissero: Rimanga la giovinetta con noi qualche tempo, una decina di giorni; dopo, te ne andrai.
    2456Rispose loro: Non trattenetemi, mentre il Signore ha concesso buon esito al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio padrone!.
    2457Dissero allora: Chiamiamo la giovinetta e domandiamo a lei stessa.
    2458Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: Vuoi partire con quest'uomo?. Essa rispose: Andrò.
    2459Allora essi lasciarono partire Rebecca con la nutrice, insieme con il servo di Abramo e i suoi uomini.
    2460Benedissero Rebecca e le dissero: Tu, sorella nostra, diventa migliaia di miriadi e la tua stirpe conquisti la porta dei suoi nemici!.
    2461Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui cammelli e seguirono quell'uomo. Il servo prese con sé Rebecca e partì.
    2462Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti nel territorio del Negheb.
    2463Isacco uscì sul fare della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli occhi, vide venire i cammelli.
    2464Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello.
    2465E disse al servo: Chi è quell'uomo che viene attraverso la campagna incontro a noi?. Il servo rispose: E' il mio padrone. Allora essa prese il velo e si coprì.
    2466Il servo raccontò ad Isacco tutte le cose che aveva fatte.
    2467Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l'amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della madre.
    2501Abramo prese un'altra moglie: essa aveva nome Chetura.
    2502Essa gli partorì Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach.
    2503Ioksan generò Saba e Dedan e i figli di Dedan furono gli Asurim, i Letusim e i Leummim.
    2504I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaa. Tutti questi sono i figli di Chetura.
    2505Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco.
    2506Quanto invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute, diede loro doni e, mentre era ancora in vita, li licenziò, mandandoli lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione orientale.
    2507La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni.
    2508Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi antenati.
    2509Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Zocar, l'Hittita, di fronte a Mamre.
    2510E' appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara.
    2511Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roi.
    2512Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli aveva partorito Agar l'Egiziana, schiava di Sara.
    2513Questi sono i nomi dei figli d'Ismaele, con il loro elenco in ordine di generazione: il primogenito di Ismaele è Nebaiòt, poi Kedar, Adbeèl, Mibsam,
    2514Misma, Duma, Massa,
    2515Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma.
    2516Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive tribù.
    2517La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi morì e si riunì ai suoi antenati.
    2518Egli abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine dell'Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli.
    2519Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato Isacco.
    2520Isacco aveva quarant'anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di Betuèl l'Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano l'Arameo.
    2521Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta.
    2522Ora i figli si urtavano nel suo seno ed essa esclamò: Se è così, perché questo?. Andò a consultare il Signore.
    2523Il Signore le rispose: Due nazioni sono nel tuo seno e due popoli dal tuo grembo si disperderanno; un popolo sarà più forte dell'altro e il maggiore servirà il più piccolo.
    2524Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo.
    2525Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù.
    2526Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant'anni quando essi nacquero.
    2527I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende.
    2528Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca prediligeva Giacobbe.
    2529Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito.
    2530Disse a Giacobbe: Lasciami mangiare un pò di questa minestra rossa, perché io sono sfinito - Per questo fu chiamato Edom -.
    2531Giacobbe disse: Vendimi subito la tua primogenitura.
    2532Rispose Esaù: Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?.
    2533Giacobbe allora disse: Giuramelo subito. Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe.
    2534Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura.
    2601Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di Abramo, e Isacco andò a Gerar presso Abimèlech, re dei Filistei.
    2602Gli apparve il Signore e gli disse: Non scendere in Egitto, abita nel paese che io ti indicherò.
    2603Rimani in questo paese e io sarò con te e ti benedirò, perché a te e alla tua discendeza io concederò tutti questi territori, e manterrò il giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre.
    2604Renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e concederò alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della terra saranno benedette per la tua discendenza;
    2605per il fatto che Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ciò che io gli avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e le mie leggi.
    2606Così Isacco dimorò in Gerar.
    2607Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli disse: E' mia sorella; infatti aveva timore di dire: E' mia moglie, pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero per causa di Rebecca, che era di bell'aspetto.
    2608Era là da molto tempo, quando Abimèlech, re dei Filistei, si affacciò alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria moglie Rebecca.
    2609Abimèlech chiamò Isacco e disse: Sicuramente essa è tua moglie. E perché tu hai detto: E' mia sorella?. Gli rispose Isacco: Perché mi son detto: io non muoia per causa di lei!.
    2610Riprese Abimèlech: Che ci hai fatto? Poco ci mancava che qualcuno del popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una colpa.
    2611Abimèlech diede quest'ordine a tutto il popolo: Chi tocca questo uomo o la sua moglie sarà messo a morte!.
    2612Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell'anno il centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto.
    2613E l'uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire ricchissimo:
    2614possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi e i Filistei cominciarono ad invidiarlo.
    2615Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra.
    2616Abimèlech disse ad Isacco: Vàttene via da noi, perché tu sei molto più potente di noi.
    2617Isacco andò via di là, si accampò sul torrente di Gerar e vi si stabilì.
    2618Isacco tornò a scavare i pozzi d'acqua, che avevano scavati i servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo, e li chiamò come li aveva chiamati suo padre.
    2619I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di acqua viva.
    2620Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo: L'acqua è nostra!. Allora egli chiamò Esech il pozzo, perché quelli avevano litigato con lui.
    2621Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed egli lo chiamò Sitna.
    2622Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli lo chiamò Recobòt e disse: Ora il Signore ci ha dato spazio libero perché noi prosperiamo nel paese.
    2623Di là andò a Bersabea.
    2624E in quella notte gli apparve il Signore e disse: Io sono il Dio di Abramo, tuo padre; non temere perché io sono con te. Ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza per amore di Abramo, mio servo.
    2625Allora egli costruì in quel luogo un altare e invocò il nome del Signore; lì piantò la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo.
    2626Intanto Abimèlech da Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito.
    2627Isacco disse loro: Perché siete venuti da me, mentre voi mi odiate e mi avete scacciato da voi?.
    2628Gli risposero: Abbiamo visto che il Signore è con te e abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un'alleanza con te:
    2629tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora un uomo benedetto dal Signore.
    2630Allora imbandì loro un convito e mangiarono e bevvero.
    2631Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l'un l'altro, poi Isacco li congedò e partirono da lui in pace.
    2632Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: Abbiamo trovato l'acqua.
    2633Allora egli lo chiamò Sibea: per questo la città si chiama Bersabea fino ad oggi.
    2634Quando Esaù ebbe quarant'anni, prese in moglie Giudit, figlia di Beeri l'Hittita, e Basemat, figlia di Elon l'Hittita.
    2635Esse furono causa d'intima amarezza per Isacco e per Rebecca.
    2701Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: Figlio mio. Gli rispose: Eccomi.
    2702Riprese: Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte.
    2703Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, esci in campagna e prendi per me della selvaggina.
    2704Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché io ti benedica prima di morire.
    2705Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.
    2706Rebecca disse al figlio Giacobbe: Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo fratello Esaù:
    2707Portami la selvaggina e preparami un piatto, così mangerò e poi ti benedirò davanti al Signore prima della morte.
    2708Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine:
    2709Và subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io ne farò un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto.
    2710Così tu lo porterai a tuo padre che ne mangerà, perché ti benedica prima della sua morte.
    2711Rispose Giacobbe a Rebecca sua madre: Sai che mio fratello Esaù è peloso, mentre io ho la pelle liscia.
    2712Forse mio padre mi palperà e si accorgerà che mi prendo gioco di lui e attirerò sopra di me una maledizione invece di una benedizione.
    2713Ma sua madre gli disse: Ricada su di me la tua maledizione, figlio mio! Tu obbedisci soltanto e vammi a prendere i capretti.
    2714Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre.
    2715Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe;
    2716con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo.
    2717Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.
    2718Così egli venne dal padre e disse: Padre mio. Rispose: Eccomi; chi sei tu, figlio mio?.
    2719Giacobbe rispose al padre: Io sono Esaù, il tuo primogento. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica.
    2720Isacco disse al figlio: Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!. Rispose: Il Signore me l'ha fatta capitare davanti.
    2721Ma Isacco gli disse: Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no.
    2722Giacobbe si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse: La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù.
    2723Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse.
    2724Gli disse ancora: Tu sei proprio il mio figlio Esaù?. Rispose: Lo sono.
    2725Allora disse: Porgimi da mangiare della selvaggina del mio figlio, perché io ti benedica. Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve.
    2726Poi suo padre Isacco gli disse: Avvicinati e baciami, figlio mio!.
    2727Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l'odore degli abiti di lui e lo benedisse: Ecco l'odore del mio figlio come l'odore di un campo che il Signore ha benedetto.
    2728Dio ti conceda rugiada del cielo e terre grasse e abbondanza di frumento e di mosto.
    2729Ti servano i popoli e si prostrino davanti a te le genti. Sii il signore dei tuoi fratelli e si prostrino davanti a te i figli di tua madre. Chi ti maledice sia maledetto e chi ti benedice sia benedetto!.
    2730Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era allontanato dal padre Isacco, quando arrivò dalla caccia Esaù suo fratello.
    2731Anch'egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre e gli aveva detto: Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo figlio, perché tu mi benedica.
    2732Gli disse suo padre Isacco: Chi sei tu?. Rispose: Io sono il tuo figlio primogenito Esaù.
    2733Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: Chi era dunque colui che ha preso la selvaggina e me l'ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, poi l'ho benedetto e benedetto resterà.
    2734Quando Esaù sentì le parole di suo padre, scoppiò in alte, amarissime grida. Egli disse a suo padre: Benedici anche me, padre mio!.
    2735Rispose: E' venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la tua benedizione.
    2736Riprese: Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato gia due volte? Gia ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!. Poi soggiunse: Non hai forse riservato qualche benedizione per me?.
    2737Isacco rispose e disse a Esaù: Ecco, io l'ho costituito tuo signore e gli ho dato come servi tutti i suoi fratelli; l'ho provveduto di frumento e di mosto; per te che cosa mai potrò fare, figlio mio?.
    2738Esaù disse al padre: Hai una sola benedizione padre mio? Benedici anche me, padre mio!. Ma Isacco taceva ed Esaù alzò la voce e pianse.
    2739Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse: Ecco, lungi dalle terre grasse sarà la tua sede e lungi dalla rugiada del cielo dall'alto.
    2740Vivrai della tua spada e servirai tuo fratello; ma poi, quando ti riscuoterai, spezzerai il suo giogo dal tuo collo.
    2741Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato. Pensò Esaù: Si avvicinano i giorni del lutto per mio padre; allora ucciderò mio fratello Giacobbe.
    2742Ma furono riferite a Rebecca le parole di Esaù, suo figlio maggiore, ed essa mandò a chiamare il figlio minore Giacobbe e gli disse: Esaù tuo fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti.
    2743Ebbene, figlio mio, obbedisci alla mia voce: su, fuggi a Carran da mio fratello Làbano.
    2744Rimarrai con lui qualche tempo, finché l'ira di tuo fratello si sarà placata;
    2745finché si sarà palcata contro di te la collera di tuo fratello e si sarà dimenticato di quello che gli hai fatto. Allora io manderò a prenderti di là. Perché dovrei venir privata di voi due in un sol giorno?.
    2746Poi Rebecca disse a Isacco: Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?.
    2801Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan.
    2802Su, và in Paddan-Aram, nella casa di Betuèl, padre di tua madre, e prenditi di là la moglie tra le figlie di Làbano, fratello di tua madre.
    2803Ti benedica Dio onnipotente, ti renda fecondo e ti moltiplichi, sì che tu divenga una assemblea di popoli.
    2804Conceda la benedizione di Abramo a te e alla tua discendenza con te, perché tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato ad Abramo.
    2805Così Isacco fece partire Giacobbe, che andò in Paddan-Aram presso Làbano, figlio di Betuèl, l'Arameo, fratello di Rebecca, madre di Giacobbe e di Esaù.
    2806Esaù vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e l'aveva mandato in Paddan-Aram per prendersi una moglie di là e che, mentre lo benediceva, gli aveva dato questo comando: Non devi prender moglie tra le Cananee.
    2807Giacobbe aveva obbedito al padre e alla madre ed era partito per Paddan-Aram.
    2808Esaù comprese che le figlie di Canaan non erano gradite a suo padre Isacco.
    2809Allora si recò da Ismaele e, oltre le mogli che aveva, si prese in moglie Macalat, figlia di Ismaele, figlio di Abramo, sorella di Nebaiòt.
    2810Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran.
    2811Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo.
    2812Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.
    2813Ecco il Signore gli stava davanti e disse: Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza.
    2814La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra.
    2815Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t'ho detto.
    2816Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo.
    2817Ebbe timore e disse: Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo.
    2818Alla mattina presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità.
    2819E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz.
    2820Giacobbe fece questo voto: Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi,
    2821se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio.
    2822Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio; di quanto mi darai io ti offrirò la decima.
    2901Poi Giacobbe si mise in cammino e andò nel paese degli orientali.
    2902Vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame, accovacciati vicino, perché a quel pozzo si abbeveravano i greggi, ma la pietra sulla bocca del pozzo era grande.
    2903Quando tutti i greggi si erano radunati là, i pastori rotolavano la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al posto sulla bocca del pozzo.
    2904Giacobbe disse loro: Fratelli miei, di dove siete?. Risposero: Siamo di Carran.
    2905Disse loro: Conoscete Làbano, figlio di Nacor?. Risposero: Lo conosciamo.
    2906Disse loro: Sta bene?. Risposero: Sì; ecco la figlia Rachele che viene con il gregge.
    2907Riprese: Eccoci ancora in pieno giorno: non è tempo di radunare il bestiame. Date da bere al bestiame e andate a pascolare!.
    2908Risposero: Non possiamo, finché non siano radunati tutti i greggi e si rotoli la pietra dalla bocca del pozzo; allora faremo bere il gregge.
    2909Egli stava ancora parlando con loro, quando arrivò Rachele con il bestiame del padre, perché era una pastorella.
    2910Quando Giacobbe vide Rachele, figlia di Làbano, fratello di sua madre, insieme con il bestiame di Làbano, fratello di sua madre, Giacobbe, fattosi avanti, rotolò la pietra dalla bocca del pozzo e fece bere le pecore di Làbano, fratello di sua madre.
    2911Poi Giacobbe baciò Rachele e pianse ad alta voce.
    2912Giacobbe rivelò a Rachele che egli era parente del padre di lei, perché figlio di Rebecca. Allora essa corse a riferirlo al padre.
    2913Quando Làbano seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella, gli corse incontro, lo abbracciò, lo baciò e lo condusse nella sua casa. Ed egli raccontò a Làbano tutte le sue vicende.
    2914Allora Làbano gli disse: Davvero tu sei mio osso e mia carne!. Così dimorò presso di lui per un mese.
    2915Poi Làbano disse a Giacobbe: Poiché sei mio parente, mi dovrai forse servire gratuitamente? Indicami quale deve essere il tuo salario.
    2916Ora Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele.
    2917Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto,
    2918perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore.
    2919Rispose Làbano: Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me.
    2920Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei.
    2921Poi Giacobbe disse a Làbano: Dammi la mia sposa, perché il mio tempo è compiuto e voglio unirmi a lei.
    2922Allora Làbano radunò tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto.
    2923Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si unì a lei.
    2924Làbano diede la propria schiava Zilpa alla figLia, come schiava.
    2925Quando fu mattina... ecco era Lia! Allora Giacobbe disse a Làbano: Che mi hai fatto? Non è forse per Rachele che sono stato al tuo servizio? Perché mi hai ingannato?.
    2926Rispose Làbano: Non si usa far così nel nostro paese, dare, cioè, la più piccola prima della maggiore.
    2927Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche quest'altra per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni.
    2928Giacobbe fece così: terminò la settimana nuziale e allora Làbano gli diede in moglie la figlia Rachele.
    2929Làbano diede alla figlia Rachele la propria schiava Bila, come schiava.
    2930Egli si unì anche a Rachele e amò Rachele più di Lia. Fu ancora al servizio di lui per altri sette anni.
    2931Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile.
    2932Così Lia concepì e partorì un figlio e lo chiamò Ruben, perché disse: Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amerà.
    2933Poi concepì ancora un figlio e disse: Il Signore ha udito che io ero trascurata e mi ha dato anche questo. E lo chiamò Simeone.
    2934Poi concepì ancora e partorì un figlio e disse: Questa volta mio marito mi si affezionerà, perché gli ho partorito tre figli. Per questo lo chiamò Levi.
    2935Concepì ancora e partorì un figlio e disse: Questa volta loderò il Signore. Per questo lo chiamò Giuda. Poi cessò di avere figli.
    3001Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: Dammi dei figli, se no io muoio!.
    3002Giacobbe s'irritò contro Rachele e disse: Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?.
    3003Allora essa rispose: Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di lei.
    3004Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei.
    3005Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio.
    3006Rachele disse: Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio. Per questo essa lo chiamò Dan.
    3007Poi Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora e partorì a Giacobbe un secondo figlio.
    3008Rachele disse: Ho sostenuto contro mia sorella lotte difficili e ho vinto!. Perciò lo chiamò Nèftali.
    3009Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria schiava Zilpa e la diede in moglie e Giacobbe.
    3010Zilpa, la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio.
    3011Lia disse: Per fortuna! e lo chiamò Gad.
    3012Poi Zilpa, la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a Giacobbe.
    3013Lia disse: Per mia felicità! Perché le donne mi diranno felice. Perciò lo chiamò Aser.
    3014Al tempo della mietitura del grano, Ruben uscì e trovò mandragore, che portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia: Dammi un pò delle mandragore di tuo figlio.
    3015Ma Lia rispose: E' forse poco che tu mi abbia portato via il marito perché voglia portar via anche le mandragore di mio figlio?. Riprese Rachele: Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in cambio delle mandragore di tuo figlio.
    3016Alla sera, quando Giacobbe arrivò dalla campagna, Lia gli uscì incontro e gli disse: Da me devi venire, perché io ho pagato il diritto di averti con le mandragore di mio figlio. Così egli si coricò con lei quella notte.
    3017Il Signore esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto figlio.
    3018Lia disse: Dio mi ha dato il mio salario, per avere io dato la mia schiava a mio marito. Perciò lo chiamò Issacar.
    3019Poi Lia concepì e partorì ancora un sesto figlio a Giacobbe.
    3020Lia disse: Dio mi ha fatto un bel regalo: questa volta mio marito mi preferirà, perché gli ho partorito sei figli. Perciò lo chiamò Zàbulon.
    3021In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina.
    3022Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda.
    3023Essa concepì e partorì un figlio e disse: Dio ha tolto il mio disonore.
    3024E lo chiamò Giuseppe dicendo: Il Signore mi aggiunga un altro figlio!.
    3025Dopo che Rachele ebbe partorito Giuseppe, Giacobbe disse a Làbano: Lasciami andare e tornare a casa mia, nel mio paese.
    3026Dammi le mogli, per le quali ti ho servito, e i miei bambini perché possa partire: tu conosci il servizio che ti ho prestato.
    3027Gli disse Làbano: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi... Per divinazione ho saputo che il Signore mi ha benedetto per causa tua.
    3028E aggiunse: Fissami il tuo salario e te lo darò.
    3029Gli rispose: Tu stesso sai come ti ho servito e quanti sono diventati i tuoi averi per opera mia.
    3030Perché il poco che avevi prima della mia venuta è cresciuto oltre misura e il Signore ti ha benedetto sui miei passi. Ma ora, quando lavorerò anch'io per la mia casa?.
    3031Riprese Làbano: Che ti devo dare?. Giacobbe rispose: Non mi devi nulla; se tu farai per me quanto ti dico, ritornerò a pascolare il tuo gregge e a custodirlo.
    3032Oggi passerò fra tutto il tuo bestiame; metti da parte ogni capo di colore scuro tra le pecore e ogni capo chiazzato e punteggiato tra le capre: sarà il mio salario.
    3033In futuro la mia stessa onestà risponderà per me; quando verrai a verificare il mio salario, ogni capo che non sarà punteggiato o chiazzato tra le capre e di colore scuro tra le pecore, se si troverà presso di me, sarà come rubato.
    3034Làbano disse: Bene, sia come tu hai detto!.
    3035In quel giorno mise da parte i capri striati e chiazzati e tutte le capre punteggiate e chiazzate, ogni capo che aveva del bianco e ogni capo di colore scuro tra le pecore. Li affidò ai suoi figli
    3036e stabilì una distanza di tre giorni di cammino tra sé e Giacobbe, mentre Giacobbe pascolava l'altro bestiame di Làbano.
    3037Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di mandorlo e di platano, ne intagliò la corteccia a strisce bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami.
    3038Poi egli mise i rami così scortecciati nei truogoli agli abbeveratoi dell'acqua, dove veniva a bere il bestiame, proprio in vista delle bestie, le quali si accoppiavano quando venivano a bere.
    3039Così le bestie si accoppiarono di fronte ai rami e le capre figliarono capretti striati, punteggiati e chiazzati.
    3040Quanto alle pecore, Giacobbe le separò e fece sì che le bestie avessero davanti a sé gli animali striati e tutti quelli di colore scuro del gregge di Làbano. E i branchi che si era così costituiti per conto suo, non li mise insieme al gregge di Làbano.
    3041Ogni qualvolta si accoppiavano bestie robuste, Giacobbe metteva i rami nei truogoli in vista delle bestie, per farle concepire davanti ai rami.
    3042Quando invece le bestie erano deboli, non li metteva. Così i capi di bestiame deboli erano per Làbano e quelli robusti per Giacobbe.
    3043Egli si arricchì oltre misura e possedette greggi in grande quantità, schiave e schiavi, cammelli e asini.
    3101Ma Giacobbe venne a sapere che i figli di Làbano dicevano: Giacobbe si è preso quanto era di nostro padre e con quanto era di nostro padre si è fatta tutta questa fortuna.
    3102Giacobbe osservò anche la faccia di Làbano e si accorse che non era più verso di lui come prima.
    3103Il Signore disse a Giacobbe: Torna al paese dei tuoi padri, nella tua patria e io sarò con te.
    3104Allora Giacobbe mandò a chiamare Rachele e Lia, in campagna presso il suo gregge
    3105e disse loro: Io mi accorgo dal volto di vostro padre che egli verso di me non è più come prima; eppure il Dio di mio padre è stato con me.
    3106Voi stesse sapete che io ho servito vostro padre con tutte le forze,
    3107mentre vostro padre si è beffato di me e ha cambiato dieci volte il mio salario; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male.
    3108Se egli diceva: Le bestie punteggiate saranno il tuo salario, tutto il gregge figliava bestie punteggiate; se diceva: Le bestie striate saranno il tuo salario, allora tutto il gregge figliava bestie striate.
    3109Così Dio ha sottratto il bestiame a vostro padre e l'ha dato a me.
    3110Una volta, quando il piccolo bestiame va in calore, io in sogno alzai gli occhi e vidi che i capri in procinto di montare le bestie erano striati, punteggiati e chiazzati.
    3111L'angelo di Dio mi disse in sogno: Giacobbe! Risposi: Eccomi.
    3112Riprese: Alza gli occhi e guarda: tutti i capri che montano le bestie sono striati, punteggiati e chiazzati, perché ho visto quanto Làbano ti fa.
    3113Io sono il Dio di Betel, dove tu hai unto una stele e dove mi hai fatto un voto. Ora alzati, parti da questo paese e torna nella tua patria!.
    3114Rachele e Lia gli risposero: Abbiamo forse ancora una parte o una eredità nella casa di nostro padre?
    3115Non siamo forse tenute in conto di straniere da parte sua, dal momento che ci ha vendute e si è anche mangiato il nostro danaro?
    3116Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto a nostro padre è nostra e dei nostri figli. Ora fà pure quanto Dio ti ha detto.
    3117Allora Giacobbe si alzò, caricò i figli e le mogli sui cammelli
    3118e condusse via tutto il bestiame e tutti gli averi che si era acquistati, il bestiame che si era acquistato in Paddan-Aram, per ritornare da Isacco, suo padre, nel paese di Canaan.
    3119Làbano era andato a tosare il gregge e Rachele rubò gli idoli che appartenevano al padre.
    3120Giacobbe eluse l'attenzione di Làbano l'Arameo, non avvertendolo che stava per fuggire;
    3121così potè andarsene con tutti i suoi averi. Si alzò dunque, passò il fiume e si diresse verso le montagne di Gàlaad.
    3122Al terzo giorno fu riferito a Làbano che Giacobbe era fuggito.
    3123Allora egli prese con sé i suoi parenti, lo inseguì per sette giorni di cammino e lo raggiunse sulle montagne di Gàlaad.
    3124Ma Dio venne da Làbano l'Arameo in un sogno notturno e gli disse: Bada di non dir niente a Giacobbe, proprio nulla!.
    3125Làbano andò dunque a raggiungere Giacobbe; ora Giacobbe aveva piantato la tenda sulle montagne e Làbano si era accampato con i parenti sulle montagne di Gàlaad.
    3126Disse allora Làbano a Giacobbe: Che hai fatto? Hai eluso la mia attenzione e hai condotto via le mie figlie come prigioniere di guerra!
    3127Perché sei fuggito di nascosto, mi hai ingannato e non mi hai avvertito? Io ti avrei congedato con festa e con canti, a suon di timpani e di cetre!
    3128E non mi hai permesso di baciare i miei figli e le mie figlie! Certo hai agito in modo insensato.
    3129Sarebbe in mio potere di farti del male, ma il Dio di tuo padre mi ha parlato la notte scorsa: Bada di non dir niente a Giacobbe, né in bene né in male!
    3130Certo, sei partito perché soffrivi di nostalgia per la casa di tuo padre; ma perché mi hai rubato i miei dei?.
    3131Giacobbe rispose a Làbano e disse: Perché avevo paura e pensavo che mi avresti tolto con la forza le tue figlie.
    3132Ma quanto a colui presso il quale tu troverai i tuoi dei, non resterà in vita! Alla presenza dei nostri parenti riscontra quanto vi può essere di tuo presso di me e prendilo. Giacobbe non sapeva che li aveva rubati Rachele.
    3133Allora Làbano entrò nella tenda di Giacobbe e poi nella tenda di Lia e nella tenda delle due schiave, ma non trovò nulla. Poi uscì dalla tenda di Lia ed entrò nella tenda di Rachele.
    3134Rachele aveva preso gli idoli e li aveva messi nella sella del cammello, poi vi si era seduta sopra, così Làbano frugò in tutta la tenda, ma non li trovò.
    3135Essa parlò al padre: Non si offenda il mio signore se io non posso alzarmi davanti a te, perché ho quello che avviene di regola alle donne. Làbano cercò dunque il tutta la tenda e non trovò gli idoli.
    3136Giacobbe allora si adirò e apostrofò Làbano, al quale disse: Qual è il mio delitto, qual è il mio peccato, perché ti sia messo a inseguirmi?
    3137Ora che hai frugato tra tutti i miei oggetti, che hai trovato di tutte le robe di casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi parenti e siano essi giudici tra noi due.
    3138Vent'anni ho passato con te: le tue pecore e le tue capre non hanno abortito e i montoni del tuo gregge non ho mai mangiato.
    3139Nessuna bestia sbranata ti ho portato: io ne compensavo il danno e tu reclamavi da me ciò che veniva rubato di giorno e ciò che veniva rubato di notte.
    3140Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo e il sonno fuggiva dai miei occhi.
    3141Vent'anni sono stato in casa tua: ho servito quattordici anni per le tue due figlie e sei anni per il tuo gregge e tu hai cambiato il mio salario dieci volte.
    3142Se non fosse stato con me il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il Terrore di Isacco, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote; ma Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte egli ha fatto da arbitro.
    3143Làbano allora rispose e disse a Giacobbe: Queste figlie sono mie figlie e questi figli sono miei figli; questo bestiame è il mio bestiame e quanto tu vedi è mio. E che potrei fare oggi a queste mie figlie o ai figli che esse hanno messi al mondo?
    3144Ebbene, vieni, concludiamo un'alleanza io e te e ci sia un testimonio tra me e te.
    3145Giacobbe prese una pietra e la eresse come una stele.
    3146Poi disse ai suoi parenti: Raccogliete pietre, e quelli presero pietre e ne fecero un mucchio. Poi mangiarono là su quel mucchio.
    3147Làbano lo chiamò Iegar-Saaduta, mentre Giacobbe lo chiamò Gal-Ed.
    3148Làbano disse: Questo mucchio sia oggi un testimonio tra me e te; per questo lo chiamò Gal-Ed
    3149e anche Mizpa, perché disse: Il Signore starà di vedetta tra me e te, quando noi non ci vedremo più l'un l'altro.
    3150Se tu maltratterai le mie figlie e se prenderai altre mogli oltre le mie figlie, non un uomo sarà con noi, ma bada, Dio sarà testimonio tra me e te.
    3151Soggiunse Làbano a Giacobbe: Ecco questo mucchio ed ecco questa stele, che io ho eretta tra me e te.
    3152Questo mucchio è testimonio e questa stele è testimonio che io giuro di non oltrepassare questo mucchio dalla tua parte e che tu giuri di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte per fare il male.
    3153Il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano giudici tra di noi. Giacobbe giurò per il Terrore di suo padre Isacco.
    3154Poi offrì un sacrificio sulle montagne e invitò i suoi parenti a prender cibo. Essi mangiarono e passarono la notte sulle montagne.
    3201Alla mattina per tempo Làbano si alzò, baciò i figli e le figlie e li benedisse. Poi partì e ritornò a casa.
    3202Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro gli angeli di Dio.
    3203Giacobbe al vederli disse: Questo è l'accampamento di Dio e chiamò quel luogo Macanaim.
    3204Poi Giacobbe mandò avanti a sé alcuni messaggeri al fratello Esaù, nel paese di Seir, la campagna di Edom.
    3205Diede loro questo comando: Direte al mio signore Esaù: Dice il tuo servo Giacobbe: Sono stato forestiero presso Làbano e vi sono restato fino ad ora.
    3206Sono venuto in possesso di buoi, asini e greggi, di schiavi e schiave. Ho mandato ad informarne il mio signore, per trovare grazia ai suoi occhi.
    3207I messaggeri tornarono da Giacobbe, dicendo: Siamo stati da tuo fratello Esaù; ora egli stesso sta venendoti incontro e ha con sé quattrocento uomini.
    3208Giacobbe si spaventò molto e si sentì angosciato; allora divise in due accampamenti la gente che era con lui, il gregge, gli armenti e i cammelli.
    3209Pensò infatti: Se Esaù raggiunge un accampamento e lo batte, l'altro accampamento si salverà.
    3210Poi Giacobbe disse: Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco, Signore, che mi hai detto: Ritorna al tuo paese, nella tua patria e io ti farò del bene,
    3211io sono indegno di tutta la benevolenza e di tutta la fedeltà che hai usato verso il tuo servo. Con il mio bastone soltanto avevo passato questo Giordano e ora sono divenuto tale da formare due accampamenti.
    3212Salvami dalla mano del mio fratello Esaù, perché io ho paura di lui: egli non arrivi e colpisca me e tutti, madre e bambini!
    3213Eppure tu hai detto: Ti farò del bene e renderò la tua discendenza come la sabbia del mare, tanto numerosa che non si può contare.
    3214Giacobbe rimase in quel luogo a passare la notte. Poi prese, di ciò che gli capitava tra mano, di che fare un dono al fratello Esaù:
    3215duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni,
    3216trenta cammelle allattanti con i loro piccoli, quaranta giovenche e dieci torelli, venti asine e dieci asinelli.
    3217Egli affidò ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse loro: Passate davanti a me e lasciate un certo spazio tra un branco e l'altro.
    3218Diede questo ordine al primo: Quando ti incontrerà Esaù, mio fratello, e ti domanderà: Di chi sei tu? Dove vai? Di chi sono questi animali che ti camminano davanti?,
    3219tu risponderai: Del tuo fratello Giacobbe: è un dono inviato al mio signore Esaù; ecco egli stesso ci segue.
    3220Lo stesso ordine diede anche al secondo e anche al terzo e a quanti seguivano i branchi: Queste parole voi rivolgerete ad Esaù quando lo troverete;
    3221gli direte: Anche il tuo servo Giacobbe ci segue. Pensava infatti: Lo placherò con il dono che mi precede e in seguito mi presenterò a lui; forse mi accoglierà con benevolenza.
    3222Così il dono passò prima di lui, mentr'egli trascorse quella notte nell'accampamento.
    3223Durante quella notte egli si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok.
    3224Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi.
    3225Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell'aurora.
    3226Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all'articolazione del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.
    3227Quegli disse: Lasciami andare, perché è spuntata l'aurora. Giacobbe rispose: Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!.
    3228Gli domandò: Come ti chiami?. Rispose: Giacobbe.
    3229Riprese: Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!.
    3230Giacobbe allora gli chiese: Dimmi il tuo nome. Gli rispose: Perché mi chiedi il nome?. E qui lo benedisse.
    3231Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel Perché - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva.
    3232Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all'anca.
    3233Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l'articolazione del femore, perché quegli aveva colpito l'articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.
    3301Poi Giacobbe alzò gli occhi e vide arrivare Esaù che aveva con sé quattrocento uomini. Allora distribuì i figli tra Lia, Rachele e le due schiave;
    3302mise in testa le schiave con i loro figli, più indietro Lia con i suoi figli e più indietro Rachele e Giuseppe.
    3303Egli passò davanti a loro e si prostrò sette volte fino a terra, mentre andava avvicinandosi al fratello.
    3304Ma Esaù gli corse incontro, lo abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero.
    3305Poi alzò gli occhi e vide le donne e i fanciulli e disse: Chi sono questi con te?. Rispose: Sono i figli di cui Dio ha favorito il tuo servo.
    3306Allora si fecero avanti le schiave con i loro figli e si prostrarono.
    3307Poi si fecero avanti anche Lia e i suoi figli e si prostrarono e infine si fecero avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono.
    3308Domandò ancora: Che è tutta questa carovana che ho incontrata?. Rispose: E' per trovar grazia agli occhi del mio signore.
    3309Esaù disse: Ne ho abbastanza del mio, fratello, resti per te quello che è tuo!.
    3310Ma Giacobbe disse: No, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, accetta dalla mia mano il mio dono, perché appunto per questo io sono venuto alla tua presenza, come si viene alla presenza di Dio, e tu mi hai gradito.
    3311Accetta il mio dono augurale che ti è stato presentato, perché Dio mi ha favorito e sono provvisto di tutto!. Così egli insistette e quegli accettò.
    3312Poi Esaù disse: Leviamo l'accampamento e mettiamoci in viaggio: io camminerò davanti a te.
    3313Gli rispose: Il mio signore sa che i fanciulli sono delicati e che ho a mio carico i greggi e gli armenti che allattano: se si affaticano anche un giorno solo, tutte le bestie moriranno.
    3314Il mio signore passi prima del suo servo, mentre io mi sposterò a tutto mio agio, al passo di questo bestiame che mi precede e al passo dei fanciulli, finché arriverò presso il mio signore a Seir.
    3315Disse allora Esaù: Almeno possa lasciare con te una parte della gente che ho con me!. Rispose: Ma perché? Possa io solo trovare grazia agli occhi del mio signore!.
    3316Così in quel giorno stesso Esaù ritornò sul suo cammino verso Seir.
    3317Giacobbe invece si trasportò a Succot, dove costruì una casa per sé e fece capanne per il gregge. Per questo chiamò quel luogo Succot.
    3318Giacobbe arrivò sano e salvo alla città di Sichem, che è nel paese di Canaan, quando tornò da Paddan-Aram e si accampò di fronte alla città.
    3319Poi acquistò dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d'argento, quella porzione di campagna dove aveva piantato la tenda.
    3320Ivi eresse un altare e lo chiamò El, Dio d'Israele.
    3401Dina, la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe, uscì a vedere le ragazze del paese.
    3402Ma la vide Sichem, figlio di Camor l'Eveo, principe di quel paese, e la rapì, si unì a lei e le fece violenza.
    3403Egli rimase legato a Dina, figlia di Giacobbe; amò la fanciulla e le rivolse parole di conforto.
    3404Poi disse a Camor suo padre: Prendimi in moglie questa ragazza.
    3405Intanto Giacobbe aveva saputo che quegli aveva disonorato Dina, sua figlia, ma i suoi figli erano in campagna con il suo bestiame. Giacobbe tacque fino al loro arrivo.
    3406Venne dunque Camor, padre di Sichem, da Giacobbe per parlare con lui.
    3407Quando i figli di Giacobbe tornarono dalla campagna, sentito l'accaduto, ne furono addolorati e s'indignarono molto, perché quelli aveva commesso un'infamia in Israele, unendosi alla figlia di Giacobbe: così non si doveva fare!
    3408Camor disse loro: Sichem, mio figlio, è innamorato della vostra figlia; dategliela in moglie!
    3409Anzi, alleatevi con noi: voi darete a noi le vostre figlie e vi prenderete per voi le nostre figlie.
    3410Abiterete con noi e il paese sarà a vostra disposizione; risiedetevi, percorretelo in lungo e in largo e acquistate proprietà in esso.
    3411Poi Sichem disse al padre e ai fratelli di lei: Possa io trovare grazia agli occhi vostri; vi darò quel che mi direte.
    3412Alzate pure molto a mio carico il prezzo nuziale e il valore del dono; vi darò quanto mi chiederete, ma datemi la giovane in moglie!.
    3413Allora i figli di Giacobbe risposero a Sichem e a suo padre Camor e parlarono con astuzia, perché quegli aveva disonorato la loro sorella Dina.
    3414Dissero loro: Non possiamo fare questo, dare cioè la nostra sorella ad un uomo non circonciso, perché ciò sarebbe un disonore per noi.
    3415Solo a questa condizione acconsentiremo alla vostra richiesta, se cioè voi diventerete come noi, circoncidendo ogni vostro maschio.
    3416Allora noi vi daremo le nostre figlie e ci prenderemo le vostre, abiteremo con voi e diventeremo un solo popolo.
    3417Ma se voi non ci ascoltate a proposito della nostra circoncisione, allora prenderemo la nostra figlia e ce ne andremo.
    3418Le loro parole piacquero a Camor e a Sichem, figlio di Camor.
    3419Il giovane non indugiò ad eseguire la cosa, perché amava la figlia di Giacobbe; d'altra parte era il più onorato di tutto il casato di suo padre.
    3420Vennero dunque Camor e il figlio Sichem alla porta della loro città e parlarono agli uomini della città:
    3421Questi uomini sono gente pacifica: abitino pure con noi nel paese e lo percorrano in lungo e in largo; esso è molto ampio per loro in ogni direzione. Noi potremo prendere per mogli le loro figlie e potremo dare a loro le nostre.
    3422Ma solo ad una condizione questi uomini acconsentiranno ad abitare con noi, a diventare un sol popolo: se cioè noi circoncidiamo ogni nostro maschio come loro stessi sono circoncisi.
    3423I loro armenti, la loro ricchezza e tutto il loro bestiame non saranno forse nostri? Accontentiamoli dunque e possano abitare con noi!.
    3424Allora quanti avevano accesso alla porta della sua città ascoltarono Camor e il figlio Sichem: tutti i maschi, quanti avevano accesso alla porta della città, si fecero circoncidere.
    3425Ma il terzo giorno, quand'essi erano sofferenti, i due figli di Giacobbe, Simeone e Levi, i fratelli di Dina, presero ciascuno una spada, entrarono nella città con sicurezza e uccisero tutti i maschi.
    3426Passarono così a fil di spada Camor e suo figlio Sichem, portarono via Dina dalla casa di Sichem e si allontanarono.
    3427I figli di Giacobbe si buttarono sui cadaveri e saccheggiarono la città, perché quelli avevano disonorato la loro sorella.
    3428Presero così i loro greggi e i loro armenti, i loro asini e quanto era nella città e nella campagna.
    3429Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini e le loro donne e saccheggiarono quanto era nelle case.
    3430Allora Giacobbe disse a Simeone e a Levi: Voi mi avete messo in difficoltà, rendendomi odioso agli abitanti del paese, ai Cananei e ai Perizziti, mentre io ho pochi uomini; essi si raduneranno contro di me, mi vinceranno e io sarò annientato con la mia casa.
    3431Risposero: Si tratta forse la nostra sorella come una prostituta?.
    3501Dio disse a Giacobbe: Alzati, và a Betel e abita là; costruisci in quel luogo un altare al Dio che ti è apparso quando fuggivi Esaù, tuo fratello.
    3502Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a quanti erano con lui: Eliminate gli dei stranieri che avete con voi, purificatevi e cambiate gli abiti.
    3503Poi alziamoci e andiamo a Betel, dove io costruirò un altare al Dio che mi ha esaudito al tempo della mia angoscia e che è stato con me nel cammino che ho percorso.
    3504Essi consegnarono a Giacobbe tutti gli dei stranieri che possedevano e i pendenti che avevano agli orecchi; Giacobbe li sotterrò sotto la quercia presso Sichem.
    3505Poi levarono l'accampamento e un terrore molto forte assalì i popoli che stavano attorno a loro, così che non inseguirono i figli di Giacobbe.
    3506Giacobbe e tutta la gente ch'era con lui arrivarono a Luz, cioè Betel, che è nel paese di Canaan.
    3507Qui egli costruì un altare e chiamò quel luogo El-Betel, perché là Dio gli si era rivelato, quando sfuggiva al fratello.
    3508Allora morì Dèbora, la nutrice di Rebecca, e fu sepolta al disotto di Betel, ai piedi della quercia, che perciò si chiamò Quercia del Pianto.
    3509Dio apparve un'altra volta a Giacobbe, quando tornava da Paddan-Aram, e lo benedisse.
    3510Dio gli disse: Il tuo nome è Giacobbe. Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele sarà il tuo nome. Così lo si chiamò Israele.
    3511Dio gli disse: Io sono Dio onnipotente. Sii fecondo e diventa numeroso, popolo e assemblea di popoli verranno da te, re usciranno dai tuoi fianchi.
    3512Il paese che ho concesso ad Abramo e a Isacco darò a te e alla tua stirpe dopo di te darò il paese.
    3513Dio scomparve da lui, nel luogo dove gli aveva parlato.
    3514Allora Giacobbe eresse una stele, dove gli aveva parlato, una stele di pietra, e su di essa fece una libazione e versò olio.
    3515Giacobbe chiamò Betel il luogo dove Dio gli aveva parlato.
    3516Poi levarono l'accampamento da Betel. Mancava ancora un tratto di cammino per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì ed ebbe un parto difficile.
    3517Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: Non temere: anche questo è un figlio!.
    3518Mentre esalava l'ultimo respiro, perché stava morendo, essa lo chiamò Ben-Oni, ma suo padre lo chiamò Beniamino.
    3519Così Rachele morì e fu sepolta lungo la strada verso Efrata, cioè Betlemme.
    3520Giacobbe eresse sulla sua tomba una stele. Questa stele della tomba di Rachele esiste fino ad oggi.
    3521Poi Israele levò l'accampamento e piantò la tenda al di là di Migdal-Eder.
    3522Mentre Israele abitava in quel paese, Ruben andò a unirsi con Bila, concubina del padre, e Israele lo venne a sapere. I figli di Giacobbe furono dodici.
    3523I figli di Lia: il primogenito di Giacobbe, Ruben, poi Simeone, Levi, Giuda, Issacar e Zàbulon.
    3524I figli di Rachele: Giuseppe e Beniamino.
    3525I figli di Bila, schiava di Rachele: Dan e Nèftali.
    3526I figli di Zilpa, schiava di Lia: Gad e Aser. Questi sono i figli di Giacobbe che gli nacquero in Paddan-Aram.
    3527Poi Giacobbe venne da suo padre Isacco a Mamre, a Kiriat-Arba, cioè Ebron, dove Abramo e Isacco avevano soggiornato come forestieri.
    3528Isacco raggiunse l'età di centottat'anni.
    3529Poi Isacco spirò, morì e si riunì al suo parentado, vecchio e sazio di giorni. Lo seppellirono i suoi figli Esaù e Giacobbe.
    3601Questa è la discendenza di Esaù, cioè Edom.
    3602Esaù prese le mogli tra le figlie dei Cananei: Ada, figlia di Elon, l'Hittita; Oolibama, figlia di Ana, figlio di Zibeon, l'Hurrita;
    3603Basemat, figlia di Ismaele, sorella di Nebaiòt.
    3604Ada partorì ad Esaù Elifaz, Basemat partorì Reuel,
    3605Oolibama partorì Ieus, Iaalam e Core. Questi sono i figli di Esaù, che gli nacquero nel paese di Canaan.
    3606Poi Esaù prese le mogli e i figli e le figlie e tutte le persone della sua casa, il suo gregge e tutto il suo bestiame e tutti i suoi beni che aveva acquistati nel paese di Canaan e andò nel paese di Seir, lontano dal fratello Giacobbe.
    3607Infatti i loro possedimenti erano troppo grandi perché essi potessero abitare insieme e il territorio, dove essi soggiornavano, non poteva sostenerli per causa del loro bestiame.
    3608Così Esaù si stabilì sulle montagne di Seir. Ora Esaù è Edom.
    3609Questa è la discendenza di Esaù, padre degli Idumei, nelle montagne di Seir.
    3610Questi sono i nomi dei figli di Esaù: Elifaz, figlio di Ada, moglie di Esaù; Reuel, figlio di Basemat, moglie di Esaù.
    3611I figli di Elifaz furono: Teman, Omar, Zefo, Gatam, Kenaz.
    3612Elifaz, figlio di Esaù, aveva per concubina Timna, la quale ad Elifaz partorì Amalek. Questi sono i figli di Ada, moglie di Esaù.
    3613Questi sono i figli di Reuel: Naat e Zerach, Samma e Mizza. Questi furono i figli di Basemat, moglie di Esaù.
    3614Questi furono i figli di Oolibama, moglie di Esaù, figlia di Ana, figlio di Zibeon; essa partorì a Esaù Ieus, Iaalam e Core.
    3615Questi sono i capi dei figli di Esaù: i figli di Elifaz primogenito di Esaù: il capo di Teman, il capo di Omar, il capo di Zefo, il capo di Kenaz,
    3616il capo di Core, il capo di Gatam, il capo di Amalek. Questi sono i capi di Elifaz nel paese di Edom: questi sono i figli di Ada.
    3617Questi i figli di Reuel, figlio di Esaù: il capo di Naat, il capo di Zerach, il capo di Samma, il capo di Mizza. Questi sono i capi di Reuel nel paese di Edom; questi sono i figli di Basemat, moglie di Esaù.
    3618Questi sono i figli di Oolibama, moglie di Esaù: il capo di Ieus, il capo di Iaalam, il capo di Core. Questi sono i capi di Oolibama, figlia di Ana, moglie di Esaù.
    3619Questi sono i figli di Esaù e questi i loro capi. Egli è Edom.
    3620Questi sono i figli di Seir l'Hurrita, che abitano il paese: Lotan, Sobal, Zibeon, Ana,
    3621Dison, Eser e Disan. Questi sono i capi degli Hurriti, figli di Seir, nel paese di Edom.
    3622I figli di Lotan furono Ori e Emam e la sorella di Lotan era Timna.
    3623I figli di Sobal sono Alvan, Manacat, Ebal, Sefo e Onam.
    3624I figli di Zibeon sono Aia e Ana; questo è l'Ana che trovò le sorgenti calde nel deserto, mentre pascolava gli asini del padre Zibeon.
    3625I figli di Ana sono Dison e Oolibama, figlia di Ana.
    3626I figli di Dison sono Emdam, Esban, Itran e Cheran.
    3627I figli di Eser sono Bilan, Zaavan e Akan.
    3628I figli di Disan sono Uz e Aran.
    3629Questi sono i capi degli Hurriti: il capo di Lotan, il capo di Sobal, il capo di Zibeon, il capo di Ana,
    3630il capo di Dison, il capo di Eser, il capo di Disan. Questi sono i capi degli Hurriti, secondo le loro tribù nel paese di Seir.
    3631Questi sono i re che regnarono nel paese di Edom, prima che regnasse un re degli Israeliti.
    3632.pRegnò dunque in Edom Bela, figlio di Beor, e la sua città si chiama Dinaba.
    3633Poi morì Bela e regnò al suo posto Iobab, figlio di Zerach, da Bosra.
    3634Poi morì Iobab e regnò al suo posto Usam, del territorio dei Temaniti.
    3635Poi morì Usam e regnò al suo posto Adad, figlio di Bedad, colui che vinse i Madianiti nelle steppe di Moab; la sua città si chiama Avit.
    3636Poi morì Adad e regnò al suo posto Samla da Masreka.
    3637.pPoi morì Samla e regnò al suo posto Saul da Recobot-Naar.
    3638Poi morì Saul e regnò al suo posto Baal-Canan, figlio di Acbor.
    3639Poi morì Baal-Canan, figlio di Acbor, e regnò al suo posto Adar: la sua città si chiama Pau e la moglie si chiamava Meetabel, figlia di Matred, da Me-Zaab.
    3640Questi sono i nomi dei capi di Esaù, secondo le loro famiglie, le loro località, con i loro nomi: il capo di Timna, il capo di Alva, il capo di Ietet,
    3641il capo di Oolibama, il capo di Ela, il capo di Pinon,
    3642il capo di Kenan, il capo di Teman, il capo di Mibsar,
    3643il capo di Magdiel, il capo di Iram. Questi sono i capi di Edom secondo le loro sedi nel territorio di loro proprietà. E' appunto questo Esaù il padre degli Idumei.
    3701Giacobbe si stabilì nel paese dove suo padre era stato forestiero, nel paese di Canaan.
    3702Questa è la storia della discendenza di Giacobbe. Giuseppe all'età di diciassette anni pascolava il gregge con i fratelli. Egli era giovane e stava con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Ora Giuseppe riferì al loro padre i pettegolezzi sul loro conto.
    3703Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche.
    3704I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente.
    3705Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancor di più.
    3706Disse dunque loro: Ascoltate questo sogno che ho fatto.
    3707Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand'ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni vennero intorno e si prostrarono davanti al mio.
    3708Gli dissero i suoi fratelli: Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai dominare?. Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole.
    3709Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò al padre e ai fratelli e disse: Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me.
    3710Lo narrò dunque al padre e ai fratelli e il padre lo rimproverò e gli disse: Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?.
    3711I suoi fratelli perciò erano invidiosi di lui, ma suo padre tenne in mente la cosa.
    3712I suoi fratelli andarono a pascolare il gregge del loro padre a Sichem.
    3713Israele disse a Giuseppe: Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro. Gli rispose: Eccomi!.
    3714Gli disse: Và a vedere come stanno i tuoi fratelli e come sta il bestiame, poi torna a riferirmi. Lo fece dunque partire dalla valle di Ebron ed egli arrivò a Sichem.
    3715Mentr'egli andava errando per la campagna, lo trovò un uomo, che gli domandò: Che cerchi?.
    3716Rispose: Cerco i miei fratelli. Indicami dove si trovano a pascolare.
    3717Quell'uomo disse: Hanno tolto le tende di qui, infatti li ho sentiti dire: Andiamo a Dotan. Allora Giuseppe andò in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan.
    3718Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono di farlo morire.
    3719Si dissero l'un l'altro: Ecco, il sognatore arriva!
    3720Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in qualche cisterna! Poi diremo: Una bestia feroce l'ha divorato! Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!.
    3721Ma Ruben sentì e volle salvarlo dalle loro mani, dicendo: Non togliamogli la vita.
    3722Poi disse loro: Non versate il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano; egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre.
    3723Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica dalle lunghe maniche ch'egli indossava,
    3724poi lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz'acqua.
    3725Poi sedettero per prendere cibo. Quando ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Galaad, con i cammelli carichi di resina, di balsamo e di laudano, che andavano a portare in Egitto.
    3726Allora Giuda disse ai fratelli: Che guadagno c'è ad uccidere il nostro fratello e a nasconderne il sangue?
    3727Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne. I suoi fratelli lo ascoltarono.
    3728Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d'argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.
    3729Quando Ruben ritornò alla cisterna, ecco Giuseppe non c'era più. Allora si stracciò le vesti,
    3730tornò dai suoi fratelli e disse: Il ragazzo non c'è più, dove andrò io?.
    3731Presero allora la tunica di Giuseppe, scannarono un capro e intinsero la tunica nel sangue.
    3732Poi mandarono al padre la tunica dalle lunghe maniche e gliela fecero pervenire con queste parole: L'abbiamo trovata; riscontra se è o no la tunica di tuo figlio.
    3733Egli la riconobbe e disse: E' la tunica di mio figlio! Una bestia feroce l'ha divorato. Giuseppe è stato sbranato.
    3734Giacobbe si stracciò le vesti, si pose un cilicio attorno ai fianchi e fece lutto sul figlio per molti giorni.
    3735Tutti i suoi figli e le sue figlie vennero a consolarlo, ma egli non volle essere consolato dicendo: No, io voglio scendere in lutto dal figlio mio nella tomba. E il padre suo lo pianse.
    3736Intanto i Madianiti lo vendettero in Egitto a Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie.
    3801In quel tempo Giuda si separò dai suoi fratelli e si stabilì presso un uomo di Adullam, di nome Chira.
    3802Qui Giuda vide la figlia di un Cananeo chiamato Sua, la prese in moglie e si unì a lei.
    3803Essa concepì e partorì un figlio e lo chiamò Er.
    3804Poi concepì ancora e partorì un figlio e lo chiamò Onan.
    3805Ancora un'altra volta partorì un figlio e lo chiamò Sela. Essa si trovava in Chezib, quando lo partorì.
    3806Giuda prese una moglie per il suo primogenito Er, la quale si chiamava Tamar.
    3807Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo fece morire.
    3808Allora Giuda disse a Onan: Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il dovere di cognato e assicura così una posterità per il fratello.
    3809Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterità al fratello.
    3810Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche lui.
    3811Allora Giuda disse alla nuora Tamar: Ritorna a casa da tuo padre come vedova fin quando il mio figlio Sela sarà cresciuto. Perché pensava: Che non muoia anche questo come i suoi fratelli!. Così Tamar se ne andò e ritornò alla casa del padre.
    3812Passarono molti giorni e morì la figlia di Sua, moglie di Giuda. Quando Giuda ebbe finito il lutto, andò a Timna da quelli che tosavano il suo gregge e con lui vi era Chira, il suo amico di Adullam.
    3813Fu portata a Tamar questa notizia: Ecco, tuo suocero va a Timna per la tosatura del suo gregge.
    3814Allora Tamar si tolse gli abiti vedovili, si coprì con il velo e se lo avvolse intorno, poi si pose a sedere all'ingresso di Enaim, che è sulla strada verso Timna. Aveva visto infatti che Sela era ormai cresciuto, ma che lei non gli era stata data in moglie.
    3815Giuda la vide e la credette una prostituta, perché essa si era coperta la faccia.
    3816Egli si diresse su quella strada verso di lei e disse: Lascia che io venga con te!. Non sapeva infatti che quella fosse la sua nuora. Essa disse: Che mi darai per venire con me?.
    3817Rispose: Io ti manderò un capretto del gregge. Essa riprese: Mi dai un pegno fin quando me lo avrai mandato?.
    3818Egli disse: Qual è il pegno che ti devo dare?. Rispose: Il tuo sigillo, il tuo cordone e il bastone che hai in mano. Allora glieli diede e le si unì. Essa concepì da lui.
    3819Poi si alzò e se ne andò; si tolse il velo e rivestì gli abiti vedovili.
    3820Giuda mandò il capretto per mezzo del suo amico di Adullam, per riprendere il pegno dalle mani di quella donna, ma quegli non la trovò.
    3821Domandò agli uomini di quel luogo: Dov'è quella prostituta che stava in Enaim sulla strada?. Ma risposero: Non c'è stata qui nessuna prostituta.
    3822Così tornò da Giuda e disse: Non l'ho trovata; anche gli uomini di quel luogo dicevano: Non c'è stata qui nessuna prostituta.
    3823Allora Giuda disse: Se li tenga! Altrimenti ci esponiamo agli scherni. Vedi che le ho mandato questo capretto, ma tu non l'hai trovata.
    3824Circa tre mesi dopo, fu portata a Giuda questa notizia: Tamar, la tua nuora, si è prostituita e anzi è incinta a causa della prostituzione. Giuda disse: Conducetela fuori e sia bruciata!.
    3825Essa veniva gia condotta fuori, quando mandò a dire al suocero: Dell'uomo a cui appartengono questi oggetti io sono incinta. E aggiunse: Riscontra, dunque, di chi siano questo sigillo, questi cordoni e questo bastone.
    3826Giuda li riconobbe e disse: Essa è più giusta di me, perché io non l'ho data a mio figlio Sela. E non ebbe più rapporti con lei.
    3827Quand'essa fu giunta al momento di partorire, ecco aveva nel grembo due gemelli.
    3828Durante il parto, uno di essi mise fuori una mano e la levatrice prese un filo scarlatto e lo legò attorno a quella mano, dicendo: Questi è uscito per primo.
    3829Ma, quando questi ritirò la mano, ecco uscì suo fratello. Allora essa disse: Come ti sei aperta una breccia? e lo si chiamò Perez.
    3830Poi uscì suo fratello, che aveva il filo scarlatto alla mano, e lo si chiamò Zerach.
    3901Giuseppe era stato condotto in Egitto e Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie, un Egiziano, lo acquistò da quegli Ismaeliti che l'avevano condotto laggiù.
    3902Allora il Signore fu con Giuseppe: a lui tutto riusciva bene e rimase nella casa dell'Egiziano, suo padrone.
    3903Il suo padrone si accorse che il Signore era con lui e che quanto egli intraprendeva il Signore faceva riuscire nelle sue mani.
    3904Così Giuseppe trovò grazia agli occhi di lui e divenne suo servitore personale; anzi quegli lo nominò suo maggiordomo e gli diede in mano tutti i suoi averi.
    3905Da quando egli lo aveva fatto suo maggiordomo e incaricato di tutti i suoi averi, il Signore benedisse la casa dell'Egiziano per causa di Giuseppe e la benedizione del Signore fu su quanto aveva, in casa e nella campagna.
    3906Così egli lasciò tutti i suoi averi nelle mani di Giuseppe e non gli domandava conto di nulla, se non del cibo che mangiava. Ora Giuseppe era bello di forma e avvenente di aspetto.
    3907Dopo questi fatti, la moglie del padrone gettò gli occhi su Giuseppe e gli disse: Unisciti a me!.
    3908Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: Vedi, il mio signore non mi domanda conto di quanto è nella sua casa e mi ha dato in mano tutti i suoi averi.
    3909Lui stesso non conta più di me in questa casa; non mi ha proibito nulla, se non te, perché sei sua moglie. E come potrei fare questo grande male e peccare contro Dio?.
    3910E, benché ogni giorno essa ne parlasse a Giuseppe, egli non acconsentì di unirsi, di darsi a lei.
    3911Ora un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro, mentre non c'era nessuno dei domestici.
    3912Essa lo afferrò per la veste, dicendo: Unisciti a me!. Ma egli le lasciò tra le mani la veste, fuggì e uscì.
    3913Allora essa, vedendo ch'egli le aveva lasciato tra le mani la veste ed era fuggito fuori,
    3914chiamò i suoi domestici e disse loro: Guardate, ci ha condotto in casa un Ebreo per scherzare con noi! Mi si è accostato per unirsi a me, ma io ho gridato a gran voce.
    3915Egli, appena ha sentito che alzavo la voce e chiamavo, ha lasciato la veste accanto a me, è fuggito ed è uscito.
    3916Ed essa pose accanto a sé la veste di lui finché il padrone venne a casa.
    3917Allora gli disse le stesse cose: Quel servo ebreo, che tu ci hai condotto in casa, mi si è accostato per scherzare con me.
    3918Ma appena io ho gridato e ho chiamato, ha abbandonato la veste presso di me ed è fuggito fuori.
    3919Quando il padrone udì le parole di sua moglie che gli parlava: Proprio così mi ha fatto il tuo servo!, si accese d'ira.
    3920Il padrone di Giuseppe lo prese e lo mise nella prigione, dove erano detenuti i carcerati del re. Così egli rimase là in prigione.
    3921Ma il Signore fu con Giuseppe, gli conciliò benevolenza e gli fece trovare grazia agli occhi del comandante della prigione.
    3922Così il comandante della prigione affidò a Giuseppe tutti i carcerati che erano nella prigione e quanto c'era da fare là dentro, lo faceva lui.
    3923Il comandante della prigione non si prendeva cura più di nulla di quanto gli era affidato, perché il Signore era con lui e quello che egli faceva il Signore faceva riuscire.
    4001Dopo queste cose il coppiere del re d'Egitto e il panettiere offesero il loro padrone, il re d'Egitto.
    4002Il faraone si adirò contro i suoi due eunuchi, contro il capo dei coppieri e contro il capo dei panettieri,
    4003e li fece mettere in carcere nella casa del comandante delle guardie, nella prigione dove Giuseppe era detenuto.
    4004Il comandante delle guardie assegnò loro Giuseppe, perché li servisse. Così essi restarono nel carcere per un certo tempo.
    4005Ora, in una medesima notte, il coppiere e il panettiere del re d'Egitto, che erano detenuti nella prigione, ebbero tutti e due un sogno, ciascuno il suo sogno, che aveva un significato particolare.
    4006Alla mattina Giuseppe venne da loro e vide che erano afflitti.
    4007Allora interrogò gli eunuchi del faraone che erano con lui in carcere nella casa del suo padrone e disse: Perché quest'oggi avete la faccia così triste?.
    4008Gli dissero: Abbiamo fatto un sogno e non c'è chi lo interpreti. Giuseppe disse loro: Non è forse Dio che ha in suo potere le interpretazioni? Raccontatemi dunque.
    4009Allora il capo dei coppieri raccontò il suo sogno a Giuseppe e gli disse: Nel mio sogno, ecco mi stava davanti una vite,
    4010sulla quale erano tre tralci; non appena essa cominciò a germogliare, apparvero i fiori e i suoi grappoli maturarono gli acini.
    4011Io avevo in mano il calice del faraone; presi gli acini, li spremetti nella coppa del faraone e diedi la coppa in mano al faraone.
    4012Giuseppe gli disse: Eccone la spiegazione: i tre tralci sono tre giorni.
    4013Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti restituirà nella tua carica e tu porgerai il calice al faraone, secondo la consuetudine di prima, quando eri suo coppiere.
    4014Ma se, quando sarai felice, ti vorrai ricordare che io sono stato con te, fammi questo favore: parla di me al faraone e fammi uscire da questa casa.
    4015Perché io sono stato portato via ingiustamente dal paese degli Ebrei e anche qui non ho fatto nulla perché mi mettessero in questo sotterraneo.
    4016Allora il capo dei panettieri, vedendo che aveva dato un'interpretazione favorevole, disse a Giuseppe: Quanto a me, nel mio sogno mi stavano sulla testa tre canestri di pane bianco
    4017e nel canestro che stava di sopra era ogni sorta di cibi per il faraone, quali si preparano dai panettieri. Ma gli uccelli li mangiavano dal canestro che avevo sulla testa.
    4018Giuseppe rispose e disse: Questa è la spiegazione: i tre canestri sono tre giorni.
    4019Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti impiccherà ad un palo e gli uccelli ti mangeranno la carne addosso.
    4020Appunto al terzo giorno - era il giorno natalizio del faraone - egli fece un banchetto a tutti i suoi ministri e allora sollevò la testa del capo dei coppieri e la testa del capo dei panettieri in mezzo ai suoi ministri.
    4021Restituì il capo dei coppieri al suo ufficio di coppiere, perché porgesse la coppa al faraone,
    4022e invece impiccò il capo dei panettieri, secondo l'interpretazione che Giuseppe aveva loro data.
    4023Ma il capo dei coppieri non si ricordò di Giuseppe e lo dimenticò.
    4101Al termine di due anni, il faraone sognò di trovarsi presso il Nilo.
    4102Ed ecco salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse e si misero a pascolare tra i giunchi.
    4103Ed ecco, dopo quelle, sette altre vacche salirono dal Nilo, brutte di aspetto e magre, e si fermarono accanto alle prime vacche sulla riva del Nilo.
    4104Ma le vacche brutte di aspetto e magre divorarono le sette vacche belle di aspetto e grasse. E il faraone si svegliò.
    4105Poi si addormentò e sognò una seconda volta: ecco sette spighe spuntavano da un unico stelo, grosse e belle.
    4106Ma ecco sette spighe vuote e arse dal vento d'oriente spuntavano dopo quelle.
    4107Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe grosse e piene. Poi il faraone si svegliò: era stato un sogno.
    4108Alla mattina il suo spirito ne era turbato, perciò convocò tutti gli indovini e tutti i saggi dell'Egitto. Il faraone raccontò loro il sogno, ma nessuno lo sapeva interpretare al faraone.
    4109Allora il capo dei coppieri parlò al faraone: Io devo ricordare oggi le mie colpe.
    4110Il faraone si era adirato contro i suoi servi e li aveva messi in carcere nella casa del capo delle guardie, me e il capo dei panettieri.
    4111Noi facemmo un sogno nella stessa notte, io e lui; ma avemmo ciascuno un sogno con un significato particolare.
    4112Ora era là con noi un giovane ebreo, schiavo del capo delle guardie; noi gli raccontammo i nostri sogni ed egli ce li interpretò, dando a ciascuno spiegazione del suo sogno.
    4113Proprio come ci aveva interpretato, così avvenne: io fui restituito alla mia carica e l'altro fu impiccato.
    4114Allora il faraone convocò Giuseppe. Lo fecero uscire in fretta dal sotterraneo ed egli si rase, si cambiò gli abiti e si presentò al faraone.
    4115Il faraone disse a Giuseppe: Ho fatto un sogno e nessuno lo sa interpretare; ora io ho sentito dire di te che ti basta ascoltare un sogno per interpretarlo subito.
    4116Giuseppe rispose al faraone: Non io, ma Dio darà la risposta per la salute del faraone!.
    4117Allora il faraone disse a Giuseppe: Nel mio sogno io mi trovavo sulla riva del Nilo.
    4118Quand'ecco salirono dal Nilo sette vacche grasse e belle di forma e si misero a pascolare tra i giunchi.
    4119Ed ecco sette altre vacche salirono dopo quelle, deboli, brutte di forma e magre: non ne vidi mai di così brutte in tutto il paese d'Egitto.
    4120Le vacche magre e brutte divorarono le prime sette vacche, quelle grasse.
    4121Queste entrarono nel loro corpo, ma non si capiva che vi fossero entrate, perché il loro aspetto era brutto come prima. E mi svegliai.
    4122Poi vidi nel sogno che sette spighe spuntavano da un solo stelo, piene e belle.
    4123Ma ecco sette spighe secche, vuote e arse dal vento d'oriente, spuntavano dopo quelle.
    4124Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe belle. Ora io l'ho detto agli indovini, ma nessuno mi dà la spiegazione.
    4125Allora Giuseppe disse al faraone: Il sogno del faraone è uno solo: quello che Dio sta per fare, lo ha indicato al faraone.
    4126Le sette vacche belle sono sette anni e le sette spighe belle sono sette anni: è un solo sogno.
    4127E le sette vacche magre e brutte, che salgono dopo quelle, sono sette anni e le sette spighe vuote, arse dal vento d'oriente, sono sette anni: vi saranno sette anni di carestia.
    4128E' appunto ciò che ho detto al faraone: quanto Dio sta per fare, l'ha manifestato al faraone.
    4129Ecco stanno per venire sette anni, in cui sarà grande abbondanza in tutto il paese d'Egitto.
    4130Poi a questi succederanno sette anni di carestia; si dimenticherà tutta quella abbondanza nel paese d'Egitto e la carestia consumerà il paese.
    4131Si dimenticherà che vi era stata l'abbondanza nel paese a causa della carestia venuta in seguito, perché sarà molto dura.
    4132Quanto al fatto che il sogno del faraone si è ripetuto due volte, significa che la cosa è decisa da Dio e che Dio si affretta ad eseguirla.
    4133Ora il faraone pensi a trovare un uomo intelligente e saggio e lo metta a capo del paese d'Egitto.
    4134Il faraone inoltre proceda ad istituire funzionari sul paese, per prelevare un quinto sui prodotti del paese d'Egitto durante i sette anni di abbondanza.
    4135Essi raccoglieranno tutti i viveri di queste annate buone che stanno per venire, ammasseranno il grano sotto l'autorità del faraone e lo terranno in deposito nelle città.
    4136Questi viveri serviranno al paese di riserva per i sette anni di carestia che verranno nel paese d'Egitto; così il paese non sarà distrutto dalla carestia.
    4137La cosa piacque al faraone e a tutti i suoi ministri.
    4138Il faraone disse ai ministri: Potremo trovare un uomo come questo, in cui sia lo spirito di Dio?.
    4139Poi il faraone disse a Giuseppe: Dal momento che Dio ti ha manifestato tutto questo, nessuno è intelligente e saggio come te.
    4140Tu stesso sarai il mio maggiordomo e ai tuoi ordini si schiererà tutto il mio popolo: solo per il trono io sarò più grande di te.
    4141Il faraone disse a Giuseppe: Ecco, io ti metto a capo di tutto il paese d'Egitto.
    4142Il faraone si tolse di mano l'anello e lo pose sulla mano di Giuseppe; lo rivestì di abiti di lino finissimo e gli pose al collo un monile d'oro.
    4143Poi lo fece montare sul suo secondo carro e davanti a lui si gridava: Abrech. E così lo si stabilì su tutto il paese d'Egitto.
    4144Poi il faraone disse a Giuseppe: Sono il faraone, ma senza il tuo permesso nessuno potrà alzare la mano o il piede in tutto il paese d'Egitto.
    4145E il faraone chiamò Giuseppe Zafnat-Paneach e gli diede in moglie Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On. Giuseppe uscì per tutto il paese d'Egitto.
    4146Giuseppe aveva trent'anni quando si presentò al faraone re d'Egitto. Poi Giuseppe si allontanò dal faraone e percorse tutto il paese d'Egitto.
    4147Durante i sette anni di abbondanza la terra produsse a profusione.
    4148Egli raccolse tutti i viveri dei sette anni, nei quali vi era stata l'abbondanza nel paese d'Egitto, e ripose i viveri nelle città, cioè in ogni città ripose i viveri della campagna circostante.
    4149Giuseppe ammassò il grano come la sabbia del mare, in grandissima quantità, così che non se ne fece più il computo, perché era incalcolabile.
    4150Intanto nacquero a Giuseppe due figli, prima che venisse l'anno della carestia; glieli partorì Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On.
    4151Giuseppe chiamò il primogenito Manasse, perché - disse - Dio mi ha fatto dimenticare ogni affanno e tutta la casa di mio padre.
    4152E il secondo lo chiamò Efraim, perché - disse - Dio mi ha reso fecondo nel paese della mia afflizione.
    4153Poi finirono i sette anni di abbondanza nel paese d'Egitto
    4154e cominciarono i sette anni di carestia, come aveva detto Giuseppe. Ci fu carestia in tutti i paesi, ma in tutto l'Egitto c'era il pane.
    4155Poi tutto il paese d'Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo gridò al faraone per avere il pane. Allora il faraone disse a tutti gli Egiziani: Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà.
    4156La carestia dominava su tutta la terra. Allora Giuseppe aprì tutti i depositi in cui vi era grano e vendette il grano agli Egiziani, mentre la carestia si aggravava in Egitto.
    4157E da tutti i paesi venivano in Egitto per acquistare grano da Giuseppe, perché la carestia infieriva su tutta la terra.
    4201Ora Giacobbe seppe che in Egitto c'era il grano; perciò disse ai figli: Perché state a guardarvi l'un l'altro?.
    4202E continuò: Ecco, ho sentito dire che vi è il grano in Egitto. Andate laggiù e compratene per noi, perché possiamo conservarci in vita e non morire.
    4203Allora i dieci fratelli di Giuseppe scesero per acquistare il frumento in Egitto.
    4204Ma quanto a Beniamino, fratello di Giuseppe, Giacobbe non lo mandò con i fratelli perché diceva: Non gli succeda qualche disgrazia!.
    4205Arrivarono dunque i figli d'Israele per acquistare il grano, in mezzo ad altri che pure erano venuti, perché nel paese di Canaan c'era la carestia.
    4206Ora Giuseppe aveva autorità sul paese e vendeva il grano a tutto il popolo del paese. Perciò i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si prostrarono davanti con la faccia a terra.
    4207Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece l'estraneo verso di loro, parlò duramente e disse: Di dove siete venuti?. Risposero: Dal paese di Canaan per comperare viveri.
    4208Giuseppe riconobbe dunque i fratelli, mentre essi non lo riconobbero.
    4209Si ricordò allora Giuseppe dei sogni che aveva avuti a loro riguardo e disse loro: Voi siete spie! Voi siete venuti a vedere i punti scoperti del paese.
    4210Gli risposero: No, signore mio; i tuoi servi sono venuti per acquistare viveri.
    4211Noi siamo tutti figli di un solo uomo. Noi siamo sinceri. I tuoi servi non sono spie!.
    4212Ma egli disse loro: No, voi siete venuti a vedere i punti scoperti del paese!.
    4213Allora essi dissero: Dodici sono i tuoi servi, siamo fratelli, figli di un solo uomo, nel paese di Canaan; ecco il più giovane è ora presso nostro padre e uno non c'è più.
    4214Giuseppe disse loro: Le cose stanno come vi ho detto: voi siete spie.
    4215In questo modo sarete messi alla prova: per la vita del faraone, non uscirete di qui se non quando vi avrà raggiunto il vostro fratello più giovane.
    4216Mandate uno di voi a prendere il vostro fratello; voi rimarrete prigionieri. Siano così messe alla prova le vostre parole, per sapere se la verità è dalla vostra parte. Se no, per la vita del faraone, voi siete spie!.
    4217E li tenne in carcere per tre giorni.
    4218Al terzo giorno Giuseppe disse loro: Fate questo e avrete salva la vita; io temo Dio!
    4219Se voi siete sinceri, uno dei vostri fratelli resti prigioniero nel vostro carcere e voi andate a portare il grano per la fame delle vostre case.
    4220Poi mi condurrete qui il vostro fratello più giovane. Allora le vostre parole si dimostreranno vere e non morirete. Essi annuirono.
    4221Allora si dissero l'un l'altro: Certo su di noi grava la colpa nei riguardi di nostro fratello, perché abbiamo visto la sua angoscia quando ci supplicava e non lo abbiamo ascoltato. Per questo ci è venuta addosso quest'angoscia.
    4222Ruben prese a dir loro: Non ve lo avevo detto io: Non peccate contro il ragazzo? Ma non mi avete dato ascolto. Ecco ora ci si domanda conto del suo sangue.
    4223Non sapevano che Giuseppe li capiva, perché tra lui e loro vi era l'interprete.
    4224Allora egli si allontanò da loro e pianse. Poi tornò e parlò con essi. Scelse tra di loro Simeone e lo fece incatenare sotto i loro occhi.
    4225Quindi Giuseppe diede ordine che si riempissero di grano i loro sacchi e si rimettesse il denaro di ciascuno nel suo sacco e si dessero loro provviste per il viaggio. E così venne loro fatto.
    4226Essi caricarono il grano sugli asini e partirono di là.
    4227Ora in un luogo dove passavano la notte uno di essi aprì il sacco per dare il foraggio all'asino e vide il proprio denaro alla bocca del sacco.
    4228Disse ai fratelli: Mi è stato restituito il denaro: eccolo qui nel mio sacco!. Allora si sentirono mancare il cuore e tremarono, dicendosi l'un l'altro: Che è mai questo che Dio ci ha fatto?.
    4229Arrivati da Giacobbe loro padre, nel paese di Canaan, gli riferirono tutte le cose che erano loro capitate:
    4230Quell'uomo che è il signore del paese ci ha parlato duramente e ci ha messi in carcere come spie del paese.
    4231Allora gli abbiamo detto: Noi siamo sinceri; non siamo spie!
    4232Noi siamo dodici fratelli, figli di nostro padre: uno non c'è più e il più giovane è ora presso nostro padre nel paese di Canaan.
    4233Ma l'uomo, signore del paese, ci ha risposto: In questo modo io saprò se voi siete sinceri: lasciate qui con me uno dei vostri fratelli, prendete il grano necessario alle vostre case e andate.
    4234Poi conducetemi il vostro fratello più giovane; così saprò che non siete spie, ma che siete sinceri; io vi renderò vostro fratello e voi potrete percorrere il paese in lungo e in largo.
    4235Mentre vuotavano i sacchi, ciascuno si accorse di avere la sua borsa di denaro nel proprio sacco. Quando essi e il loro padre videro le borse di denaro, furono presi dal timore.
    4236E il padre loro Giacobbe disse: Voi mi avete privato dei figli! Giuseppe non c'è più, Simeone non c'è più e Beniamino me lo volete prendere. Su di me tutto questo ricade!.
    4237Allora Ruben disse al padre: Farai morire i miei due figli, se non te lo ricondurrò. Affidalo a me e io te lo restituirò.
    4238Ma egli rispose: Il mio figlio non verrà laggiù con voi, perché suo fratello è morto ed egli è rimasto solo. Se gli capitasse una disgrazia durante il viaggio che volete fare, voi fareste scendere con dolore la mia canizie negli inferi.
    4301La carestia continuava a gravare sul paese.
    4302Quando ebbero finito di consumare il grano che avevano portato dall'Egitto, il padre disse loro: Tornate là e acquistate per noi un pò di viveri.
    4303Ma Giuda gli disse: Quell'uomo ci ha dichiarato severamente: Non verrete alla mia presenza, se non avrete con voi il vostro fratello!
    4304Se tu sei disposto a lasciar partire con noi nostro fratello, andremo laggiù e ti compreremo il grano.
    4305Ma se tu non lo lasci partire, noi non ci andremo, perché quell'uomo ci ha detto: Non verrete alla mia presenza, se non avrete con voi il vostro fratello!.
    4306Israele disse: Perché mi avete fatto questo male, cioè far sapere a quell'uomo che avevate ancora un fratello?.
    4307Risposero: Quell'uomo ci ha interrogati con insistenza intorno a noi e alla nostra parentela: E' ancora vivo vostro padre? Avete qualche fratello? e noi abbiamo risposto secondo queste domande. Potevamo sapere ch'egli avrebbe detto: Conducete qui vostro fratello?.
    4308Giuda disse a Israele suo padre: Lascia venire il giovane con me; partiremo subito per vivere e non morire, noi, tu e i nostri bambini.
    4309Io mi rendo garante di lui: dalle mie mani lo reclamerai. Se non te lo ricondurrò, se non te lo riporterò, io sarò colpevole contro di te per tutta la vita.
    4310Se non avessimo indugiato, ora saremmo gia di ritorno per la seconda volta.
    4311Israele loro padre rispose: Se è così, fate pure: mettete nei vostri bagagli i prodotti più scelti del paese e portateli in dono a quell'uomo: un pò di balsamo, un pò di miele, resina e laudano, pistacchi e mandorle.
    4312Prendete con voi doppio denaro, il denaro cioè che è stato rimesso nella bocca dei vostri sacchi lo porterete indietro: forse si tratta di un errore.
    4313Prendete anche vostro fratello, partite e tornate da quell'uomo.
    4314Dio onnipotente vi faccia trovare misericordia presso quell'uomo, così che vi rilasci l'altro fratello e Beniamino. Quanto a me, una volta che non avrò più i miei figli, non li avrò più...!.
    4315Presero dunque i nostri uomini questo dono e il doppio del denaro e anche Beniamino, partirono, scesero in Egitto e si presentarono a Giuseppe.
    4316Quando Giuseppe ebbe visto Beniamino con loro, disse al suo maggiordomo: Conduci questi uomini in casa, macella quello che occorre e prepara, perché questi uomini mangeranno con me a mezzogiorno.
    4317Il maggiordomo fece come Giuseppe aveva ordinato e introdusse quegli uomini nella casa di Giuseppe.
    4318Ma quegli uomini si spaventarono, perché venivano condotti in casa di Giuseppe, e dissero: A causa del denaro, rimesso nei nostri sacchi l'altra volta, ci si vuol condurre là: per assalirci, piombarci addosso e prenderci come schiavi con i nostri asini.
    4319Allora si avvicinarono al maggiordomo della casa di Giuseppe e parlarono con lui all'ingresso della casa;
    4320dissero: Mio signore, noi siamo venuti gia un'altra volta per comperare viveri.
    4321Quando fummo arrivati ad un luogo per passarvi la notte, aprimmo i sacchi ed ecco il denaro di ciascuno si trovava alla bocca del suo sacco: proprio il nostro denaro con il suo peso esatto. Allora noi l'abbiamo portato indietro
    4322e, per acquistare i viveri, abbiamo portato con noi altro denaro. Non sappiamo chi abbia messo nei sacchi il nostro denaro!.
    4323Ma quegli disse: State in pace, non temete! Il vostro Dio e il Dio dei padri vostri vi ha messo un tesoro nei sacchi; il vostro denaro è pervenuto a me. E portò loro Simeone.
    4324Quell'uomo fece entrare gli uomini nella casa di Giuseppe, diede loro acqua, perché si lavassero i piedi e diede il foraggio ai loro asini.
    4325Essi prepararono il dono nell'attesa che Giuseppe arrivasse a mezzogiorno, perché avevano saputo che avrebbero preso cibo in quel luogo.
    4326Quando Giuseppe arrivò a casa, gli presentarono il dono, che avevano con sé, e si prostrarono davanti a lui con la faccia a terra.
    4327Egli domandò loro come stavano e disse: Sta bene il vostro vecchio padre, di cui mi avete parlato? Vive ancora?.
    4328Risposero: Il tuo servo, nostro padre, sta bene, è ancora vivo e si inginocchiarono prostrandosi.
    4329Egli alzò gli occhi e guardò Beniamino, suo fratello, il figlio di sua madre, e disse: E' questo il vostro fratello più giovane, di cui mi avete parlato? e aggiunse: Dio ti conceda grazia, figlio mio!.
    4330Giuseppe uscì in fretta, perché si era commosso nell'intimo alla presenza di suo fratello e sentiva il bisogno di piangere; entrò nella sua camera e pianse.
    4331Poi si lavò la faccia, uscì e, facendosi forza, ordinò: Servite il pasto.
    4332Fu servito per lui a parte, per loro a parte e per i commensali egiziani a parte, perché gli Egiziani non possono prender cibo con gli Ebrei: ciò sarebbe per loro un abominio.
    4333Presero posto davanti a lui dal primogenito al più giovane, ciascuno in ordine di età ed essi si guardavano con meraviglia l'un l'altro.
    4334Egli fece portare loro porzioni prese dalla propria mensa, ma la porzione di Beniamino era cinque volte più abbondante di quella di tutti gli altri. E con lui bevvero fino all'allegria.
    4401Diede poi questo ordine al maggiordomo della sua casa: Riempi i sacchi di quegli uomini di tanti viveri quanti ne possono contenere e metti il denaro di ciascuno alla bocca del suo sacco.
    4402Insieme metterai la mia coppa, la coppa d'argento, alla bocca del sacco del più giovane, con il denaro del suo grano. Quegli fece secondo l'ordine di Giuseppe.
    4403Al mattino, fattosi chiaro, quegli uomini furono fatti partire con i loro asini.
    4404Erano appena usciti dalla città e ancora non si erano allontanati, quando Giuseppe disse al maggiordomo della sua casa: Su, insegui quegli uomini, raggiungili e dì loro: Perché avete reso male per bene?
    4405Non è forse questa la coppa in cui beve il mio signore e per mezzo della quale egli suole trarre i presagi? Avete fatto male a fare così.
    4406Egli li raggiunse e ripetè loro queste parole.
    4407Quelli gli dissero: Perché il mio signore dice queste cose? Lungi dai tuoi servi il fare una tale cosa!
    4408Ecco, il denaro che abbiamo trovato alla bocca dei nostri sacchi te lo abbiamo riportato dal paese di Canaan e come potremmo rubare argento od oro dalla casa del tuo padrone?
    4409Quello dei tuoi servi, presso il quale si troverà, sarà messo a morte e anche noi diventeremo schiavi del mio signore.
    4410Rispose: Ebbene, come avete detto, così sarà: colui, presso il quale si troverà, sarà mio schiavo e voi sarete innocenti.
    4411Ciascuno si affrettò a scaricare a terra il suo sacco e lo aprì.
    4412Quegli li frugò dal maggiore al più piccolo, e la coppa fu trovata nel sacco di Beniamino.
    4413Allora essi si stracciarono le vesti, ricaricarono ciascuno il proprio asino e tornarono in città.
    4414Giuda e i suoi fratelli vennero nella casa di Giuseppe, che si trovava ancora là, e si gettarono a terra davanti a lui.
    4415Giuseppe disse loro: Che azione avete commessa? Non sapete che un uomo come me è capace di indovinare?.
    4416Giuda disse: Che diremo al mio signore? Come parlare? Come giustificarci? Dio ha scoperto la colpa dei tuoi servi... Eccoci schiavi del mio signore, noi e colui che è stato trovato in possesso della coppa.
    4417Ma egli rispose: Lungi da me il far questo! L'uomo trovato in possesso della coppa, lui sarà mio schiavo: quanto a voi, tornate in pace da vostro padre.
    4418Allora Giuda gli si fece innanzi e disse: Mio signore, sia permesso al tuo servo di far sentire una parola agli orecchi del mio signore; non si accenda la tua ira contro il tuo servo, perché il faraone è come te!
    4419Il mio signore aveva interrogato i suoi servi: Avete un padre o un fratello?
    4420E noi avevamo risposto al mio signore: Abbiamo un padre vecchio e un figlio ancor giovane natogli in vecchiaia, suo fratello è morto ed egli è rimasto il solo dei figli di sua madre e suo padre lo ama.
    4421Tu avevi detto ai tuoi servi: Conducetelo qui da me, perché lo possa vedere con i miei occhi.
    4422Noi avevamo risposto al mio signore: Il giovinetto non può abbandonare suo padre: se lascerà suo padre, questi morirà.
    4423Ma tu avevi soggiunto ai tuoi servi: Se il vostro fratello minore non verrà qui con voi, non potrete più venire alla mia presenza.
    4424Quando dunque eravamo ritornati dal tuo servo, mio padre, gli riferimmo le parole del mio signore.
    4425E nostro padre disse: Tornate ad acquistare per noi un pò di viveri.
    4426E noi rispondemmo: Non possiamo ritornare laggiù: se c'è con noi il nostro fratello minore, andremo; altrimenti, non possiamo essere ammessi alla presenza di quell'uomo senza avere con noi il nostro fratello minore.
    4427Allora il tuo servo, mio padre, ci disse: Voi sapete che due figli mi aveva procreato mia moglie.
    4428Uno partì da me e dissi: certo è stato sbranato! Da allora non l'ho più visto.
    4429Se ora mi porterete via anche questo e gli capitasse una disgrazia, voi fareste scendere con dolore la mia canizie nella tomba.
    4430Ora, quando io arriverò dal tuo servo, mio padre, e il giovinetto non sarà con noi, mentre la vita dell'uno è legata alla vita dell'altro,
    4431appena egli avrà visto che il giovinetto non è con noi, morirà e i tuoi servi avranno fatto scendere con dolore negli inferi la canizie del tuo servo, nostro padre.
    4432Ma il tuo servo si è reso garante del giovinetto presso mio padre: Se non te lo ricondurrò, sarò colpevole verso mio padre per tutta la vita.
    4433Ora, lascia che il tuo servo rimanga invece del giovinetto come schiavo del mio signore e il giovinetto torni lassù con i suoi fratelli!
    4434Perché, come potrei tornare da mio padre senz'avere con me il giovinetto? Ch'io non veda il male che colpirebbe mio padre!.
    4501Allora Giuseppe non potè più contenersi dinanzi ai circostanti e gridò: Fate uscire tutti dalla mia presenza!. Così non restò nessuno presso di lui, mentre Giuseppe si faceva conoscere ai suoi fratelli.
    4502Ma diede in un grido di pianto e tutti gli Egiziani lo sentirono e la cosa fu risaputa nella casa del faraone.
    4503Giuseppe disse ai fratelli: Io sono Giuseppe! Vive ancora mio padre?. Ma i suoi fratelli non potevano rispondergli, perché atterriti dalla sua presenza.
    4504Allora Giuseppe disse ai fratelli: Avvicinatevi a me!. Si avvicinarono e disse loro: Io sono Giuseppe, il vostro fratello, che voi avete venduto per l'Egitto.
    4505Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita.
    4506Perché gia da due anni vi è la carestia nel paese e ancora per cinque anni non vi sarà né aratura né mietitura.
    4507Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente.
    4508Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio ed Egli mi ha stabilito padre per il faraone, signore su tutta la sua casa e governatore di tutto il paese d'Egitto.
    4509Affrettatevi a salire da mio padre e ditegli: Dice il tuo figlio Giuseppe: Dio mi ha stabilito signore di tutto l'Egitto. Vieni quaggiù presso di me e non tardare.
    4510Abiterai nel paese di Gosen e starai vicino a me tu, i tuoi figli e i figli dei tuoi figli, i tuoi greggi e i tuoi armenti e tutti i tuoi averi.
    4511Là io ti darò sostentamento, poiché la carestia durerà ancora cinque anni, e non cadrai nell'indigenza tu, la tua famiglia e quanto possiedi.
    4512Ed ecco, i vostri occhi lo vedono e lo vedono gli occhi di mio fratello Beniamino: è la mia bocca che vi parla!
    4513Riferite a mio padre tutta la gloria che io ho in Egitto e quanto avete visto; affrettatevi a condurre quaggiù mio padre.
    4514Allora egli si gettò al collo di Beniamino e pianse. Anche Beniamino piangeva stretto al suo collo.
    4515Poi baciò tutti i fratelli e pianse stringendoli a sé. Dopo, i suoi fratelli si misero a conversare con lui.
    4516Intanto nella casa del faraone si era diffusa la voce: Sono venuti i fratelli di Giuseppe! e questo fece piacere al faraone e ai suoi ministri.
    4517Allora il faraone disse a Giuseppe: Dì ai tuoi fratelli: Fate questo: caricate le cavalcature, partite e andate nel paese di Canaan.
    4518Poi prendete vostro padre e le vostre famiglie e venite da me e io vi darò il meglio del paese d'Egitto e mangerete i migliori prodotti della terra.
    4519Quanto a te, dà loro questo comando: Fate questo: prendete con voi dal paese d'Egitto carri per i vostri bambini e le vostre donne, prendete vostro padre e venite.
    4520Non abbiate rincrescimento per la vostra roba, perché il meglio di tutto il paese sarà vostro.
    4521Così fecero i figli di Israele. Giuseppe diede loro carri secondo l'ordine del faraone e diede loro una provvista per il viaggio.
    4522Diede a tutti una muta di abiti per ciascuno, ma a Beniamino diede trecento sicli d'argento e cinque mute di abiti.
    4523Allo stesso modo mandò al padre dieci asini carichi dei migliori prodotti dell'Egitto e dieci asine cariche di grano, pane e viveri per il viaggio del padre.
    4524Poi congedò i fratelli e, mentre partivano, disse loro: Non litigate durante il viaggio!.
    4525Così essi ritornarono dall'Egitto e arrivarono nel paese di Canaan, dal loro padre Giacobbe
    4526e subito gli riferirono: Giuseppe è ancora vivo, anzi governa tutto il paese d'Egitto!. Ma il suo cuore rimase freddo, perché non poteva credere loro.
    4527Quando però essi gli riferirono tutte le parole che Giuseppe aveva detto loro ed egli vide i carri che Giuseppe gli aveva mandati per trasportarlo, allora lo spirito del loro padre Giacobbe si rianimò.
    4528Israele disse: Basta! Giuseppe, mio figlio, è vivo. Andrò a vederlo prima di morire!.
    4601Israele dunque levò le tende con quanto possedeva e arrivò a Bersabea, dove offrì sacrifici al Dio di suo padre Isacco.
    4602Dio disse a Israele in una visione notturna: Giacobbe, Giacobbe!. Rispose: Eccomi!.
    4603Riprese: Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te un grande popolo.
    4604Io scenderò con te in Egitto e io certo ti farò tornare. Giuseppe ti chiuderà gli occhi.
    4605Giacobbe si alzò da Bersabea e i figli di Israele fecero salire il loro padre Giacobbe, i loro bambini e le loro donne sui carri che il faraone aveva mandati per trasportarlo.
    4606Essi presero il loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistati nel paese di Canaan e vennero in Egitto; Giacobbe cioè e con lui tutti i suoi discendenti;
    4607i suoi figli e i nipoti, le sue figlie e le nipoti, tutti i suoi discendenti egli condusse con sé in Egitto.
    4608Questi sono i nomi dei figli d'Israele che entrarono in Egitto: Giacobbe e i suoi figli, il primogenito di Giacobbe, Ruben.
    4609I figli di Ruben: Enoch, Pallu, Chezron e Carmi.
    4610I figli di Simeone: Iemuel, Iamin, Oad, Iachin, Socar e Saul, figlio della Cananea.
    4611I figli di Levi: Gherson, Keat e Merari.
    4612I figli di Giuda: Er, Onan, Sela, Perez e Zerach; ma Er e Onan morirono nel paese di Canaan. Furono figli di Perez: Chezron e Amul.
    4613I figli di Issacar: Tola, Puva, Giobbe e Simron.
    4614I figli di Zàbulon: Sered, Elon e Iacleel.
    4615Questi sono i figli che Lia partorì a Giacobbe in Paddan-Aram insieme con la figlia Dina; tutti i suoi figli e le sue figlie erano trentatrè persone.
    4616I figli di Gad: Zifion, Agghi, Suni, Esbon, Eri, Arodi e Areli.
    4617I figli di Aser: Imma, Isva, Isvi, Beria e la loro sorella Serach. I figli di Beria: Eber e Malchiel.
    4618Questi sono i figli di Zilpa, che Làbano aveva dato alla figlia Lia; essa li partorì a Giacobbe: sono sedici persone.
    4619I figli di Rachele, moglie di Giacobbe: Giuseppe e Beniamino.
    4620A Giuseppe nacquero in Egitto Efraim e Manasse, che gli partorì Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On.
    4621I figli di Beniamino: Bela, Becher e Asbel, Ghera, Naaman, Echi, Ros, Muppim, Uppim e Arde.
    4622Questi sono i figli che Rachele partorì a Giacobbe; in tutto sono quattordici persone.
    4623I figli di Dan: Usim.
    4624I figli di Nèftali: Iacseel, Guni, Ieser e Sillem.
    4625Questi sono i figli di Bila, che Làbano diede alla figlia Rachele, ed essa li partorì a Giacobbe; in tutto sette persone.
    4626Tutte le persone che entrarono con Giacobbe in Egitto, uscite dai suoi fianchi, senza le mogli dei figli di Giacobbe, sono sessantasei.
    4627I figli che nacquero a Giuseppe in Egitto sono due persone. Tutte le persone della famiglia di Giacobbe, che entrarono in Egitto, sono settanta.
    4628Ora egli aveva mandato Giuda avanti a sé da Giuseppe, perché questi desse istruzioni in Gosen prima del suo arrivo. Poi arrivarono al paese di Gosen.
    4629Allora Giuseppe fece attaccare il suo carro e salì in Gosen incontro a Israele, suo padre. Appena se lo vide davanti, gli si gettò al collo e pianse a lungo stretto al suo collo.
    4630Israele disse a Giuseppe: Posso anche morire, questa volta, dopo aver visto la tua faccia, perché sei ancora vivo.
    4631Allora Giuseppe disse ai fratelli e alla famiglia del padre: Vado ad informare il faraone e a dirgli: I miei fratelli e la famiglia di mio padre, che erano nel paese di Canaan, sono venuti da me.
    4632Ora questi uomini sono pastori di greggi, si occupano di bestiame, e hanno condotto i loro greggi, i loro armenti e tutti i loro averi.
    4633Quando dunque il faraone vi chiamerà e vi domanderà: Qual è il vostro mestiere?,
    4634voi risponderete: Gente dedita al bestiame sono stati i tuoi servi, dalla nostra fanciullezza fino ad ora, noi e i nostri padri. Questo perché possiate risiedere nel paese di Gosen. Perché tutti i pastori di greggi sono un abominio per gli Egiziani.
    4701Giuseppe andò ad informare il faraone dicendogli: Mio padre e i miei fratelli con i loro greggi e armenti e con tutti i loro averi sono venuti dal paese di Canaan; eccoli nel paese di Gosen.
    4702Intanto prese cinque uomini dal gruppo dei suoi fratelli e li presentò al faraone.
    4703Il faraone disse ai suoi fratelli: Qual è il vostro mestiere?. Essi risposero al faraone: Pastori di greggi sono i tuoi servi, noi e i nostri padri.
    4704Poi dissero al faraone: Siamo venuti per soggiornare come forestieri nel paese perché non c'è più pascolo per il gregge dei tuoi servi; infatti è grave la carestia nel paese di Canaan. E ora lascia che i tuoi servi risiedano nel paese di Gosen!.
    4705Allora il faraone disse a Giuseppe: Tuo padre e i tuoi fratelli sono dunque venuti da te.
    4706Ebbene, il paese d'Egitto è a tua disposizione: fà risiedere tuo padre e i tuoi fratelli nella parte migliore del paese. Risiedano pure nel paese di Gosen. Se tu sai che vi sono tra di loro uomini capaci, costituiscili sopra i miei averi in qualità di sovrintendenti al bestiame.
    4707Poi Giuseppe introdusse Giacobbe, suo padre, e lo presentò al faraone e Giacobbe benedisse il faraone.
    4708Il faraone domandò a Giacobbe: Quanti anni hai?.
    4709Giacobbe rispose al faraone: Centotrenta di vita errabonda, pochi e tristi sono stati gli anni della mia vita e non hanno raggiunto il numero degli anni dei miei padri, al tempo della loro vita nomade.
    4710Poi Giacobbe benedisse il faraone e si allontanò dal faraone.
    4711Giuseppe fece risiedere suo padre e i suoi fratelli e diede loro una proprietà nel paese d'Egitto, nella parte migliore del paese, nel territorio di Ramses, come aveva comandato il faraone.
    4712Giuseppe diede il sostentamento al padre, ai fratelli e a tutta la famiglia di suo padre, fornendo pane secondo il numero dei bambini.
    4713Ora non c'era pane in tutto il paese, perché la carestia era molto grave: il paese d'Egitto e il paese di Canaan languivano per la carestia.
    4714Giuseppe raccolse tutto il denaro che si trovava nel paese d'Egitto e nel paese di Canaan in cambio del grano che essi acquistavano; Giuseppe consegnò questo denaro alla casa del faraone.
    4715Quando fu esaurito il denaro del paese di Egitto e del paese di Canaan, tutti gli Egiziani vennero da Giuseppe a dire: Dacci il pane! Perché dovremmo morire sotto i tuoi occhi? Infatti non c'è più denaro.
    4716Rispose Giuseppe: Cedetemi il vostro bestiame e io vi darò pane in cambio del vostro bestiame, se non c'è più denaro.
    4717Allora condussero a Giuseppe il loro bestiame e Giuseppe diede loro il pane in cambio dei cavalli e delle pecore, dei buoi e degli asini; così in quell'anno li nutrì di pane in cambio di tutto il loro bestiame.
    4718Passato quell'anno, vennero a lui l'anno dopo e gli dissero: Non nascondiamo al mio signore che si è esaurito il denaro e anche il possesso del bestiame è passato al mio signore, non rimane più a disposizione del mio signore se non il nostro corpo e il nostro terreno.
    4719Perché dovremmo perire sotto i tuoi occhi, noi e la nostra terra? Acquista noi e la nostra terra in cambio di pane e diventeremo servi del faraone noi con la nostra terra; ma dacci di che seminare, così che possiamo vivere e non morire e il suolo non diventi un deserto!.
    4720Allora Giuseppe acquistò per il faraone tutto il terreno dell'Egitto, perché gli Egiziani vendettero ciascuno il proprio campo, tanto infieriva su di loro la carestia. Così la terra divenne proprietà del faraone.
    4721Quanto al popolo, egli lo fece passare nelle città da un capo all'altro della frontiera egiziana.
    4722Soltanto il terreno dei sacerdoti egli non acquistò, perché i sacerdoti avevano un'assegnazione fissa da parte del faraone e si nutrivano dell'assegnazione che il faraone passava loro; per questo non vendettero il loro terreno.
    4723Poi Giuseppe disse al popolo: Vedete, io ho acquistato oggi per il faraone voi e il vostro terreno. Eccovi il seme: seminate il terreno.
    4724Ma quando vi sarà il raccolto, voi ne darete un quinto al faraone e quattro parti saranno vostre, per la semina dei campi, per il nutrimento vostro e di quelli di casa vostra e per il nutrimento dei vostri bambini.
    4725Gli risposero: Ci hai salvato la vita! Ci sia solo concesso di trovar grazia agli occhi del mio signore e saremo servi del faraone!.
    4726Così Giuseppe fece di questo una legge che vige fino ad oggi sui terreni d'Egitto, per la quale si deve dare la quinta parte al faraone. Soltanto i terreni dei sacerdoti non divennero del faraone.
    4727Gli Israeliti intanto si stabilirono nel paese d'Egitto, nel territorio di Gosen, ebbero proprietà e furono fecondi e divennero molto numerosi.
    4728Giacobbe visse nel paese d'Egitto diciassette anni e gli anni della sua vita furono centoquarantasette.
    4729Quando fu vicino il tempo della sua morte, Israele chiamò il figlio Giuseppe e gli disse: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, metti la mano sotto la mia coscia e usa con me bontà e fedeltà: non seppellirmi in Egitto!
    4730Quando io mi sarò coricato con i miei padri, portami via dall'Egitto e seppelliscimi nel loro sepolcro. Rispose: Io agirò come hai detto.
    4731Riprese: Giuramelo!. E glielo giurò; allora Israele si prostrò sul capezzale del letto.
    4801Dopo queste cose, fu riferito a Giuseppe: Ecco, tuo padre è malato!. Allora egli condusse con sé i due figli Manasse ed Efraim.
    4802Fu riferita la cosa a Giacobbe: Ecco, tuo figlio Giuseppe è venuto da te. Allora Israele raccolse le forze e si mise a sedere sul letto.
    4803Giacobbe disse a Giuseppe: Dio onnipotente mi apparve a Luz, nel paese di Canaan, e mi benedisse
    4804dicendomi: Ecco, io ti rendo fecondo: ti moltiplicherò e ti farò diventare un insieme di popoli e darò questo paese alla tua discendenza dopo di te in possesso perenne.
    4805Ora i due figli che ti sono nati nel paese d'Egitto prima del mio arrivo presso di te in Egitto, sono miei: Efraim e Manasse saranno miei come Ruben e Simeone.
    4806Invece i figli che tu avrai generati dopo di essi, saranno tuoi: saranno chiamati con il nome dei loro fratelli nella loro eredità.
    4807Quanto a me, mentre giungevo da Paddan, Rachele, tua madre, mi morì nel paese di Canaan durante il viaggio, quando mancava un tratto di cammino per arrivare a Efrata, e l'ho sepolta là lungo la strada di Efrata, cioè Betlemme.
    4808Poi Israele vide i figli di Giuseppe e disse: Chi sono questi?.
    4809Giuseppe disse al padre: Sono i figli che Dio mi ha dati qui. Riprese: Portameli perché io li benedica!.
    4810Ora gli occhi di Israele erano offuscati dalla vecchiaia: non poteva più distinguere. Giuseppe li avvicinò a lui, che li baciò e li abbracciò.
    4811Israele disse a Giuseppe: Io non pensavo più di vedere la tua faccia ed ecco, Dio mi ha concesso di vedere anche la tua prole!.
    4812Allora Giuseppe li ritirò dalle sue ginocchia e si prostrò con la faccia a terra.
    4813Poi li prese tutti e due, Efraim con la sua destra, alla sinistra di Israele, e Manasse con la sua sinistra, alla destra di Israele, e li avvicinò a lui.
    4814Ma Israele stese la mano destra e la pose sul capo di Efraim, che pure era il più giovane, e la sua sinistra sul capo di Manasse, incrociando le braccia, benché Manasse fosse il primogenito.
    4815E così benedisse Giuseppe: Il Dio, davanti al quale hanno camminato i miei padri Abramo e Isacco, il Dio che è stato il mio pastore da quando esisto fino ad oggi,
    4816l'angelo che mi ha liberato da ogni male, benedica questi giovinetti! Sia ricordato in essi il mio nome e il nome dei miei padri Abramo e Isacco e si moltiplichino in gran numero in mezzo alla terra!.
    4817Giuseppe notò che il padre aveva posato la destra sul capo di Efraim e ciò gli spiacque. Prese dunque la mano del padre per toglierla dal capo di Efraim e porla sul capo di Manasse.
    4818Disse al padre: Non così, padre mio: è questo il primogenito, posa la destra sul suo capo!.
    4819Ma il padre ricusò e disse: Lo so, figlio mio, lo so: anch'egli diventerà un popolo, anch'egli sarà grande, ma il suo fratello minore sarà più grande di lui e la sua discendenza diventerà una moltitudine di nazioni.
    4820E li benedisse in quel giorno: Di voi si servirà Israele per benedire, dicendo: Dio ti renda come Efraim e come Manasse!. Così pose Efraim prima di Manasse.
    4821Poi Israele disse a Giuseppe: Ecco, io sto per morire, ma Dio sarà con voi e vi farà tornare al paese dei vostri padri.
    4822Quanto a me, io do a te, più che ai tuoi fratelli, un dorso di monte, che io ho conquistato dalle mani degli Amorrei con la spada e l'arco.
    4901Quindi Giacobbe chiamò i figli e disse: Radunatevi, perché io vi annunzi quello che vi accadrà nei tempi futuri.
    4902Radunatevi e ascoltate, figli di Giacobbe, ascoltate Israele, vostro padre!
    4903Ruben, tu sei il mio primogenito, il mio vigore e la primizia della mia virilità, esuberante in fierezza ed esuberante in forza!
    4904Bollente come l'acqua, tu non avrai preminenza, perchè hai invaso il talamo di tuo padre e hai violato il mio giaciglio su cui eri salito.
    4905Simeone e Levi sono fratelli, strumenti di violenza sono i loro coltelli.
    4906Nel loro conciliabolo non entri l'anima mia, al loro convegno non si unisca il mio cuore. Perchè con ira hanno ucciso gli uomini e con passione hanno storpiato i tori.
    4907Maledetta la loro ira, perché violenta, e la loro collera, perché crudele! Io li dividerò in Giacobbe e li disperderò in Israele.
    4908Giuda, te loderanno i tuoi fratelli; la tua mano sarà sulla nuca dei tuoi nemici; davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre.
    4909Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, sei tornato; si è sdraiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa; chi oserà farlo alzare?
    4910Non sarà tolto lo scettro da Giuda nè il bastone del comando tra i suoi piedi, finchè verra colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli.
    4911Egli lega alla vite il suo asinello e a scelta vite il figlio della sua asina, lava nel vino la veste e nel sangue dell'uva il manto;
    4912lucidi ha gli occhi per il vino e bianchi i denti per il latte.
    4913Zàbulon abiterà lungo il lido del mare e sarà l'approdo delle navi, con il fianco rivolto a Sidòne.
    4914Issacar è un asino robusto, accovacciato tra un doppio recinto.
    4915Ha visto che il luogo di riposo era bello, che il paese era ameno; ha piegato il dorso a portar la soma ed è stato ridotto ai lavori forzati.
    4916Dan giudicherà il suo popolo come ogni altra tribù d'Israele.
    4917Sia Dan un serpente sulla strada, una vipera cornuta sul sentiero, che morde i garretti del cavallo e il cavaliere cade all'indietro.
    4918Io spero nella tua salvezza, Signore!
    4919Gad, assalito da un'orda, ne attacca la retroguardia.
    4920Aser, il suo pane è pingue: egli fornisce delizie da re.
    4921Nèftali è una cerva slanciata che dà bei cerbiatti.
    4922Germoglio di ceppo fecondo è Giuseppe; germoglio di ceppo fecondo presso una fonte, i cui rami si stendono sul muro.
    4923Lo hanno esasperato e colpito, lo hanno perseguitato i tiratori di frecce.
    4924Ma è rimasto intatto il suo arco e le sue braccia si muovon veloci per le mani del Potente di Giacobbe, per il nome del Pastore, Pietra d'Israele.
    4925Per il Dio di tuo padre - egli ti aiuti! e per il Dio onnipotente - egli ti benedica! Con benedizioni del cielo dall'alto, benedizioni dell'abisso nel profondo, benedizioni delle mammelle e del grembo.
    4926Le benedizioni di tuo padre sono superiori alle benedizioni dei monti antichi, alle attrattive dei colli eterni. Vengano sul capo di Giuseppe e sulla testa del principe tra i suoi fratelli!
    4927Beniamino è un lupo che sbrana: al mattino divora la preda e alla sera spartisce il bottino.
    4928Tutti questi formano le dodici tribù d'Israele, questo è ciò che disse loro il loro padre, quando li ha benedetti; ognuno egli benedisse con una benedizione particolare.
    4929Poi diede loro quest'ordine: Io sto per essere riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron l'Hittita,
    4930nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron l'Hittita come proprietà sepolcrale.
    4931Là seppellirono Abramo e Sara sua moglie, là seppellirono Isacco e Rebecca sua moglie e là seppellii Lia.
    4932La proprietà del campo e della caverna che si trova in esso proveniva dagli Hittiti.
    4933Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati.
    5001Allora Giuseppe si gettò sulla faccia di suo padre, pianse su di lui e lo baciò.
    5002Poi Giuseppe ordinò ai suoi medici di imbalsamare suo padre. I medici imbalsamarono Israele
    5003e vi impiegarono quaranta giorni, perché tanti ne occorrono per l'imbalsamazione. Gli Egiziani lo piansero settanta giorni.
    5004Passati i giorni del lutto, Giuseppe parlò alla casa del faraone: Se ho trovato grazia ai vostri occhi, vogliate riferire agli orecchi del faraone queste parole:
    5005Mio padre mi ha fatto giurare: Ecco, io sto per morire: tu devi seppellirmi nel sepolcro che mi sono scavato nel paese di Canaan. Ora, possa io andare a seppellire mio padre e tornare.
    5006Il faraone rispose: Và e seppellisci tuo padre com'egli ti ha fatto giurare.
    5007Allora Giuseppe andò a seppellire suo padre e con lui andarono tutti i ministri del faraone, gli anziani della sua casa, tutti gli anziani del paese d'Egitto,
    5008tutta la casa di Giuseppe e i suoi fratelli e la casa di suo padre. Soltanto i loro bambini e i loro greggi e i loro armenti essi lasciarono nel paese di Gosen.
    5009Andarono con lui anche i carri da guerra e la cavalleria, così da formare una carovana imponente.
    5010Quando arrivarono all'Aia di Atad, che è al di là del Giordano, fecero un lamento molto grande e solenne ed egli celebrò per suo padre un lutto di sette giorni.
    5011I Cananei che abitavano il paese videro il lutto alla Aia di Atad e dissero: E' un lutto grave questo per gli Egiziani. Per questo la si chiamò Abel-Mizraim, che si trova al di là del Giordano.
    5012Poi i suoi figli fecero per lui così come aveva loro comandato.
    5013I suoi figli lo portarono nel paese di Canaan e lo seppellirono nella caverna del campo di Macpela, quel campo che Abramo aveva acquistato, come proprietà sepolcrale, da Efron l'Hittita, e che si trova di fronte a Mamre.
    5014Dopo aver sepolto suo padre, Giuseppe tornò in Egitto insieme con i suoi fratelli e con quanti erano andati con lui a seppellire suo padre.
    5015Ma i fratelli di Giuseppe cominciarono ad aver paura, dato che il loro padre era morto, e dissero: Chissà se Giuseppe non ci tratterà da nemici e non ci renderà tutto il male che noi gli abbiamo fatto?.
    5016Allora mandarono a dire a Giuseppe: Tuo padre prima di morire ha dato quest'ordine:
    5017Direte a Giuseppe: Perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro peccato, perché ti hanno fatto del male! Perdona dunque il delitto dei servi del Dio di tuo padre!. Giuseppe pianse quando gli si parlò così.
    5018E i suoi fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e dissero: Eccoci tuoi schiavi!.
    5019Ma Giuseppe disse loro: Non temete. Sono io forse al posto di Dio?
    5020Se voi avevate pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso.
    5021Dunque non temete, io provvederò al sostentamento per voi e per i vostri bambini. Così li consolò e fece loro coraggio.
    5022Ora Giuseppe con la famiglia di suo padre abitò in Egitto; Giuseppe visse centodieci anni.
    5023Così Giuseppe vide i figli di Efraim fino alla terza generazione e anche i figli di Machir, figlio di Manasse, nacquero sulle ginocchia di Giuseppe.
    5024Poi Giuseppe disse ai fratelli: Io sto per morire, ma Dio verrà certo a visitarvi e vi farà uscire da questo paese verso il paese ch'egli ha promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe.
    5025Giuseppe fece giurare ai figli di Israele così: Dio verrà certo a visitarvi e allora voi porterete via di qui le mie ossa.
    5026Poi Giuseppe morì all'età di centodieci anni; lo imbalsamarono e fu posto in un sarcofago in Egitto.